mercoledì, Aprile 21

Onu: 70 anni di errori e speranze Bilancio e prospettive di un’organizzazione che va rafforzata

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Il 2015 segna il 70esimo anniversario della nascita delle Nazioni Unite, la massima espressione normativa del diritto internazionale vigente. Era il 1945 quando i leader dei Paesi usciti vincitori dalla guerra gettavano le basi delle future relazioni internazionali. Ma quell’ordine è ancora valido? Oggi ci ritroviamo con i trattati fermi alle firme dei protagonisti di un tempo, mentre gli scenari cambiano e aumentano le minacce trasversali alla pace e alla sicurezza. Crescono i focolai di instabilità̀ politica, i disordini economici e finanziari, ma anche disastri naturali causati dalla negligenza dell’uomo. Sono queste le luci e le ombre che l’Onu si ritrova a spegnere sulla torta di compleanno: un’organizzazione sempre più paralizzata dai veti incrociati e che oggi merita di essere ripensata e consolidata in funzione di nuovi compiti e di una maggiore responsabilità verso le giovani generazioni.
Mettiamo subito le mani avanti. L’ONU non è certamente diventata la cornucopia di pace che alcuni teorici auspicavano. La vicenda dei Khmer Rossi, la strage di Srebrenica, il genocidio in Ruanda, il conflitto nel Darfur, la Somalia dimenticata e poi la Siria, la Libia, l’Iraq: tante le atrocità e gli insuccessi di cui il Palazzo di vetro porta ancora oggi le ferite.
Ma sarebbe sbagliato demonizzare totalmente il fenomeno. Le Nazioni Unite hanno avuto, in particolar modo nei primi ani di vita, l’indiscusso merito di calamitare a se tutti quei Paesi che si stavano liberavano dall’esperienza coloniale. «La casa dell’umanità», come l’ha definita qualche giorno fa il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, per sottolineare quell’obiettivo nobile del più grande organismo internazionale di essere sempre aperto verso tutti, super partes nei conflitti e solidale negli aiuti umanitari.
Certo, non è tutto oro quello che luccica. Come un camaleonte che cambia aspetto a seconda  delle situazioni, anche i sentimenti di solidarietà dei paesi membri dell’Onu col tempo sono mutati di fronte alle prove più dure. Le discordie sulla storica questione israelo-palestinese; l’invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord; la missione in Congo del 1961, dove peraltro persero la vita tredici avieri italiani; l’esclusione delle Nazioni Unite dalle trattative sulle guerre di Indocina prima e del Vietnam poi. Ma anche i primi veti incrociati opposti da Stati Uniti e Unione Sovietica. Sono alcuni tra i tanti precedenti che hanno finito per sfibrare l’importanza del Consiglio di Sicurezza.
Si ricorderà, a riprova delle tensione maturate nel tempo, dell’emblematica sessione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 1960, quando l’allora ambasciatore americano Henry Cabot Lodge mostrò una cimice che ritrovata sullo stemma degli Stati Uniti affisso nell’ambasciata statunitense di Mosca. Lo strumento (inventato da Leon Theremin) non aveva bisogno di fonti di energia e non usava radiosegnali per trasmettere rendendone, così, molto difficile la scoperta. Tanto che fu posizionato dietro una piccola apertura ricurva del becco dell’aquila all’interno dello stemma e rimase nell’ufficio dell’ambasciatore per ben sei anni prima che qualcuno se ne accorgesse.
Errori, diffidenze, scandali: come quando il leader palestinese Yasser Arafat arrivò all’Assemblea generale del 1974 e pronunciò la frase «Oggi sono venuto con un ramoscello di ulivo e un fucile da combattente per la libertà». Gli scatti dei fotografi immortalarono un’immagine scioccante: mentre stringe le mani sopra la testa, dalla sua giacca sembra uscire la fondina di una pistola, sospetto poi confermato da una delle sue guardie del corpo.
Settant’anni di avvitamento nell’indecisione. E’ accaduto troppo spesso in questi decenni che gli ingranaggi della politica internazionale si siano mossi troppo lentamente rispetto alla velocità richiesta da alcune decisioni. Con il risultato che l’Onu, da organismo di mantenimento della pace è passato ad istituzione presa sotto attacco (si veda la gestione per il recente dramma dell’immigrazione).

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