martedì, Ottobre 19

Ong e Ue: serve un codice di condotta?

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E sulla nuova Guardia costiera europea e il suo ruolo?

La Guardia Costiera europea è nata con il regolamento n. 1624 del 2016 e, in realtà, mantiene la stessa personalità giuridica di Frontex.

Pur se con un aumento di risorse.

Sì e no. In realtà la Guardia Costiera europea non lavora sul Mediterraneo. Si occupa degli aeroporti internazionali, della frontiera dell’Est Europa, dell’Ucraina. Quindi, esiste, ma sul piano operativo ma, come dimostrano le statistiche del 2016, all’avvio di questa Guardia costiera europea è corrisposto un maggior impegno sul fronte dei rimpatri e dell’antiterrorismo, ma dal punto di vista della presenza fisica di imbarcazioni a Nord della costa libica, oggi ne sono rimaste pochissime. Si tratta della parte di costa da cui avvengono le partenze – un lembo di circa 200 km sui 1900 dell’intera costa, presidiato fino allo scorso anno da navi militari italiane e navi di Frontex. Anche Frontex ha scritto due settimane fa di avere cinque navi operative nel Mediterraneo centrale, di cui due italiane, quindi in realtà Frontex ne ha solo tre. Il nostro governo stesso, a Tallin, ha chiesto un maggiore impegno di Frontex, che ha risposto in maniera negativa.

Quale può essere in definitiva il ruolo delle ong, data la necessità di un maggiore impegno di Frontex?

Le ong possono avere un ruolo complementare, ma non sostitutivo. È chiaro che se le navi militari che hanno anche prestato soccorso – come è documentato con Mare Nostrum e anche con Triton nel 2015 – vengono ritirate, si crea un vuoto, colmato per motivi umanitari dalle navi inviate dalle ong. Peraltro, è da ricordare che le ong non hanno finanziamenti pubblici da parte degli Stati, ma vengono finanziate da privati: c’è da evitare qualunque assimilazione – di cui molto si sente parlare – tra le cooperative, che fanno accoglienza, e le ong, che fanno soccorso in mare. Sono entità totalmente diverse, perché le cooperative lavorano su fondi pubblici mentre le ong lavorano su fondi privati, raccolti prevalentemente in Paesi che non sono l’Italia; il più proviene dalla Germania e dalla Francia.

Quindi nessuna possibilità di commistione tra pubblico e privato.

No, non ci può essere una commistione tra finanziamenti pubblici e privati per le ong. Msf ha rinunciato a finanziamenti pubblici con un comunicato stampa, pur potendo ricevere denaro dall’Ue. Le altre ong non hanno finanziatori pubblici. Dal punto di vista operativo, è ovvio che, se le ong sostituiscono un servizio pubblico, la commistione ci possa essere.

E cosa dire sulle polemiche di qualche settimana fa? Si è parlato di aree grigie in relazione all’attività svolta dalle ong…

Non esistono aree grigie nell’attività di chi fa soccorso in mare. Parlare di aree grigie significa sollevare fumo. Bisogna basarsi sui fatti, non sul sentire comune o sul populismo. La maggior parte della popolazione italiana la pensa in un certo modo perché per mesi si è fatto un lavaggio del cervello sulle ong senza far vedere i problemi veri. Ad ogni modo, non vi è alcuna base legale per impedire alle ong di entrare in un porto se non si è firmato un pezzo di carta senza valore di legge, di circolare, provvedimento dell’Ue. Si dia una forma legale a tutto questo, altrimenti possiamo dimenticarci lo stato di diritto.

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