giovedì, Luglio 29

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Segnatevi questo nome: Paolo Oliverio. Fiscalista. In realtà, mestatore. Sembra, infatti, che sia il grande burattinaio di una serie di impicci ed imbrogli con lo sterco del diavolo -alias il vil denaro- che ne ha coinvolti tanti, ma proprio tanti, impegnati nel decadente sport di fregare soldi, preferibilmente agli italiani (ma non solo).

Politici, generali, barbe finte, imprenditori, grand commis dello Stato, finanzieri, massoni di lungo corso, brasseur d’affaires, faccendieri ma anche malavitosi e prelati (a cominciare dal superiore generale dei Camilliani, Renato Salvatore) erano certosinamente registrati in uno sterminato archivio che gli è stato sequestrato al momento del suo arresto, lo scorso novembre.

Tutto era spalmato in PC ma anche in chiavette USB venuti in possesso dell’autorità giudiziaria e della Guardia di Finanza, allorché è scoppiato il bubbone e le manette sono scattate ai polsi di Oliverio, accusato di essere il manipolatore di una serie di nomine e movimenti economici all’ombra del potente ordine dei Camilliani.

Un Ordine nato da un Santo, San Camillo de’ Lellis, e votatosi all’assistenza degli infermi, tant’è che il nome originale è quello di Ministri degli Infermi. Una missione di grande impegno sociale che, però, se il marcio affiorato sui giornali venisse confermato, è stata dimenticata a vantaggio di una propensione al business assai poco missionario.

Pare, tuttavia, che il pur ragguardevole giro d’affari (e di evasione) orchestrato all’ombra di Piazza della Maddalena, sede generalizia dell’Ordine, sia solo un ramo delle attività di questo vivace fiscalista, dotato di una forza magnetica nell’attrarre chi voleva coltivare affari loschi.

Oppure, semplicemente, farla in barba allo Stato sanguisuga, che ha la pretesa di succhiarti il 50% dei tuoi proventi, lasciandoti in balia della paralisi dei servizi pubblici che tale prelievo avrebbe dovuto finanziare. Sfido io! Fra appalti gonfiati, acquisti della P.A. alle stelle per le creste e incarichi profumatamente pagati, la spesa pubblica è un pozzo senza fondo e i più grandi evasori sono proprio coloro che ingrassano su tali malaffari… Come un amanuense 2.0, Paolo Oliverio ha dossierato i suoiclienti’, che si mettevano alla sua mercé anche per i successivi ricatti a cui prestavano il fianco.

Ingenuità da allocchi? Rischio calcolato? Le fotogallery sui ‘clienti’ di Oliverio ci restituiscono i soliti noti, coloro verso cui non c’è bisogno di questa notizia per fomentare il disprezzo totale. Vessillifero è l’ex Senatore Sergio De Gregorio. Giuda fu assolutamente a buon mercato, ai suoi tempi, visto che il salto olimpico da sinistra a destra, ovvero da Italia dei Valori (sic!) a Forza Italia, di questo apparentemente poco atletico supporter, costò a Mr B. un bel gruzzoletto. Si tratta di una somma ancora tutta da determinare, perché occorre comprendere anche i ricatti accessori a cui si espose l’ex Premier e che fruttarono al losco individuo (a proposito, aggiornatemi, ma è stato radiato dall’Ordine dei Giornalisti, come sarebbe giusto per noi che onestamente e senza mestare nel torbido cerchiamo di fare con onore e senso del dovere verso i nostri soli padroni, ossia i lettori, questo lavoro?) una serie di surplus.

Nell’album dei sodali dell’arrestato anche il fratello di Mr B., che, purtroppo, patisce sempre il ruolo di gregario e di parafulmine: la primogenitura vale più di un piatto di lenticchie.     

Non è stato semplicemente un episodio di folklore da neo Oliveriopoli ciò che è avvenuto al momento dell’arresto di questo faccendiere col turbo: ai militari delle Fiamme Gialle che stavano per sequestrargli tutti i supporti informatici che si son rivelati contenere il suo enciclopedico archivio -sembra, una specie di Who’s Who a scopo di estorsione- lo stesso arrestando ha scongiurato di non approfondire l’indagine, altrimenti ‘sarebbe venuta giù l’Italia’. Una premura di cui lo ringraziamo, pur senza dimenticare che lui, in realtà ha svolto il ruolo dell’untore. Anche se è da riconoscersi che, come per la prostituzione, non c’è offerta senza domanda e, per un Oliverio che si sottraeva alle richieste di frodi da parte dell’aspirante clientela, i corrotti e i corruttori avrebbero sempre trovato chi facesse loro da spalla.

Sto dunque scrivendo l’epitaffio all’onestà? Certo, è più facile rimanere onesti per chi non ha opportunità, né riesce, per motivazioni varie, a creare occasioni di disonestà in quanto ha giusto i soldi per sopravvivere. Esiste una strana legge della fisica che, ispirandosi ad Archimede, detta che un corpo umano, immerso nel denaro, riceve una spinta dal basso verso l’alto pari per intensità al peso del denaro spostato: ovvero che, chi ha i soldi, non gli bastano mai, specie se, per lui, non c’è fatica a guadagnarli, perché li ottiene truffaldinamente o con metodi criminali.

Mi pare che questa regola aurea sia stata confermata, con precisione cronometrica, ad ogni caso di ruberia che riciccia fuori. Ad esempio, un virtuoso dell’intrigo a scopo fraudolento è il faccendiere per antonomasia Flavio Carboni, che in qualunque affare poco chiaro spunta sempre lì come un misirizzi.

Non poteva mancare anche nella Oliverio’s Story, dove si è avuta la conferma che è portatore insano di una malattia genetica trasmissibile pe’ li rami, visto che anche suo figlio Marco risulta implicato nell’allegra Compagnia dei truffatori e facilitatori di evasioni fiscali e loschi affari.

Nel Pantheon, accanto ad un vertice religioso, ci sarebbe anche un Belfagor laico: è l’evergreen della Banda della Magliana Ernesto Diotallevi, che però non era il solo con la fedina penale macchiata a far parte della compagnia di giro, visto che nel Gotha di Oliverio ci sarebbero stati anche un po’ di personaggi in odore di ‘ndrangheta, di quelli che, ad un certo momento, s’impadronirono, con le buone (il denaro) o le cattive (le minacce), dei locali alla moda della Capitale.

Tutta questa feccia di personaggi sotterranei (ma anch’essi noti, in quanto non erano sfuggiti alla cronaca nera ed alle indagini, mentre Paolo Oliverio finora sì) rappresentano il vero cancro del nostro Paese. Quelli di cui dovremmo liberarci per sempre, anche se allungano i loro tentacoli fino all’inimmaginabile. Ed invece, siamo bravi solo a fare i Maramaldi. I rivoluzionari del post. La notizia dell’emorragia cerebrale di Bersani docet, allorché i grillini più grilliani di Grillo hanno riempito di commenti nauseanti la notizia su Facebook o su ‘Il Fatto Quotidiano‘ on line. Con mia grande delusione, forse perché era domenica (lancio una gomena di salvataggio d’ipocrita comprensione), non c’è stato un usciere in Redazione che si sia preso la briga di moderare quel letamaio. Spero che la Polizia Postale sappia indagare a fondo sull’incitamento all’odio e le ingiurie che, per il momento, rimangono ancora un reato.

 

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