giovedì, Luglio 29

Olocausto ruandese: l’Immunità divina

0
1 2 3


Venti anni dall’apertura dell’inchiesta giudiziaria, il 19 agosto 2015 il Tribunale di Parigi si pronuncia per un ‘non luogo a procedere‘ contro Wenceslas Munyeshyaka, un prete cattolico ruandese legato all’omicidio di massa avvenuto nel 1994, presso la Chiesa della Santa Famiglia a Kigali.
Munyeshyaka è accusato dal Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda di partecipazione attiva nel genocidio commesso contro i tutsi e gli hutu moderati. L’inchiesta fu aperta il 20 luglio 1995 dal Procuratore tanzaniano Hassan Bubacar Jallow. I capi d’accusa sono: genocidio, stupro, sterminio razziale e omicidi plurimi. Capi d’accusa riconfemati dopo accurate inchieste nel 2005 dallo stesso Procuratore tanzaniano. L’indirizzo del Tribunale di Parigi, se sarà confermato, equivale ad una assoluzione a crimini documentati in maniera inconfutabile.  «Dalle indagini condotte sul ruolo di Wenceslas Munyeshyaka durante il genocidio del 1994 sono sorti numerosi dubbi. Le indagini non hanno permesso di constatare una partecipazione attiva dell’imputato ai crimini oggetto dell’accusa», afferma in un comunicato pubblico il Procuratore della Repubblica, François Molins, che rinvia la decisione finale alla Corte d’Assise.

«Il nostro primo sentimento è di incredulità. Numerosi testimoni sopravvissuti al massacro avvenuto nella chiesa della Santa Famiglia a Kigali hanno accusato padre Munyeshyaka di essere stato il principale attore del genocidio avvenuto nel posto sacro. Un Tribunale militare in Rwanda lo ha condannato all’ergastolo. Condanna in contumacia in quanto l’imputato era riuscito a scappare e a rifugiarsi in Francia. Venti anni di inchieste sono terminate con un nulla di fatto. La data del 19 agosto 2015 verrà ricordata dalle vittime del genocidio con grande tristezza e grande rabbia. Resta ad attendere la posizione dei giudici che, speriamo si rifiutino di seguire il Procuratore. La decisione presa dalla giustizia francese non mancherà di suscitare in Rwanda nuove diffidenze verso l’incomprensibile atteggiamento della Francia nei riguardi del Olocausto e del nostro Paese», recita un comunicato emesso lo stesso giorno dal Collettivo Parte Civile Rwanda, un’associazione giuridica incaricata della difesa delle vittime e della documentazione storica del genocidio per combattere le varie teorie negazioniste.

Le reazioni del Governo di Kigali non sono state ancora rese note. Indubbio, però, che l’orientamento verso l’assoluzione del Procuratore francese aumenterà le tensioni tra i due Paesi giunte quasi al punto di non ritorno a causa dell’appoggio militare e finanziario di Parigi al gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda FDLR (autore del genocidio del 1994) che sta tentando di invadere il Rwanda dalla Repubblica Democratica del Congo e ultimamente anche dal Burundi. Un appoggio che si affianca alle accuse rivolte alla Francia dal Camerun, Ciad ed indirettamente dalla Nigeria di finanziare segretamente i terroristi di Boko Haram per destabilizzare i tre Paesi africani produttori di petrolio e alle accuse di aver provocato la guerra etnica religiosa nella Repubblica Centrafricana.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->