venerdì, Maggio 14

Ong: superare la frattura

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Mentre cresce il numero di Ong che aderiscono al «Codice di condotta» redatto dal governo italiano (finora, 5 su 9), le ragioni di attori come Medici senza frontiere (MSF) risultano esplicite, in particolare sulla questione dell’indipendenza e dell’imparzialità: l’attività umanitaria, per ragioni costitutive, si distingue dall’attività di polizia nell’applicazione rigorosa di quei principi in ogni contesto di intervento. Anche in merito alla questione della trasparenza di gestione, i bilanci sono pubblici e può essere richiesta, a scopo chiarificatore, qualsiasi integrazione da parte delle istituzioni. Peraltro, proprio una delle ragioni di adesione di Sos Méditerranée è l’aggiornamento del Codice (in forza delle pressioni dell’Ong e dell’intercessione del Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio), che ora prevede l’eventuale presenza a bordo di agenti di polizia senza armi al seguito, oltre alla ripristinata possibilità di trasbordo di persone da una nave all’altra, a condizione che l’operazione sia coordinata dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma.

A fronte dell’attuale calo degli sbarchi e delle criticità legate agli interventi in mare di search and rescue, sorgono domande sulle ragioni delle misure amministrative che formano il citato «Codice», sul carattere umanitario degli interventi e sulla natura della risposta politica alle necessità gestionali generate dalla mobilità di persone da una riva all’altra del Mediterraneo. Ne abbiamo parlato con Nino Sergi, fondatore di Intersos e policy advisor della rete Link 2007.

Dottor Sergi, per la situazione che coinvolge gli attori del soccorso in mare, occorreva un Codice o, come Lei stesso scrive, un «insieme di misure amministrative» finalizzate a un maggiore controllo degli interventi?

Premetto che scrivere, ormai, è una necessità: in tempi di imprecisioni e slogan, da un certo momento in poi, ho deciso di trascrivere tutto. Occorre essere precisi per un problema così complesso: la migrazione, l’accoglienza, salvare vite umane… Quanto alla presunta ‘necessità’ del Codice, dirò solo che non c’è niente di improvvisato nell’attività umanitaria. Sia nel rispetto della legge internazionale del mare che nei rapporti con le amministrazioni nazionali, l’ottemperanza delle Ong agli obblighi normativi vigenti corrisponde in gran parte alla realtà quotidiana dei salvataggi.

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