giovedì, Maggio 13

Ondata di violenza in Israele: le opinioni interne field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Dal luglio dello scorso anno, gli arresti a Gerusalemme Est sono cresciuti esponenzialmente e una buona fetta di questi hanno riguardato minori. Eppure, i cittadini israeliani sembrano voler ignorare questa realtà. «Fino alle ultime settimane, eravamo in una condizione di profonda negazione», sostiene Seidemann. E prosegue a spiegare perché la situazione ha raggiunto uno stadio senza precedenti. Affronta la questione della Spianata delle Moschee e della trasformazione di quello che è un conflitto nazionale e politico in un conflitto religioso, molto più pericoloso. La minaccia reale o presunta alla sacralità di un luogo, spiega Seidemann, è un potente detonatore di violenza. In altre parole, il controllo esclusivo ed esclusorio su un luogo sacro condiviso mette a repentaglio il pluralismo di Gerusalemme.

Ma c’è anche un altro aspetto, oltre a quello religioso, ed è quello territoriale. L’espansione senza tregua dei coloni continua a infliggere colpi mortali alle prospettive della soluzione dei due Stati. La questione del ricollocamento dei coloni non è affare di poco conto. Esiste un leader, in Israele, capace di (e disposto a) spendere le energie politiche necessarie ad affrontare limpresa?

La realtà quotidiana dell’occupazione non causa solo «l’assoluto e viscerale disgusto per il controllo di Israele». Seidemann porta l’attenzione sull’aspetto demografico degli atti di resistenza dellultimo decennio, guidati per lo più da adolescenti e donne. «È un voto di sfiducia nei confronti dei capi famiglia» incapaci di garantire un futuro.

Seidemann è particolarmente critico dell’attuale Governo. «Ci sono stai momenti, dal 1967, in cui l’occupazione è stata una malattia in remissionec’erano cose che erano sopportabili, e c’era una parvenza di normalitàadesso siamo di fronte a uno stadio d’occupazione, in particolare sotto questo nuovo Governo, in cui l’occupazione sta dando metastasi. È aggressiva e vedi ragazzi di 15 o 16 anni di fronte alla polizia di frontiera che si scoprono il petto, provocatoriamente, come a dire ‘Forza, sparami‘… fondamentalmente dicono ‘Cosa abbiamo da perdere?’è l’assenza totale di ogni senso di speranza o di orizzonte politico».

(C’è un ultimo aspetto che contribuisce all’agonia della soluzione dei due Stati: il disimpegno dell’amministrazione Obama.)

Seidemann non chiama questa ondata di violenza ‘Terza Intifada’, come hanno fatto in molti. Egli si limita a proporre la sua analisi su cosa questa ondata di violenza significhi. La violenza può scemare, l’ondata di piena ritirarsi, ma «gli intervalli tra un’eruzione o conflagrazione e l’altra saranno sempre più brevi, e ogni tornata sarà più convulsa e violenta. Questo è quello che ci aspetta».

 

SHULMAN: LA MALATTIA D’ISRAELE

David ShulmanShulman descrive l’atmosfera di Gerusalemme in quest’autunno di violenza e paura. Un profondo e diffuso senso di insicurezza, «di pericolo imminente, casuale, episodico, completamente imprevedibile». I servizi di sicurezza sostengono che la situazione peggiorerà. Ma la situazione, dice Shulman, «è il naturale e inevitabile risultato del mondo di Netanyahu». Egli accusa il Primo Ministro e il portavoce del Governo di sobillare un nazionalismo fanatico che non fa che contribuire all’atmosfera di paura e odio di questo periodo.

D’altra parte, ricorda a sua volta Shulman, la violenza esplosa a Gerusalemme è da mettere in relazione con la presunta minaccia alla Spianata delle Moschee, inclusa l’irruzione nella moschea di al-Aqsa alla ricerca di armi ed esplosivi. D’altra parte, sostiene Shulman, esistono frange ebraiche estremiste -guidate da personaggi come Moshe Feiglin (ex deputato alla Knesset) o esponenti del Governo come Miri Regev (Ministro della Cultura e dello Sport) e Tzipi Hotovely (vice Ministro degli Esteri)- che incitano all’odio e cercano di stabilire una presenza ebraica permanente sulla Spianata delle Moschee. Questa situazione ricorda da vicino la provocatoria passeggiata di Ariel Sharon che ha scatenato la Seconda Intifada (2000).

Shulman è molto critico non solo dellestablishment israeliano, ma anche della società israeliana in generale. «La maggior parte degli Israeliani si mostra sorpreso di fronte alla corrente ondata [di violenza]. Apparentemente, non hanno mai pensato che non si può occupare le terre di un altro popolo per mezzo secolo, negandogli i diritti umani elementari, privandoli di ogni diritto e umiliandoli, demolendo ripetutamente le loro case e villaggi, intimidendoli e persino uccidendoli impunemente, senza incontrare, prima o poi, una furiosa resistenza».

«Sono passati più di dieci anni dalla Seconda Intifada, abbastanza perché una nuova generazione di Palestinesi sia emersa, traumatizzata dall’occupazione, testimoni dell’impietosa appropriazione di terre [land-grab, nell’originale] per i coloni israeliani», prosegue Shulman, prima di portare un feroce attacco personale a Benjamin Netanyahu. Il Primo Ministro israeliano è malato, sostiene Shulman, soffre di un disturbo paranoide, e la sua visione della guerra eterna caratterizza la vita stessa di Israele. «Fedeli alla loro ottica ristretta, il governo e l’esercito reagiscono alla violenza con violenza ancora maggiore. C’è un familiare proverbio ebraico [che recita]: ‘Se la forza non funziona, usa più forza’».

Quella di Shulman è una denuncia sociale e politica, che avverte sulle potenziali, devastanti conseguenze di un atteggiamento come quello adottato dal Governo israeliano e sposato da una fetta importante della società israeliana. Dopo tutto, afferma, «oggi, Israele ha il controllo su alcuni milioni di Palestinesi, la stragrande maggioranza dei quali sono civili pacifici che desiderano avere il tipo di vita normale che gli Israeliani hanno o credono di avere», mentre nella realtà sperimentano il terrore di Stato, fatto di espropriazioni, demolizioni e violenze. «È facile cadere nella disperazione o in qualcosa di ancora peggiore, come un tetro torpore senza via d’uscita».

Abbiamo scelto queste due voci perché sono due voci interne. Non sono due voci palestinesi. Sono due voci israeliane. Chi meglio di loro può fornire una critica puntuale ed accurata di Israele stesso?

Siamo abituati alla violenza in Israele-Palestina. I Palestinesi sono abituati alla violenza. Gli Israeliani sono abituati alla violenza. Una routine terrificante. Quando questa violenza raggiungerà il punto di non ritorno? Secondo Seidemann e Shulman, presto.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->