domenica, Maggio 16

Olocausto ruandese: l’Immunità divina

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Chi è Wenceslas Munyeshyaka e cosa è successo ventun anni fa presso la parrocchia della Santa Famiglia a Kigali, Rwanda?

Il 08 aprile 1994, due giorni dopo l’assassinio del Presidente Juvenal Habyrimana e l’inizio del genocidio, circa 5.000 civili si rifugiano presso la chiesa della Santa Famiglia, costruita nel 1913, e collocata su una collina che sovrasta la capitale del Rwanda, Kigali. La scelta del luogo fu incoraggiata da padre Munyeshyaka che assicurò i fedeli che nessuno avrebbe osato attaccare la casa del Signore. La chiesa venne immediatamente circondata dalle milizie genocidarie Interahamwe.
Dal 13 aprile al 30 giugno 1994 la chiesa fu trasformata in una prigione-mattatoio. Le vittime (3.832) saranno quotidianamente massacrate a gruppi di 50 – 80 persone dalle milizie genocidarie con l’attiva partecipazione di padre Wenceslas Munyeshyaka.
I sopravvissuti alla carneficina raccontano che Munyeshyaka assisteva e coordinava la scelta quotidiana delle vittime assieme al Colonnello Tharchisse Rehanzo e la responsabile locale dei squadroni della morte Odette Nyrarambagenzi (nome di battaglia: widow maker – la fabbricante di vedove). Le vittime inserite in liste quotidiane venivano prelevate dall’interno della chiesa-prigione dai miliziani per essere abbattute immediatamente fuori, nel piazzale. I civili rifugiati nella chiesa (per la maggioranza tutsi e qualche hutu) furono praticamente trasformati in prigionieri dal padre Munyeshyaka e messi a disposizione della follia genocidaria del regime come bestie destinate al mattatoio.

Testimoni affermano che il padre Munyeshyaka si dedicò anche a degli stupri e violenze carnali su giovani vittime dall’età compresa tra i 14 e i 21 anni. Molti di questi stupri avvenivano senza l’uso della forza. Il prete si appartava nella canonica con le giovani ragazze tutsi per consumare l’atto sessuale con la falsa promessa di salvarle. Dopo aver consumato i suoi appetiti le consegnava ai miliziani che le stupravano a loro volta davanti ai suoi occhi prima di sventrarle dalla vagina alla gola. Questi particolari furono forniti da degli ex miliziani catturati dall’Esercito di liberazione ruandese durante i loro processi.

Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, padre Musyeshyaka uccise personalmente quattro vecchi, due donne (tra le quali una incinta) e due bambini, in occasione di  atti di collera incontrollabile di cui il parroco era spesso soggetto durante la mattanza, avvenuta per 78 giorni all’interno della chiesa della Santa Famiglia.

Il giornalista francese Alain Frilet ebbe modo di incontrarlo durante uno scambio di prigionieri dove 400 tutsi rinchiusi nella chiesa furono consegnati ai caschi blu delle Nazioni Unite. Durante l’intervista Munyeshyaka affermò di proteggere i civili  ‘rifugiati’ all’interno della chiesa. Il giornalista, descrivendo il prete, affermò che al momento dell’incontro Munyeshyaka indossava un giubbotto anti proiettile e una pistola automatica.
«La chiesa della Santa Famiglia è stata trasformata in un inferno. Padre Wenceslas, pistola alla cintura, è divenuto il suo guardiano. Il 16 giugno, in piena guerra, dei comandanti della MINUAR hanno ottenuto il permesso dalle autorità militari di visitare la chiesa accompagnati da dei giornalisti. Abbiamo trovato uno spettacolo terrificante. Dei bambini denutriti, dei vecchi in fin di vita. I miliziani venivano quotidianamente a prelevare 50 persone per abbatterle. La lista era redatta assieme a padre Wenceslas che teneva prigionieri i civili, secondo testimonianze riportate», scrive il giornalista francese. L’articolo verrà pubblicato il 17 giugno 1994 sul quotidiano ‘Libèration‘ ‘Kigali, l’Inferno della chiesa Santa Famiglia‘.

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