venerdì, Aprile 16

Olimpico: alla mercé di una Carogna Lo zenith del degrado civile alla finale di Coppa Italia all'Olimpico

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Dedico questo articolo a mio Padre, che rinunciava a trascorrere il suo poco tempo libero con le figlie bambine per correre allo stadio a seguire l’amato Napoli, quando non erano ancora stati inventati gli ultras.

 

Sto bollendo da ieri sera e l’indignazione sfrigolante mi ha fatto svegliare ad un’ora antelucana persino quando, di domenica, avrei potuto poltrire.

Mi sono, alla fine, decisa a un AMBRacadabra straordinario, perché tutte le riflessioni fatte da me e captate su Facebook da parte dei miei amici, equilibrati e intelligenti, confluissero in un testo in grado di esprimere il nostro sdegno.

Naturalmente, sin dal titolo, avrete capito che mi riferisco a ciò che è accaduto alla finale di Coppa Italia a Roma … Sui media tracimano commenti e cronache riguardo alle nefandezze accadute. Io, che ero andata a nanna a bearmi nella lettura  -ironia della sorte, leggevo lo splendido racconto scritto dal mio amico, giornalista dell’ ‘AGI‘, Francesco Palmieri, intitolato: ‘La camorrista’, vivido ritratto di una Napoli di degrado e sangue-,  ricevevo via telefono gli echi lontani di una partita iniziata con circa un’ora di ritardo e del ferimento di un po’ di tifosi partenopei.

Pensavo che la cosa fosse, sì, grave  –ormai ci siamo colpevolmente mitridatizzati contro le devianze collegate al calcio-, ma non tanto quanto s’è poi rivelata allorché, svegliatami di botto intorno alle 4:30, ho dato uno sguardo a Facebook dall’Iphone, unico mio compagno di letto.

Mi sono imbattuta nel post dell’amica Clemy Mattei, che vi copio per onor di cronaca:

«Impossibile non condividere quanto ha scritto, Gianluca Santilli:
Stasera ha vintoGenny a carogna‘, ovvero Gennaro De Tommaso, un capo tifoso con numerosi precedenti, figlio di Ciro di Tommaso, un sospetto affiliato al clan Misso del rione Sanità. È lui quello che davanti al Presidente del Consiglio, davanti al Presidente del Senato, davanti a tutti i giornalisti, davanti all’Italia intera, si è fatto beffe delle Istituzioni divenendo il Mediatore per eccellenza, quello che ha deciso se la partita si potesse giocare o meno. In quella bolgia, sotto il lancio di petardi, fumogeni e bombe carta, tutti hanno temuto il peggio e il responsabile dell’Ordine Pubblico, è andato da lui a contrattare. Da Genny a Carogna che indossava una maglia con la scritta ‘LIBERTÀ PER SPEZIALE’ che, detto per inciso, è l’assassino di Raciti. Così si è dovuto umiliare un rappresentante delle Forze dell’Ordine. Il Prefetto, su cui stendo un velo pietoso, ha inviato i dirigenti ad ottenere il via libera da Genny a Carogna, il delinquente che inneggia alla libertà per un assassino di un poliziotto.

Stasera abbiamo visto nitido il ritratto di questo Paese, un Paese inginocchiato, debole, incapace di dare risposte, perché troppo spesso costretto ad ascoltare i tanti Genny che girano indisturbati senza che nessuno dica nulla. I soliti scontri in città fuori dello stadio prima della partita non fanno nemmeno più notizia. Ci siamo abituati.
Pazzesco.
Stasera ha vinto Genny e abbiamo perso un po’ tutti noi
».

Lo scritto di Gianluca Santilli fotografa in maniera icastica quanto è accaduto ieri sera all’Olimpico, in questa fatidica finale di Coppa Italia, che, da quelle frange facinorose di ultrà che sono diventati gl’interlocutorialla paridelle Forze dell’Ordine, potrebbe essere stata trasformata in ‘nCoppa Italia’, nel senso che hanno schiacciato sotto il loro putrido tallone  -non hanno come loro portavoce quel tal Carogna e le Carogne non sono forse putride?-  l’Italia intera.

