martedì, Giugno 15

Omicidio JFK, caso sempre aperto 22 novembre 1963, John Fitzgerald Kennedy viene ucciso dall’ex-marine Lee Harvey Oswald

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Una giornata di fine novembre di cinquantacinque anni fa la città texana di Dallas è stata il centro del mondo per la visita e l’uccisione dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy.
Le motivazioni di questo impegno ufficiale, pur essendoci stati dei segnali d’allarme della sicurezza presidenziale, ravvisate nei giorni precedenti, hanno avuto la priorità sui potenziali rischi,  favoriti, anche, dalle deboli misure di protezione previste; un esempio di ciò è stato l’accondiscendere del Presidente stesso nel non volere implementare alcune basilari misure di sicurezza come la presenza della capote sulla macchina presidenziale, il vietare alla scorta la possibilità di utilizzare le sirene e nel non prevedere l’affiancamento dell’auto stessa da parte degli agenti di Polizia in motocicletta.

Dallas in quel preciso periodo storico era un luogo molto ostile e pericoloso. Nei giorni precedenti erano apparsi volantini nei quali era stata riportata la frase ‘wanted for treason, ‘ricercato per tradimento’, riferito a JFK, era la mattina della visita è stato definito sulla stampa locale come traditore.

Pur essendo cosciente del rischio esistente, Kennedy diede la priorità allo scopo del viaggio, e nello specifico, i suoi obiettivi sono stati di: ricercare capitali per la campagna elettorale presidenziale; ottenere consensi per la seconda elezione che sarebbe dovuta avvenire nel 1964 (essendo calato nell’ultimo periodo il suo indice di gradimento elettorale; per compensare ciò avrebbe dovuto consolidare la sua posizione in Texas e in Florida); tentare una tregua tra i leader del partito democratico texano, in lotta tra loro.

Il percorso originario è stato variato all’arrivo del Presidente; il corteo è partito dall’Aeroporto di Dallas, giungendo, alle ore 12:30 locali, in Dealey Plaza, dove si trova il Deposito Libri della Texas School, e dal quale, attraverso una finestra del sesto piano, Lee Harvey Oswald ha sparato al corteo presidenziale uccidendo JFK, con un fucile di fabbricazione italiana, il Mannlicher Carcano 91/38, acquistato poco tempo prima per corrispondenza. L’attentatore è stato catturato nella stessa giornata, sostenendo, però, fin da subito di essere un capro espiatorio. Il giorno dopo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, nei locali della Polizia di Dallas, da parte di Jack Ruby, un fanatico che a suo dire ha voluto vendicare l’assassinio del Presidente.

Subentrato a Kennedy, alla Presidenza degli Stati Uniti, il suo vice, Lyndon Johnson, ha subito formato una Commissione di inchiesta per investigare sulla morte di JFK al fine di arrivare a delle conclusioni certe.

La Commissione Warren  -dal nome del Presidente della medesima, Earl Warren, Presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti-, avrebbe poi stabilito che il solo responsabile dell’omicidio era Oswald. La Commissione (che produsse un rapporto di 50.000 pagine) arrivò a tale conclusione in considerazione del temperamento dello stesso soggetto: psicolabile, mitomane e filo-castrista. Sarebbe voluto diventare famoso con questa uccisione. Una conclusione tutt’altro che chiara ed esaustiva, che ha lasciato molti dubbi e lati oscuri, sia per le dinamiche che per le ragioni. Ha sicuramente favorito, a livello generale, il proliferare di teorie complottistiche.

Nel corso degli anni non sono mancate sia polemiche che rivisitazioni. Negli anni ’70 una nuova Commissione (la House Select Committee on Assassinations) si trovò d’accordo su alcune conclusioni della Commissione Warren, ma non sulle tempistiche d’azione di Oswald. Le commissioni hanno ritenuto come unico colpevole Oswald. Secondo i sostenitori delle teorie del complotto, il Presidente sarebbe stato ucciso per tutta una serie di motivi che vanno da ricercare nella criminalità organizzata, nel KGB, in Castro, nelle lobby delle armi e nelle compagnie petrolifere. Il lavoro delle due commissioni non chiarisce, in modo inequivocabile, molti fattori legati alla balistica.

Dalla desecretazione dei file classificati, voluta dal Presidente Donald Trump, il 26 ottobre 2017, sono emerse molte informazioni aggiuntive, ma che non hanno fatto chiarezza sulle reali motivazioni e sulle dinamiche dei fatti.
Nello specifico, attraverso la nuova documentazione siamo venuti a conoscenza del fatto che, secondo un memorandum del direttore dell’FBI dell’epoca, John Edgar Hoover, la sede di Dallas dell’FBI aveva ricevuto una telefonata anonima, nella giornata dell’attentato, secondo la quale un gruppo organizzato avrebbe voluto organizzare l’omicidio di Oswald; a seguito di ciò, l’FBI avrebbe ricevuto garanzie dalla Polizia di Dallas circa la sicurezza dell’indagato; garanzia che, infine, non si è rivelata reale, in quanto, il giorno seguente Oswald è stato ucciso nei locali della Polizia stessa. Hoover, ha espresso, all’interno del memorandum, la convinzione di temere la nascita di teorie complottistiche a seguito dell’uccisione di Oswald.

In un  documento prodotto dalla CIA, è riportata la soddisfazione delle istituzioni cubane per l’omicidio di JFK, in quanto ritenuto un nemico del popolo cubano. Da indagini condotte a Cuba da parte di agenti statunitensi, in periodi successivi all’evento, si è potuto constatare il non coinvolgimento della Nazione.

Intercettazioni ambientali, precedenti l’assassinio, collocano Oswald presso l’ambasciata sovietica a Città del Messico per un colloquio con un agente del KGB, con il quale si è mantenuto in contatto telefonicamente.
Molta documentazione resa nota mette parla di progetti della CIA per eliminare capi di Stato scomodi, come ad esempio Fidel Castro, ed altri legati a regimi di stampo comunista, sia in Sud America che in Asia. Viene trattato anche il fatto di finanziamenti a organizzazioni per la lotta, anche armata, contro il comunismo.

Secondo alcuni di questi documenti, tra i sospetti dell’FBI, oltre a Oswald, c’è stato J.D. Tippit, un poliziotto texano di idee conservatrici, da questi assassinato poco dopo l’omicidio del Presidente. Un informatore dei federali, H. Theodore Lee, ha sentito dire da alcuni frequentatori di un’associazione favorevole a Castro, che Tippit avrebbe sparato il colpo mortale, e che lui,  Oswald, e Ruby (l’omicida dello stesso Oswald), si sarebbero visti giorni prima dell’assassinio. Una serie di documenti su Tippit sono di indubbio interesse.

Nel 1979 una ennesima Commissione parlamentare ha indagato sull’omicidio, arrivando alla conclusione che il Presidente sarebbe stato assassinato a seguito di una cospirazione, senza, però, fornire documentazione probatoria attestante la tesi. È stato escluso il coinvolgimento di Cuba, dell’Unione Sovietica, della malavita organizzata e di elementi deviati dell’Intelligence. La responsabilità è stata attribuita a potenziali singoli individui legati ad organizzazioni non individuate ma che avrebbero agito autonomamente.

Ufficialmente le commissioni di inchiesta parlamentare hanno attribuito la responsabilità del fatto a Oswald, ma le dinamiche e le circostanze ravvisate all’epoca e successivamente, fino ad arrivare al 2017 (anno in cui è stata divulgata una serie di documentazione classificata), non hanno fornito importanti contributi risolutori. Molte delle domande su quel novembre 1963 rimangono sempre senza risposta.

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