venerdì, Ottobre 22

Olio di Palma: il più cercato Il clima può portare all’innalzamento dei prezzi di un prodotto tra i più richiesti al Mondo

0

olio_di_palma

Bangkok – L’industria dell’olio di palma del Sud Est Asia,sempre in crescita, sfida oggi un doppio colpo proveniente da una parte dal clima particolarmente arido e caratterizzato da siccità e dall’altro da un possibile effetto atmosferico El Niño nella seconda metà dell’anno corrente. Gli analisti del settore mettono – non a caso – in guardia su una potenziale frenata nella produzione il che indurrebbe ad ipotizzare un contemporaneo innalzamento dei prezzi sul mercato delle merci e delle derrate.

Dai biscotti allo shampoo e vari prodotti nell’ambito del make up, l’olio di palma è diventato via via un ingrediente chiave in numerosi prodotti che si ritrovano abitualmente nella nostra vita quotidiana anche quando si va al supermercato e si cerca i propri marchi preferiti un po’ in tutto il globo, potenziando rapidamente la crescita della industria specifica soprattutto grazie a due principali Paesi produttori, Indonesia e Malaysia. Ma la siccità scoppiata tra gennaio e febbraio nelle nazioni produttrici, le quali riforniscono circa l’85 per cento della produzione dell’olio di palma nel Mondo e che hanno già destinato ampie fette del proprio territorio a questa coltivazione specifica, a fronte di deforestazioni forzose condotte a marce forzare, oggi pongono la sfida potenziale dell’innalzamento anche robusto dei costi del prodotto nella seconda parte dell’anno in corso.

La siccità non ha un effetto immediato sul frutto, il quale peraltro ha bisogno di essere deprivato di acqua durante la sua coltivazione, ma secondo gli studiosi del settore nel corso dell’anno corrente dovranno trascorrere alcuni mesi prima che se ne possano vedere gli effetti negativi. Mentre i prezzi dell’olio di palma sono aumentati in un certo qual modo soft in Indonesia, la locale Associazione Olio di Palma al netto di vari fattori, ritiene – attraverso osservatori industriali – che si possa vedere a breve la conferma delle precedenti ipotesi che avevano già prefigurato condizioni di siccità, i cui effetti si potranno purtroppo constatare al più tardi nella seconda metà dell’anno corrente.

Tan Chee Tat, un analista finanziario e nel campo degli investimenti situato a Singapore presso Philip Futures il cui lavoro si focalizza proprio sull’olio di palma, ha affermato: «Siamo sul punto di assistere ad effetti che avranno inizio tra settembre ed ottobre e – in termini di produzione  stiamo per assistere ad una discesa di almeno due punti percentuali in Indonesia e Malaysia. Vi è quindi un’altra probabilità che le società produttrici possano scaricare l’innalzamento dei costi verso i consumatori finali». Le previsioni meteo preoccupano ancor di più, per certi versi. A seguito della stagione secca, gli esperti meteorologi hanno previsto un effetto El Niño nella parte tarda dell’anno in corso, che potrebbe arrecare una coda alla normale stagione secca che potrebbe inficiare la produzione del 2015. Il Bureau Australiano di Meteorologia ha analizzato la situazione ed ha espresso un documento d’allerta per il rischio El Niño all’interno della settimana in corso, i modelli predittivi finora stanno confermando queste ipotesi negative e le vede sottoscritte dagli esperti al 70 per cento di possibilità che questo purtroppo possa accadere, con una relativa certezza nel periodo a cavallo di luglio. Tutto ciò segue gli avvertimenti che sono giunti anche da altre agenzie meteo secondo le quali si vede confermato il rischio dell’effetto El Niño. Questo evento climatico che si verifica ogni periodo tra due e sette anni, avviene quando si surriscaldano le acque intorno all’Indonesia, si spostano verso Est ed innalzano la superfici della sezione orientale del Pacifico. Il surriscaldamento delle acque apporta delle variazioni ai modelli predittivi e cambia anche i confini della stagione secca così come la successione di tornado e tempeste in direzione del Sud America e nei dintorni delle Nazioni che si affacciano variamente sul Pacifico occidentale.

