giovedì, Luglio 29

Oltre la furia iconoclasta della superficialità parolaia di populisti e sovranisti La sinistra e la destra in politica esistono ancora, sono una necessità per ogni Paese civile

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Come ho scritto ieri, grazie in particolare alla crisi, almeno apparente, del 5S, le cose a livello di Governo non sono esattamente all’acqua di rose.
Una parola sulla ‘crisi, dunque.

A mio parere (e lo dico con dispiacere, lo avete ben letto in precedenza!) la crisi dei 5S è ancora tutta da verificare, anzi (azzardo una previsione che magari sarà smentita tra una settimana in occasione delle elezioni in Basilicata) magari ci sarà un rimbalzo. E sì, perché è molto probabile che, visti i disastri in Abruzzo e Sardegna, i 5S si diano da fare per inventarsi qualcosa, ma è anche possibile che, una volta di più, gli elettori italiani abbiano di quelle ‘reazioni’ non impossibili, di sostegno di simpatia per chi sembra traballare. A parte il fatto che anche il solo fingere di rimescolare le carte, talvolta basta a rinfocolare le simpatie.
Insomma, prima di intonare il requiem, io aspetterei un po’.

Sulla linea di quanto dicevo ieri, non è affatto da escludere che intanto ci sia qualche reazione preventiva, se già non è cominciata. Ieri accennavo all’improvviso risveglio di Giovanni Tria, che parlando a suocera perché nuora intenda, cercava di spiegare che gli impegni si mantengono. Bene, era ora. Ma, a parte il fatto che la reazione stizzita del concentrato Danilo Toninelli non lascia sperare molto, sarebbe interessante se il medesimo Tria ci volesse spiegare perché non lo ha fatto fino ad oggi.
Direte: non poteva, era ‘sotto schiaffo’, Luigi Di Maio & co. erano molto forti e strabordanti affacciati a quel balcone a sbraitare di avere abolito la povertà, Salvini non era ancora certo di avere il bastone del comando in mano (ma ne siamo poi così certi?) e insomma la forza di Tria era molto ridotta. Vero, esatto, ma: Tria era ed è pagato (uso questa espressione volgare, così mi si capisce meglio, pur sapendo che parlare di soldi non è elegante) dal popolo italiano tutto, sottolineo tutto perché Tria lo pagano sia i 5S che i leghisti che tutti, ma proprio tutti, gli altri che pagano le tasse … stranieri inclusi, per fare il suo lavoro nell’interesse degli italiani non solo di Di Maio e Salvini e quindi aveva il dovere -sì il dovere- di dirle prima certe cose o magari tornarsene all’Università a dire agli studenti le cose che solo oggi ricorda di dover dire.
Ma va bene, si sa, queste cose non usano in politica, dove conta solo il potere e la parola dimissioni è sconosciuta.

Sta in fatto che oggi, da un lato si ricorda che rispettare gli accordi è indispensabile (e quindi il TAV si deve fare, bello o brutto che sia) e dall’altro si usano i soliti mezzucci per scalciare sotto il tavolo e fare dispetti. E quindi si legge sui giornali dei vari decreti o quel che sia, bloccati nel cassetto di Tria, per impedire o ritardare la nomina di quello o di quell’altro, a quello o a quell’altro incarico.
Pare che su alcune di quelle nomine vi siano perplessità, sia da parte degli alleati di Governo, anzi i contraenti, sia da parte di singoli Ministri (Tria ad esempio) e loro uffici e strutture poco entusiasti di certe nomine proposte dall’uno o dall’altro.
Sarebbe, però, forse, opportuno ricordare a Tria, a Salvini, a Di Maio, e a chi più ne ha più ne metta, che innanzitutto senza quelle nomine i rispettivi uffici e istituzioni non possono funzionare o funzionano male (e l’obiezione che con le nomine funzionerebbero peggio, non basta a giustificare il ritardo), ma specialmente che sarebbe utile, interessante, doveroso che dei pro e dei contro, delle opportunità o inopportunità di certe nomine, e dei motivi per i quali la composizione di certi uffici cambia o è cambiata, tutti gli italiani potessero essere informati e, magari, potessero anche partecipare e capire e quindi condividere o non condividere. Lo Stato è anche degli italiani, o no?