Ma non è solo questo il punto. Allo stadio, ieri sera, c’erano il Presidente del Consiglio  -non so quanto neutro, visto che al Napoli si contrapponeva la Fiorentina-  e il Presidente del Senato, che, secondo la sbrindellata Costituzione che tutti vogliono riformare per i propri comodi, è il vice Presidente della Repubblica (sostituisce il Capo dello Stato nelle sue funzioni, nel caso di assenza per viaggi all’estero o impedimenti di salute). Accanto a Matteo Renzi, dalle foto mi pare di aver riconosciuto, correggetemi se sbaglio, l’ex Capo della Polizia Gianni de Gennaro, ora Presidente di Finmeccanica, che ha anche un passato di capo dei Servizi Segreti. Insomma, uno che di ordine pubblico dovrebbe masticarne, anche se, francamente, al G8 di Genova …

Erano tutti attoniti, in balia della volizione dei facinorosi. Ma vi pare un atteggiamento dignitoso, istituzionalmente parlando?

A rinfocolare la mia indignazione per questa inazione, arriva, sempre su Facebook, il racconto della mia amica francese Sabine Oberti, che ha anche un passato politico nel suo Paese e si è trasferita nelle nostre lande … per amore. Sabine narra che, in occasione di una partita Francia-Tunisia, il Presidente della Repubblica Jacques Chirac reputò scandaloso che fosse fischiato l’inno nazionale (cosa che è avvenuta anche ieri sera a Roma, con tutto che ritengo che sia ravvisabile un reato, così come per il vilipendio alla bandiera …) e convocò all’Eliseo il Presidente della Federcalcio francese immediatamente scattò il decreto della Ministra dello Sport dell’epoca, Roselyne Bachelot, che disponeva che, in caso di una selva di fischi alla Marsigliese, i Ministri e le personalità politiche presenti avrebbero dovuto immediatamente lasciare lo stadio e la partiva veniva automaticamente sospesa, per garantire la sicurezza.
Lo Stato si sarebbe presa la responsabilità di tale decisione.

Non credo che in Francia ci sia un giro di denaro intorno al calcio inferiore a quello italiano, per cui un simile atteggiamento fermo delle istituzioni mi sembra responsabile e capace di tagliare alla radice certe nefandezze.

Qualcuno, nel dibattito che sta facendo polverone sulla mia pagina Facebook, ha messo in campo la tessera del tifoso. Mi chiedo: Possibile che personaggi così contigui alla malavita organizzata o, addirittura, boss della stessa, con fedine penali macchiate, possano ottenerla?

Tutto questo corrobora quanto mi confida un’amica informata dei fatti, cioè che sia questo Genny ‘a Carogna, sia un altro messere suo omologo, tal Cient’ pelle, in qualità di capi della tifoseria, interloquiscono con le istituzioni cittadine con un’inquietante confidenza. Quand’è avvenuta una simile involuzione della situazione? Forse è sempre stato così?

Osserva Alessandro Perini, un amico esperto di ordine pubblico: «La cronaca è lo specchio di un Paese le cui istituzioni sono talmente deboli da cedere vergognosamente a arruffapopolo e pregiudicati con codazzo. Trattare con tali individui è un vulnus irreversibile». E non si può che dargli ragione.

Voce fuori dal coro, un altro interlocutore, che tenta di ironizzare, invitandomi, a mo’ di consiglio, a non impicciarmi di queste cose del pallone.

Poiché io ritengo che, invece, tutti noi italiani con la schiena dritta abbiamo il diritto e il dovere di farlo, rispondo a tutti coloro che la pensano in tale maniera assolutamente buonista che: «Sono una cittadina offesa dal degrado del suo Paese determinato da una simile situazione. Girare altrove lo sguardo radia tali comportamenti malavitosi e ci mette in balia di questi delinquenti. Anzi, sono io a consigliare di unirci tutti per emarginare questi orribili individui». E, aggiungo qui, dobbiamo in coro spingere lo Stato a svegliarsi e a comminare la giusta punizione a tali delinquenti (ricordate sempre la tshirt indossata da Mr Carogna, con la scritta che inneggia alla libertà per l’assassino dell’Ispettore Raciti?): più outing di istinti criminogeni di così … Mi sorge un dubbio: che abbia ragione ‘The Guardian‘ nell’affermare che ‘Il Napoli è club di una roccaforte della mafia‘?

 

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