Nella sua “classicità” porta inondazioni verso le nazioni aride nella parte occidentale dell’America del Sud e siccità in Indonesia ed altre nazioni nella regione circostante. Nell’anno in corso El Niño ha una forza simile a quella del ventesimo secolo, ovvero nella sua parte peggiore, il periodo 1997-98, che fu tristemente costellato di migliaia di morti e miliardi di Dollari USA in termini di danni, quel che più temono gli analisti del settore è che tutto ciò possa replicarsi e che possa danneggiare gravemente la produzione dell’olio di palma.

Fadhil Hasan, Direttore Esecutivo dell’Associazione Indonesiana Olio di Palma, ha affermato che la produzione fu colpita gravemente da El Nino nel 2008 ed i prezzi s’innalzarono fino a raggiungere la quota di 1.200 Dollari USA per tonnellata. Si tenga conto che attualmente il suo prezzo si aggira intorno a 930 Dollari USA per tonnellata. In ogni caso –afferma– vi sono altri fattori, come certi aspetti speculativi della questione, che possono contribuire a potenziare l’effetto dell’innalzamento dei prezzi. Alan Lim, un analista delle piantagioni di palma per estrarne olio della Banca di Investimenti Kenanga in Malaysia, ha affermato che nel peggior scenario in cui El Niño possa agire potrebbe causare un trenta per cento di produzione in meno nelle due nazioni maggiori produttrici di olio di palma. Secondo il suo parere la produzione potrebbe essere colpita anche fino a 12 mesi dopo che El Niño si abbatta, il che lascia intendere fino al 2015. Gli osservatori mettono in guardia anche sul fatto che un innalzamento dei costi dell’olio di palma potrebbe anche significare il potenziamento di coltivazioni alternative, specialmente olio di soia che a sua volta è prodotto principalmente negli Stati Uniti e in Brasile.

Bisogna anche aggiungere che – a fronte di tali pessimistiche previsioni – vi sono da annoverare anche i pareri più ottimisti di alcuni attori del mondo industriale e tra gli analisti, i quali tendono ad abbassare i toni e ridurre il livello delle ansie catastrofiste. Secondo il loro punto di vista, l’olio di palma continuerebbe a resistere e restare al di sopra delle possibilità raggiungibili dagli altri competitors anche in presenza di un certo periodo di siccità.

Secondo il Tavolo Tecnico dell’Olio di Palma Sostenibile – un organismo creato per promuovere l’uso e la coltivazione sostenibile di questo tipo di prodotto – si è di fronte ad un prodotto, l’olio di palma – dotato di maggior flessibilità, rispetto ad altre produzioni nella stessa fascia merceologica e che richiede estensioni territoriali di coltivazione pari alla metà – tanto per fare un esempio – delle coltivazioni destinate ad olio di soia. Questo rende l’olio di palma, estratto da un frutto grande come una ciliegia che cresce in gruppi sulla sommità di alberi, l’olio vegetale meno costoso al mondo.

Anche l’Agenzia Climatica Indonesiana è intervenuta per spegnere le ansie e le previsioni cupe, riducendo la possibilità che El Niño possa colpire le aree della principale coltivazione nazionale, nell’Isola di Sumatra Ovest e la sezione nazionale dell’Isola del Borneo.

Sulla questione sono intervenute anche le campagne informative delle organizzazioni ambientaliste, le quali chiedono che l’olio di palma sia prodotto in modi sostenibili e che non distruggano l’Ambiente e contribuiscano alla deforestazione. Esse affermano – soprattutto attraverso la Campagna Forestale Indonesia e Greenpeace International – che l’aspetto principale del problema non è se si produca più o meno olio di palma ma il “come”: la produzione dell’olio di palma non deve distruggere le foreste, le torbe o contribuire agli incendi che, risultato della deforestazione e del clima caldo oltre che della mano dell’Uomo, pompano carbone nell’atmosfera ed in tutta la regione, riportando alla memoria i recenti incendi che devastano l’area asiatica del Sud e che spesso sono creati per dare maggior spazio disponibile per le coltivazioni.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->