domenica, Agosto 1

Ondata di arresti in Cisgiordania e Gerusalemme Est Due palestinesi uccisi a Hebron dopo una tentata aggressione

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Fonti internazionali (tra cui Afp) concordano nel riferire di un’operazione di arresti su larga scala condotta dall’esercito israeliano nella serata di ieri in varie località della Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Sono stati così catturate centinaia di persone tra attivisti e membri di gruppi di opposizione tra cui anche Hamas.
A Gerusalemme est, una manifestazione partita nella giornata di ieri dall’università di Al-Quds è stata violentemente repressa dalle forze di sicurezza con colpi d’arma da fuoco, gas lacrimogeni e proiettili di gomma, che hanno ferito nove ragazzi: a confermarlo è l’organizzazione per i diritti umani Palestine Red crescent Society. Anche in questo caso vari attivisti e dimostranti sono stati portati via in manette.

Intanto sta facendo il giro della rete una fotografia che ritrae un agente di polizia israeliana, intento a lavorare e a bere un caffé, mentre alle spalle giace il corpo ormai senza vita di una giovane palestinese di 17 anni.

Altri due palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane dopo che avevano tentato di aggredire due coloni nella città di Hebron in Cisgiordania. Lo riferiscono fonti palestinesi e israeliane secondo cui il secondo dei due attacchi sarebbe avvenuto in ‘Shuhada Street’ (la via dei martiri, ndr) non lontano dall’insediamento illegale di Beit Hadassah.
Il primo attacco, questa mattina, si era consumato invece vicino ad un luogo santo per ebrei e musulmani, nella città vecchia: la tomba dei Patriarchi o Moschea di Ibrahimi, un luogo teatro di numerosi attacchi simili nelle ultime settimane.
I due giovani uccisi si chiamavano Farouk Abdel Qader Omar Sidr, di 19 anni e Mahdi Mohammad Ramadan al-Muhtasib, di 23. Nel mese di ottobre 60 palestinesi sono stati uccisi nel distretto di Hebron, cinque dei quali erano bambini.

Oggi, l’organizzazione non governativa Amnesty International ha denunciato «una serie di uccisioni illegali di palestinesi da parte delle forze armate israeliane, che hanno fatto ricorso all’uso intenzionale di forza letale senza giustificazione».
L’organizzazione precisa di aver investigato su alcuni incidenti avvenuti a Gerusalemme est e in Cisgiordania e di aver appurato che – in almeno quattro episodi recenti – vittime palestinesi sono state uccise dalle forze di sicurezza israeliane malgrado «non rappresentassero per loro alcun pericolo».

Ieri, anche il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, da Ginevra ha chiesto all’Onu di creare un regime speciale per la protezione del popolo palestinese. «Un intervento forte e decisivo, un regime speciale di protezione internazionale», ha detto Abbas aggiungendo di non voler più «perdere tempo con negoziati fini a se stessi» senza che si ponga fine all’occupazione».

L’ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon, ritiene che non si possa parlare di Terza Intifada e che, anzi, le violenze «siano sempre più limitate». «Nessuna delle parti in campo la vuole», ha detto ad un Forum dell’ANSA con il direttore Luigi Contu. Rimane, però a suo avviso, un punto interrogativo: l’atteggiamento dei giovani palestinesi nati e cresciuti in una «cultura dell’odio». E inoltre: «Chi si appresta ad accoltellare un militare o un civile israeliano non può pensare di uscirne vivo» ha spiegato l’ambasciatore, «Non vi è alternativa».

 

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