domenica, Maggio 16

ONU, un saudita a monitorare i diritti umani L'idea stessa che l'Arabia Saudita venga incaricata dall'ONU, non solo a rappresentare ma a perorare questioni relative ai diritti umani, è insensata

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L’ONU ha delegato a un funzionario saudita, il rappresentante di una nazione che proprio in questi giorni sta sciorinando pene di morte come fossero caramelle, il potere di determinare, identificare e denunciare gli abusi dei diritti umani a livello internazionale. Se un regno può condannare la propria gente con la pena di morte attraverso la decapitazione, la crocifissione e altre amenità senza batter ciglio, come possiamo aspettarci che i suoi funzionari possano realmente giudicare le violazioni dei diritti umani nelle altre nazioni?

Ma la follia non finisce qui. L’ONU avrebbe offerto all’Ambasciatore Trad questa posizione quale premio di consolazione dopo che l’Arabia Saudita l’aveva candidato come presidente dell’intero Consiglio per i diritti umani formato da tutte le 47 Nazioni. Invece di fare pressione affinché l’Arabia Saudita rispetti le regole, denunciando gli abusi del governo ogniqualvolta e ovunque sorgano, i funzionari ONU hanno invece scelto di andare in cerca dei suoi miliardi di dollari, insabbiando i crimini contro l’umanità in cambio di generosità economica.

Per come la vede il Direttore Esecutivo di UN Watch, Hillel Neuer: «È scandaloso che l’ONU abbia scelto una nazione che ha decapitato più persone dell’ISIS a presidiare una commissione chiave per i diritti umani… I petrodollari hanno surclassato i diritti umani». Sottolineando ulteriormente il proprio sdegno, Neuer ha aggiunto: «Questa candidatura da parte dell’ONU equivale a nominare un piromane a capo dei pompieri, e sottolinea la mancanza di credibilità del Consiglio per i Diritti Umani».

In ogni caso poche nazioni possono affermare di avere una fedina immacolata quando si parla di diritti umani – gli abusi sono tristemente sintomatici della nostra condizione umana, ma eleggere chi si è dimostrato tra i più brutali al mondo per proteggere i principi sui diritti umani è al limite dell’idiozia – se non della criminalità. Forse l’ONU ha dimenticato tutto quello che è successo a Raif Badawi o a Shaikh Nimr Al Nimr, entrambi oggetto di brutali punizioni corporali a causa delle loro critiche al regime? L’ONU pensa veramente di chiudere un occhio nei confronti degli abusi e degli atti di tortura tuttora perpetuati nelle prigioni dell’Arabia Saudita visto che i suoi principi hanno denaro e petrolio da elargire?

L’ONU è forse diventata un’altra associazione schiava della ricca élite mondiale? In tal caso, quale autorità o addirittura quale legittimità può veramente reclamare? Ensaf Badawi, la moglie del blogger Saudita ora imprigionato, non è sorpresa.

In risposta alla nomina dell’Ambasciatore Trad, Ensaf Badawi ha postato sul suo profilo Facebook che questa nomina equivale a ridare “semaforo verde alle barbarità di Riyadh”. Oltre al fatto che Raif Badawi è stato condannato a ricevere 1.000 frustate e scontare 10 anni di prigionia per presunti “insulti all’Islam”, secondo Amnesty International l’Arabia Saudita ha ordinato l’uccisione di 2.200 persone tra il Gennaio 1985 e il Giugno 2015.

L’ONU ha decisamente parecchio sangue sul quale chiudere un occhio… L’Arabia Saudita ha calpestato più diritti umani di quanti il resto del mondo voglia ammettere: limitando la libertà di parola, la libertà di movimento, e naturalmente la libertà religiosa ha costruito un’eredità di sangue e persecuzione. Sarà mai possibile riavere un po’ di onestà nella politica?!

Traduzione di Manuel Marini

 

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