Insomma, se questo è il Governo dei populisti (oltre che dei sovranisti), che ne direste di coinvolgere, nella chiarezza e, per usare una parola che piace molto al vostro premier biliardista, in modo ‘franco’, anche gli italiani nelle vostre discussioni, nei vostri litigi, nelle vostre scazzottate? A furia di rinviare, mascherare, truccare, sopire va a finire che, come direbbe Branduardi «il gioco si porta via rotolando la vita mia», anche se forse è vero che «per ogni geometria tic-tac,tic-tac ci vuole fantasia».
Solo per capire, perché Tito Boeri non andava bene? quali sono i meriti di Pasquale Tridico? perché creare un Consiglio di Amministrazione aumentando così i costi? Eccetera. Ma non illudiamoci, nulla del genere accadrà.

Ma allora, sarebbe lecito pensare che, dall’altra parte, da quella del PD, dovrebbe esserci più spazio, più movimento, qualche probabilità in più di tornare sulla scena, uscendo anche lì dalle scazzottature continue, dai colpi bassi, dagli oracoli e dai veti calendiani e roba del genere.
Anche lì, di nuovo forse mi sbaglio di grosso, in entrambe le elezioni si è visto che qualcosa si muove. Io non sono un brillante analista politico e meno che mai un sondaggista, ma a me è parso che gli elettori abruzzesi e sardi abbiano voluto dare un segnale, contenuto, quasi riservato, per dire (in entrambi i casi i non votanti sono molti e non perché siano paralitici) ‘beh, ci siete ancora? Se ci siete battete un colpo. Siete capaci di smetterla di parlare di Renzi e dei suoi genitori, e di baloccarvi tra giovani turchi, belle fanciulle, e imprenditorelli di Via Veneto? Insomma, siete ancora capaci di parlare di politica e non difedeltàa questo o quel leader?’.
Anzi, aggiungerei, siete capaci di smetterla di definirvi leader di questo o di quello e mettervi a lavorare sul serio?, con competenza, con rigore; siete capaci a predisporre un piano di ripresa del vigore e dell’onore (sì, dell’onore) di questo Paese, e di smetterla (non diversamente dagli altri, sia chiaro) di depredarlo, mentre parlate a vanvera di un luminoso futuro sempre più lontano e improbabile?

Mi sbaglierò, ma con buona pace di Davide Casaleggio e di Luigi Di Maio, con migliore pace del ridicolo sovranismo di Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti (e taccio sul mitico Claudio Borghi) la sinistra e la destra in politica esistono ancora. Magari non si chiamano o non si chiameranno più così, ma la vera sinistra e la vera destra esistono e sono una necessità per ogni Paese civile, specie se competono civilmente e si alternano, ma lealmente non odiandosi ma proponendosi reciprocamente ricette diverse e discutibili e perfino sintetizzabili, superando la fase belluina che abbiamo visto nel passato (e purtroppo oggi, nella furia iconoclasta della superficialità parolaia) in cui chi arrivava al potere si preoccupava solo di distruggere ciò che aveva fatto chi lo aveva preceduto … beh, oltre ad accaparrarsi quante più ‘posizioni di’ potere possibile, naturalmente.
Il linguaggio, i metodi, i fini ultimi sono cambiati in tutto o in parte, ma la destra e la sinistra esistono e sono vitali ed essenziali, se si riesce ad uscire da questa melassa di frasi fatte, di slogan, di corsa al proprio interesse, non di classe, ma di gruppo, di consorteria, di ‘famiglia’, di parole, parole, parole… –«gli alberi di Roma cadono perché piantati durante il fascismo», parola di Virginia Raggi, ma si può andare avanti così?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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