venerdì, Maggio 14

Ombre cinesi sulla Volkswagen field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Un giorno, nel bel mezzo della calura e mentre ero in taxi andando nel vecchio scalo aeroportuale internazionale di Bangkok, oggi scalo per le linee interne, il Don Mueang Airport, nell’abitacolo con i finestrini aperti, in quella specie di forno micro-onde, chiedo al taxista: “Ma come mai a Bangkok non ci sono auto italiane o europee?”. Il taxista, loquace anch’egli, mi risponde con molta semplicità: “Qui da noi non vanno bene, fa troppo caldo. Ecco perché se dobbiamo comprare auto straniere, compriamo auto giapponesi. Le auto europee non resistono alle nostre temperature. Le uniche auto europee che qualche volta si vedono in Thailandia sono le Mercedes ma si tratta di roba rara”. In effetti, considerando che sui prodotti importati in Thailandia vi sono dazi doganali altissimi, il costo finale di un’automobile europea diventa davvero proibitivo. Le Mini Rover-BMW sono simbolo di status ma se le possono permettere solo quelli che appartengono a classi realmente agiate, nulla più di questo.

Oggi ripenso a quel dialogo col taxista che mi portava in aeroporto e mi chiedo cosa pensi delle auto tedesche, alla luce del recente scandalo che riguarda la Volkswagen, un altro marchio automobilistico tedesco certo famoso in tutto il Mondo. Ed oggi così tanto vituperato. Il paradosso è che l’Unione Europea impone alla Thailandia degli stretti limiti nella produzione e commercializzazione di prodotti – soprattutto in campo alimentare – pena il mancato acquisto dei prodotti thailandesi. E’ la ‘risposta’ europea ai dazi doganali alti applicati in Thailandia a protezione dell’economia interna. Venire a sapere che un noto marchio automobilistico europeo, tedesco soprattutto, cioé con un indice di affidabilità meccanica notoriamente di ordine superiore, abbia barato sui dati relativi all’inquinamento (fattore spesso imputato negativamente agli asiatici), depone molto sfavorevolmente. E non solo per quel che riguarda i tedeschi, la vicenda – infatti – esplica un effetto-alone negativo anche su tutta l’Unione Europea, una entità geopolitica che ha innalzato ovunque e su ogni tematica dei paletti altissimi ed ha sollevato il ponte levatoio burocratico a propria difesa praticamente fin dall’atto fondativo. Ora è giunto il momento di verificare l’entità dei danni, sia di immagine, sia in termini di campagne pubblicitarie alle quali ovviamente oggi non crede più nessuno e soprattutto in termini di mancata allocazione e vendita del prodotto.

Quello della Thailandia è solo un esempio. La Volkswagen, infatti, vende in tutta l’Asia e l’area di vendita più estesa e con i maggiori margini di crescita è quella che fino a pochi giorni fa era considerata la vera frontiera del futuro in termini di vendite automobilistiche, ovvero la Cina. Il gigante asiatico oggi malato ma pur sempre una delle principali entità economiche mondiali e della quale dover pur tener conto che lo si voglia oppure no.

Lo scandalo vero e proprio che ha colpito la Volkswagen AG, a causa dei dati taroccati sull’inquinamento in termini di emissioni reali da motori diesel disvelato dagli Stati Uniti, è certamente da annoverare nell’ambito della guerra commerciale ma altrettanto certamente è un attacco all’immagine del marchio automobilistico tedesco e un chiaro attacco in termini di vendite in relazione al vastissimo mercato potenziale ed attuale in terra cinese. La Cina, infatti, è il mercato –nello scenario globale- più grande per la Volkswagen AG stessa.

La Casa Automobilistica tedesca ha affermato lo scorso martedì che 11 milioni di veicoli diesel in tutto il Mondo sono coinvolti nei test sull’emissione di sostanze inquinanti effettuati negli Stati Uniti. Nel corso dello sviluppo dell’inchiesta, il Capo dell’Ufficio Esecutivo Martin Winterkorn ha annunciato le sue dimissioni poi avvenute mercoledì scorso. Il Gruppo Volkswagen China ha subito affermato di non voler rilasciare alcun commento a riguardo e la sua società collegata FAW-Volkswagen ha aggiunto Giovedì che i veicoli prodotti dalle sue strutture e le vendite non hanno avuto alcun tipo di coinvolgimento o effetto.

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