martedì, novembre 13

Oltre il G7: quello che i leader mondiali non vedono

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Un bambino di 10 anni, magrebino, si sta spegnendo in un hospice italiano, un tumore non gli lascia scampo. La sua famiglia, straziata ma estremamente dignitosa, si è affidata agli operatori della struttura, e questi ripagano tanta fiducia trattando il bambino come la pietra più preziosa.

Ne nasce un rapporto che scavalca appartenenze e religioni, impigliandosi sull’unico valore, la vita, in grado di permettere a tutti noi di sperare in un cambio di marcia radicale. Necessaria, anzi indispensabile, come ci racconta l’esito del G7 di Taormina, carico di messaggi che riportano la nostra specie su una china pericolosa. Un summit influenzato da un uomo primitivo, involuto, incapace di andare oltre la banalità, né più né meno che un mercante. Peccato sia il leader del Paese più potente del mondo. La tutela dell’ambiente è un’idea fastidiosa, un’interferenza nei pensieri grossolani di un uomo grossolano, che al massimo può cedere sul tema del protezionismo, cose che riguardano il commercio, il resto non conta. Come per i bambini piccoli esiste solo il pensiero concreto, niente astrazioni, molto presente e niente futuro, perché l’ambiente è il futuro.

Domenica mattina presto, all’indomani della fine del vertice siciliano, atterravo a Linate, dal finestrino potevo vedere distintamente la striscia di smog che sovrastava la città, sporcando l’azzurro del cielo. Ho scattato un paio di foto, una delle quali correda queste riflessioni. Se non cambieremo le cose il Pianeta non avrà scampo, ma occorrono leader diversi, nonché elettorati meno incoscienti. Nemmeno la disperazione può giustificare l’esito delle presidenziali americane.

È devastato nel corpo, ma sempre gentile, mi ringrazia tutte le volte che faccio qualcosa per lui, eppure sa che indietro non si torna, oramai è questione di giorni”. Mi dice un operatore che segue il bambino all’hospice. La sua famiglia è molto povera, il papà non lavora e ci solo altri tre fratellini, il più grande ha 12 anni. Pochi giorni fa, il piccolo si è rivolto al fratello maggiore, voleva sapere se stava per morire. L’altro è rimasto in silenzio per qualche istante, poi ha risposto: “Non è brutto morire, starai in un posto migliore e potrai avere anche il tablet che desideri così tanto.  La mamma, malgrado gli altri tre figli da accudire, non lo abbandona un istante, spesso gli fa ascoltare sul telefonino delle litanie coraniche, che pare abbiano un grande effetto sullo spirito di chi sta per lasciarci.

Nelle stesse ore in cui gli operatori di quella struttura, cercavano di regalare al bambino, magrebino e musulmano, un congedo amorevole e dignitoso dalla sua breve vita, gettando un ponte d’acciaio con la sua famiglia, il G7 esibiva le cafonate del magnate americano e il soprabito da 51 mila euro di sua moglie. Pochi giorni prima a Manchester succedeva quello che tutti sappiamo e nel Mediterraneo si registrava l’ennesima strage degli innocenti.

Per il mondo e per il suo destino sono valsi più gli sforzi del personale di quell’hospice che lo sfarzoso e costosissimo G7. All’incultura della politica, sempre presa dalle ragioni dei leader e della loro spasmodica ricerca di consenso nei propri recinti nazionali, atteggiamento che li rende ciechi alle tragedie quotidiane del Pianeta, medici e infermieri di quella struttura sanitaria italiana oppongono argomenti che possono rimettere in gioco un progetto di vero progresso per il nostro futuro, l’altruismo e la solidarietà, il primato della vita su quello delle appartenenze.

Nella logica del Presidente americano, il bambino di quel centro per le cure palliative appartiene al campo nemico, ma soprattutto ad una civiltà minore, per questo crede che tutti i diritti di questo mondo riguardino suo figlio, già agghindato in modo innaturale, e ai suoi connazionali. ‘Prima l’America’ è uno slogan stupido, potrebbe costargli più di una guerra persa.

Lo stesso operatore che mi racconta le ultime ore del bambino morente, parla del suo orgoglio, che lo porta a non chiedere aiuto, quasi non volesse dare fastidio, della consapevolezza su ciò che lo attende, della sua grande intelligenza e sensibilità. Suo fratello, lo stesso che cercava di sedare la paura della morte di quella creatura, vuole diventare medico, forse toccato dalla sorte del fratello, forse ammirato dall’applicazione dei medici italiani al capezzale dello stesso. Comunque sia è di questo che abbiamo bisogno, di un ritorno alla ragione per la quale esiste la politica, ossia la persona umana, ma la politica è indietro, mossa da interessi che poco coincidono con quelli degli esseri umani. In questo senso il G7 è stato un discreto fallimento, perché si è parlato di tutti gli interessi possibili, meno che di quelli della persona, che fanno a pugni con gli altri, profitto e sviluppo economico, i veri, unici, padroni della Terra.

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