domenica, Ottobre 24

Oltre i figli della terra field_506ffb1d3dbe2

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Udhav Thakrey figli della terra

Mumbai è la capitale finanziaria dell’India, ma è anche la capitale della provincia occidentale di Maharashtra, oggi governata dal Congress Party, e in cui a breve si celebreranno le elezioni. Il BJP, che in questo momento sta governando il paese sotto la guida del primo ministro Narendra Modi, vorrebbe ardentemente conquistarne la leadership insieme al suo alleato provinciale, lo Shiv Sena. Lo Shiv Sena è un partito regionale noto per le sue posizioni di estrema destra con una visione di centro; possiede una struttura organizzata in cellule con molta forza a Mumbai. Lo Shiv Sena, come molti partiti regionali dell’India, è a conduzione familiare. Il suo fondatore, Bal Thackerey, è morto lo scorso anno, ma già prima della sua morte il partito era diviso a tal punto che suo nipote Raj Thackety aveva operato una scissione al fine di creare un proprio partito chiamato MNS. La causa della ribellione è stata la decisione di Bal Thackerey di affidare la guida del partito a suo figlio Udhav Thakrey.

Nonostante ciò, i due cugini sono entrambi piuttosto popolari e la loro base principale di sostenitori è formata dalle persone che pensano che lo Stato di Maharashtra appartiene ai marathas, la comunità dominante. Secondo loro, in tutta la provincia, in particolare a Mumbai, il controllo nel lavoro, nell’educazione e nel controllo delle risorse è esercitato da gente proveniente da altri Stati dell’India. Esprimono il loro risentimento soprattutto contro le persone provenienti dall’India del Nord, dagli Stati di Uttar Pradesh e Bihar. Ora che le elezioni sono vicine, hanno riacceso la la cosiddetta lotta dei “figli della terra”.

Di norma, l’espressione “figli della terra” è considerata dispregiativa poiché implica un “allontanamento” dalla tendenza dominante all’unione nazionale. Tuttavia, un tale giudizio sarebbe riduttivo. Al di là del tradizionalismo, alcune dimensioni del fenomeno dei “figli della terra” sono positive e, se considerate sotto una certa luce, promuovono la causa dell’integrazione nazionale. È solo quando tali dimensioni sono considerate in modo sprezzante che tale fenomeno compie una virata negativa verso la disintegrazione della nazione. Da molti anni il Bihar esporta forza lavoro in molte parti del Paese e le sue classi medie e medio-basse, nel corso degli anni, si sono dedicate principalmente ai “concorsi pubblici”. I bihari si sono notevolmente distinti non solo negli esami per l’amministrazione pubblica nazionale, ma anche nelle commissioni dei servizi pubblici di altri Stati. Tuttavia, quando il lavoro appartiene alla categoria inferiore, la situazione diviene più complessa. La manovalanza di bihari costituisce circa il 30% degli abitanti dei bassifondi di Delhi. È una componente importante del successo agricolo ottenuto nello Stato di Punjab, nell’India del Nord. Nelle fabbriche di Tamil Nadu e negli stabilimenti industriali di Gujarat (Tamil Nadu si trova nella parte meridionale dell’India e Gujarat in quella occidentale – entrambe le regioni sono relativamente ricche e sviluppate), i bihari costituiscono il grosso della forza lavoro. Non ci sono proteste contro di loro in queste regioni. Anzi sono bene accolti. Tuttavia, si registra una massiccia avversione verso i bihari da parte delle persone del posto in provincie come Assam e Maharashtra. Perché?

Alcuni esempi in Paesi stranieri ci possono aiutare a capire meglio il problema e a trovare una risposta. Quando lo Sri Lanka è divenuto indipendente nel 1947, i due principali gruppi etnici erano i cingalesi, con il 74 percento della popolazione, e i tamil, con il 19 percento. I tamil dello Sri Lanka erano più istruiti dei cingalesi e controllavano sia i livelli più elevati della pubblica amministrazione sia il mondo degli affari. Nel 1956, nel bel mezzo di una recessione economica, il neonato Freedom Party ha sfidato il tradizionale United National Party soprattutto mediante l’accusa ai tamil di accaparrarsi i lavori migliori. Poco dopo la sua vittoria, il nuovo governo ha emesso una legge chiamata Official Language Act, mediante la quale dichiarava il sinhala come unica lingua ufficiale.

La legge in quell’occasione ha innescato una reazione immediata tra i tamil, che si sentivano attaccati nella loro lingua nella cultura e nella loro posizione economica. Sebbene abbia indotto l’inizio di un satyagraha (movimento di resistenza passiva) tra i yamil, non era sufficiente a rendere le divisioni etniche del Paese così acute da portare alla guerra civile che continua ancora oggi. In definitiva, quella legge ha colpito fondamentalmente i settori superiori dei tamil.

