martedì, Giugno 15

Onde gravitazionali: Einstein aveva ragione

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Alla fine aveva ragione lui: nella sua teoria della relatività generale, pubblicata nel 1916, Albert Einstein aveva previsto tutto. A distanza di 100 anni, è arrivata, la conferma che la tesi partorita dalla sua mente geniale è corretta.
Durante la conferenza stampa tenutasi ieri in contemporanea con i ricercatori del Ligo (Laser Interferometer Gravitational-wave Observatory), negli Stati Uniti, e con quelli del Virgo, che hanno cooperato da Cascina (Pisa), presso la sede dell’European Gravitational Observatory, è stato confermato un evento che apre la strada alla visione di un universo come non lo avevamo mai potuto vedere finora e che rivoluzionerà la fisica.
«Si apre un nuovo capitolo dell’astronomia», ha affermato Fulvio Ricci, il coordinatore della collaborazione scientifica Virgo, nel presentare i dati emersi. «Abbiamo osservato il primo evento in assoluto nel quale una collisione non produce dati osservabili se non attraverso le onde gravitazionali prodotte». Che significa?

Facciamo un passo indietro nelle teorie della relatività generale. Einstein aveva ipotizzato che la massa curvi lo spazio-tempo in modo simile a un oggetto posto su un tappeto elastico: questa deformazione viene percepita come gravità. Se la materia in questione è in movimento, allora ci si deve aspettare una perturbazione oscillatoria dello spazio-tempo analoga alle onde che increspano la superficie di uno stagno su cui si sposta un oggetto. Nel campo dello spazio-tempo, queste perturbazioni oscillatorie vengono denominate onde gravitazionali, viaggiano alla velocità della luce e interagiscono in modo quasi del tutto trascurabile con la materia che incontrano.
In teoria, qualunque massa in movimento è in grado di generare delle onde gravitazionali

Il problema consiste nel fatto che la gravità è la più debole delle quattro forze che agiscono in natura e, perciò, è di difficile rilevazione. Quindi, per ottenere un risultato, bisogna che in campo vi siano sorgenti dalla massa di dimensione astronomica. Eventi cosmici estremi, catastrofici come la collisione tra due buchi neri o l’esplosione di una supernova producono un’increspatura nel continuum spazio-tempo: se la velocità della luce è costante e si rileva una impercettibile sfasatura nel risultato atteso, significa che il tessuto elastico dello spazio-tempo è stato deformato. Ed è proprio la situazione che i ricercatori sono riusciti a osservare per la prima volta in modo diretto grazie agli strumenti gemelli Ligo (interferometri laser) che si trovano negli Stati Uniti: i relativi dati sono stati poi analizzati fra Europa e Stati Uniti grazie alla collaborazione tra Ligo e Virgo, dove esiste un altro interferometro laser.

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