martedì, Settembre 21

Olio di oliva dalla Tunisia (senza dazi) per battere l'IS

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Ciò che va ben evidenziato, in particolare all’opinione pubblica italiana che per prima si è (in parte comprensibilmente) allarmata di fronte a questa scelta (che è di natura esclusivamente politica), sono due questioni molto importanti. La prima è che, nel 2015, come dichiarato dalla Coldiretti, l’Italia ha immesso sul mercato circa 400mila tonnellate di olio d’oliva, a fronte di un consumo interno di 580mila e un totale esportato di 320mila tonnellate. Poco meno di 500mila sono invece le tonnellate importate. Dunque? Dunque l’Italia che produce meno olio di quanto non ne consumi, lo deve acquistare dall’estero, per poi esportarne una parte, sia prodotta in Italia che acquistata all’estero. È chiaro che l’Italia ha bisogno di olio; e meno lo paga meno viene a costare al consumatore finale.

La seconda questione è data dalla necessità della Tunisia di essere aiutata, poiché la crescente instabilità sociale, che a sua volta deriva dalla crisi economica, è la spinta sempre più forte di un fenomeno insurrezionale che, dal Medio Oriente e dalla Libia, mira alla destabilizzazione della Tunisia anche attraverso l’avvio di un funzionale circolo vizioso: azioni violente che provocano paura; e la paura induce le aziende straniere a lasciare il mercato tunisino (a pagarne le spese maggiori sono il manifatturiero e l’industria del turismo); un conseguente collasso del settore produttivo che produce disoccupazione e alimenta così il disagio sociale; in tutto ciò lo Stato non riesce a dare risposte adeguate alle spinte sociali e alle richieste di sicurezza (poiché è costretto disperdere le proprie forze sul territorio per far fronte a minacce di natura interna – terrorismo e disordini sociali – ed esterna – azioni dei gruppi jihadisti provenienti dalla vicina Libia).

Il risultato finale è un effetto domino le cui conseguenze si amplificano negativamente andando a sostenere in maniera indiretta una propaganda jihadista funzionale all’azione di reclutamento jihadista in Tunisia. E la Tunisia è, ancora oggi, il Paese che – oltre a essere il maggior esportatore di olio al mondo – esporta il più elevato numero di volontari del jihad (oltre 6.000 sarebbero i volontari impegnati a combattere in Syraq e in Libia). In estrema sintesi, se la Tunisia non sarà in grado di bloccare la diffusione del ‘nuovo terrorismo insurrezionale’, il rischio reale è la destabilizzazione dell’intera area mediterranea, area di interesse strategico per l’Italia.

Dunque, tornando all’olio affrancato dal dazio europeo, quali effetti diretti per la Tunisia? Apertura del mercato significa aumento della produzione, il che si traduce in maggiore richiesta di manodopera locale, riduzione della disoccupazione, rilancio dell’economia, soddisfazione generale e diminuzione di quel malcontento che alimenta il fronte jihadista. Dunque contrasto al fenomeno del ‘nuovo terrorismo insurrezionale’ che, dall’area tra Siria e Iraq, si sta imponendo anche in nord-Africa, e in particolare nella confinante Libia. E cosa rispondere a chi sostiene che ad essere danneggiata sarà l’economia dell’olio italiano? Forse facendo presente che la competizione di un prodotto immesso sul mercato deve basarsi sulla qualità dello stesso e non sul prezzo artificiosamente tenuto alto del prodotto concorrenziale. Dunque se l’olio italiano è di qualità superiore, così come è e fortemente sostenuto dalla stessa Coldiretti, sarà destinato a una fascia di mercato differente da quello di un olio che, al contrario, è qualitativamente inferiore.

Pertanto, a fronte di sterili polemiche alimentate a fini elettorali (qui gli effetti delle elezioni amministrative sono sempre più percepibili), chi non vorrà spendere di più per un olio superiore potrà optare per un prodotto qualitativamente (di poco) inferiore ma ad un prezzo adeguato; e al tempo stesso potrà contribuire alla lotta al terrorismo, questa volta sì senza l’uso della violenza e delle armi. Comprare olio tunisino potrebbe così essere una valida e pacifica alternativa per porre fine a una guerra di cui non si vedono più i confini. L’alternativa all’olio tunisino? Masse di tunisini (e non solo loro) che verranno a cercare lavoro, sicurezza e protezione in Italia. Delle due, l’una; a noi la scelta. Dunque, olio di oliva q.b. per la buona ricetta contro il terrorismo.

 

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