Le cause della divisione, in realtà, sono comparse quando il Governo dello Sri Lanka ha creato la Commissione di Sviluppo del Gal Oya al fine di insediare contadini senza terra nella regione fertile della Provincia Orientale. Dapprincipio, il grosso della migrazione è stato di tamil e musulmani provenienti dalle aree più povere della provincia, ma in seguito è arrivato un gruppo di cingalesi “kandiani” dalla Provincia Centrale, quindi molti altri cingalesi da altre provincie, i quali hanno ricevuto le terre migliori. La migrazione dei cingalesi verso la Provincia Orientale ha fatto sorgere tra i tamil un senso di minaccia demografica, combinato con il fatto che i frutti della modernità venivano colti dai migranti. In tale situazione di rivalità demografica, hanno iniziato a formarsi gruppi di protesta, partiti e milizie di auto-protezione (o di provocazione). Tale processo ha condotto alla nascita del pericoloso LTTE.

Nello stesso modo, all’epoca della separazione dell’India nel 1947, il 95 per cento della popolazione della provincia Sindh dell’odierno Pakistan era sindhi. Ma dal 1951, il 50 per cento della popolazione urbana era costituito da mohajir (venuti dall’India) di lingua Urdu. Tale rapporto ha raggiunto l’80 per cento a Karachi e il 66 per cento a Hyderabad. Quei migranti sono anche subentrati nelle proprietà degli hindu che avevano abbandonato l’India.

La politica è entrata tuttavia in gioco rapidamente poiché già nel luglio 1948 il governatore generale del Pakistan ha ordinato la separazione del Karachi (e del territorio circostante), la sede del governo provinciale, dal Sindh, facendo del Karachi un’area federale separata sotto la giurisdizione del governo centrale. Ciò ha comportato una considerevole perdita finanziaria per il Sindh, giacché con l’acquisizione del Karachi da parte del Centro, il Sindh è stato privato della regione più produttiva dal punto di vista della sua capacità di generare proventi.

Il risultato è stata una divisione tra zone urbane e rurali in termini di ampliamento dello sviluppo, dove quasi esclusivamente il Karachi ha ricevuto supporto infrastrutturale nonché nuovi investimenti nei settori dell’industria e manifatturiero, mentre la rurale regione del Sindh è stata quasi completamente ignorata. Come se non bastasse, va aggiunto il fatto che un Centro dominato dai punjabi (in Pakistan) ha tratto ulteriori vantaggi dai sindhi attraverso proprietari terrieri punjabi, i quali hanno occupato una notevole parte delle terre migliori nel Sind. I sindhi hanno iniziato a considerarsi come “figli della terra”, demograficamente minacciati dai mohajir e dai punjabi. A causa delle forti tensioni che ne sono nate, molti analisti pakistani ritengono che i sindh possono seguire l’esempio di quello che è oggi il Bangladesh.

Si possono trovare esempi simili tra i chakma nelle colline del Chittagong in Bangladesh, tra i moros nelle Filippine, tra gli uighur nel Xinjiang, in Cina, e tra gli achenesi in Indonesia. La questione fondamentale che emerge in tutti questi esempi è che l’integrazione nazionale non è rafforzata da politiche tese a promuovere la prosperità tra le popolazioni “migranti” in condizioni di povertà e di arretratezza dei locali. Se nel nome dell’integrazione nazionale, un punjabi fonda una fabbrica nel recente, ma povero Stato di Telengana nell’India meridionale e per occupare tutti i posti di spazzini e commessi prende candidati provenienti da altri Stati, è il modo migliore di promuovere la disgregazione nazionale. In altri termini, lo slogan “figli della terra” può avere un senso positivo solo se rapportato alle cause delle migrazioni (lunghi decenni di malgoverno, assenza di riforme agrarie e divisioni di classe e di casta molto profonde che emarginano ulteriormente poveri e analfabeti) piuttosto che considerato in relazione alle loro conseguenze.

Se i bihari non hanno problemi nel Punjab o nel Tamil Nadu o nel Gujarat, è soprattutto perché esiste una perenne carenza di forza lavoro manuale, poiché in questi Stati sempre più persone si laureano per ottenere lavori meglio pagati. In regioni come l’Assam, invece, i bihari sono al centro del mirino perché il numero delle occupazioni che cercano o svolgono si riduce rapidamente, un problema accentuato dalla presunta immigrazione illegale dal Bangladesh. Allo stesso modo, ci sono stati episodi di rancore contro i bihari che cercano di occupare posti di lavoro subordinati nel settore dell’amministrazione e dell’educazione in altri Stati caratterizzati da una massiccia presenza di disoccupati senza istruzione. Alcuni anni fa, l’allora Governo del Rajasthan ha deciso di non riconoscere i titoli scolastici del Bihar poiché i bihari stavano saturando i posti subordinati.

Considerata la questione in questo modo, se i bihari, o anche le persone che provengono dall’Uttar Pradesh, sono fatti oggetto di attacchi a Mumbai, la causa reale va al di là dell’aggressività degli Shiv Sainik (i quadri direttivi dello Shiv Sena) che, in definitiva, non molto tempo fa hanno mandato in Parlamento una prima generazione di migranti bihari come Sanjay Nirupam (o una prima generazione di migranti bengalesi come Pritish Nandy). È triste che l’economia generale del Maharashtra, che un tempo era tra gli Stati più ricchi dell’India, sia in crisi. Sarà utile analizzare gli schemi di migrazione dei maharashtriani poveri dalle zone rurali a Mumbai alla ricerca di lavori che stanno ora svolgendo i bihari. Non è un caso se gli imprenditori agricoli nel Maharashtra si stanno suicidando su larga scala.

Traduzione di Marco Barberi

 

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