martedì, Settembre 21

Olimpiadi Tokyo 2020: l’attesa per le nuove discipline Addirittura cinque le discipline che faranno il loro ingresso nell'élite olimpica: arrampicata, karate, surf, skateboard e baseball (uomini)/softball (donne)

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I Giochi Olimpici sono da sempre considerati come l’evento sportivo più importante del mondo. Ogni quattro anni (due se si considera l’alternanza tra Olimpiadi estive e invernali) l’intero pianeta si ferma per due settimane per seguire le imprese di atleti provenienti da ogni parte del globo che si sfidano nelle più disparate discipline, dando vita ad uno spettacolo e a un’atmosfera che non hanno eguali. La globalità dell’evento olimpico fa si che questo abbia un significato che trascende quello sportivo. Motivo in più per esserci.

Sono tante le federazioni sportive internazionali non ancora incluse nel programma olimpico che basano gran parte della loro stessa esistenza sul raggiungimento della legittimazione a cinque cerchi. Per molti sport è il coronamento di un percorso di crescita che, nella maggior parte dei casi, ha una durata di qualche decennio. La presenza ai Giochi porta alla ribalta del grande pubblico ogni singola disciplina, aumentando l’interesse del mondo nei confronti di questa, cosa che, quasi sempre, si riassume con un aumento del numero dei praticanti e nel maggior interesse da parte dei media. Ragioni per le quali tutte le federazioni desiderano che il loro sport venga accolto nella famiglia olimpica.

La storia delle Olimpiadi è piena di annessioni e bocciature. Sono infatti tante le discipline che hanno fatto la loro comparsa in alcune edizioni dei Giochi per poi esserne escluse per vari motivi; quello che però salta subito all’occhio è che il numero degli sport olimpici è in progressivo aumento e nel 2020, a Tokyo, raggiungerà la quota record di 33.

Soltanto cinque discipline sono state presenti in tutte le edizioni delle Olimpiadi estive moderne: atletica leggera, nuoto, ciclismo, ginnastica e scherma; discipline che si riducono a tre se si parla di Giochi invernali: combinata nordica, hockey su ghiaccio e pattinaggio su ghiaccio, sia di figura che di velocità.

Tanti i parametri utilizzati dal CIO per valutare l’eventuale ingresso di un determinato sport all’interno della famiglia olimpica. Di sicuro sono molto importanti la storia e la tradizione della disciplina in questione, ma cosa forse ancora più importante è la sua presenza nei vari continenti. Maggiore è il numero delle Nazioni in cui viene praticata, quindi delle federazioni nazionali affiliate, maggiore è la probabilità che questa divenga olimpica.

La Carta Olimpica prevede una caratteristica di universalità, con gli sport maschili che devono essere praticati su larga scala in almeno 75 Paesi di 4 continenti, quelli femminili in 40 Paesi di 3 continenti. Fondamentale è quindi la popolarità dello sport candidato e la sua capacità di attrarre l’attenzione dei media, TV in primis. Viene valutata anche la diffusione nel Paese ospitante per accrescere l’interesse del pubblico di casa, motivo per il quale alcune discipline hanno fatto il loro debutto a cinque cerchi proprio nelle Nazioni in cui sono nate o in cui hanno più séguito, come per esempio avvenne per il judo ai Giochi Olimpici di Tokyo 1964 o per il lacrosse a St.Luis 1904 (sport successivamente escluso dal programma a cinque cerchi). Altre cose che vengono prese in considerazione per ogni sport sono il suo probabile sviluppo futuro e la durata di un eventuale torneo olimpico. Ad esempio, con le tempistiche attuali, il Rugby a 15 non potrebbe mai diventare uno sport a cinque cerchi. I lunghi tempi di recupero richiesti dai fisici dei giocatori, tra una partita e l’altra, implicherebbero infatti un torneo della durata molto maggiore dei canonici 16 giorni entro i quali si sviluppa l’evento olimpico. Questo è uno dei motivi per cui il rugby è rappresentato ai Giochi dalla sua versione ‘a sette’, molto più rapida e meno impegnativa da ogni punto di vista.

A Tokyo 2020 saranno addirittura cinque le discipline che faranno il loro ingresso nell’élite olimpica: arrampicata, karate, surf, skateboard e baseball (uomini)/softball (donne). Per baseball e softball si tratta di un ritorno dopo essere stati assenti alle ultime due edizioni di Londra 2012 e Rio 2016, sport da sempre molto popolari nel Paese del Sol Levante. Debutto assoluto, invece, per gli altri quattro sport.

Il karate, disciplina nipponica per eccellenza, coronerà così il sogno olimpico, dopo vari tentativi vani e varie candidature. La versione sportiva dell’arte marziale nata sull’isola di Okinawa 600 anni fa andrà così ad aggiungersi al judo e al taekwondo, arti marziali che fanno già parte del programma olimpico. «Abbiamo la vocazione di essere uno sport olimpico e sono convinto che daremo un valore aggiunto ai Giochi», aveva dichiarato un raggiante Antonio Espinos, presidente della World Karate Federation, subito dopo aver appreso la decisione del CIO. Saranno otto in totale i titoli assegnati a Tokyo, sei nel kumite (3 per gli uomini e 3 per il donne), uno nel kata maschile e uno nel kata femminile. Dunque Karate che si prepara a fare il proprio debutto olimpico in grande stile.

Per le restanti tre discipline si tratta di una vera novità, con il Comitato Olimpico Internazionale che ha tenuto conto di un altro parametro, del tutto nuovo e inedito rispetto a quelli presi in considerazione sopra, il coinvolgimento dei giovani. Strada già intrapresa peraltro con successo nei Giochi invernali con i nuovi eventi di slopestyle e cross che si sono aggiunti in discipline come il freestyle e lo snowboard.

«Vogliamo fare sport per i giovani. Non possiamo aspettarci più che i giovani vengano automaticamente a noi. Dobbiamo andare da loro», ha detto il presidente del CIO, Thomas Bach, «La proposta equilibrata di Tokyo 2020 soddisfa tutti gli obiettivi dell’Agenda Olimpica 2020. I cinque sport sono una combinazione innovativa di eventi, consolidati ed emergenti, popolari in Giappone».

Skateboard e arrampicata si disputeranno nella stessa struttura, l’Aomi Urban Sports Venue, situata nella Tokyo Bay. Due le specialità che rappresenteranno lo ‘sport della tavola’: il park e lo street. Le differenze tra le due sono presto dette; le gare di park si svolgono, appunto, in parchi dotati di rampe di varia difficoltà in cui gli atleti possono portare a termine i propri ‘trick’; lo street, invece, presenta i classici ostacoli da strada come panchine e corrimano.

L’arrampicata si presenterà in Giappone con un format di gara completamente nuovo: la combinata olimpica. Tre giorni di gare in cui i climber si cimenteranno in altrettante discipline: Spead, Lead e Boulder. La somma dei punteggi ottenuti in ogni singola prova decreterà la classifica finale.

I migliori surfisti da onda si daranno invece battaglia nella piccola isola di Enoshima. Dopo  l’iniziale idea di effettuare le heats in una wave pool, la commissione ha poi optato per le onde vere della costa giapponese che si affaccia sull’Oceano Pacifico. Tanti i grandi nomi che hanno già mostrato la loro intenzione di esserci, uno tra tutti l’undici volte campione del mondo Kelly Slater, assoluta star di questo sport. Nel 2020 lo statunitense avrà 48 anni, ma la voglia di essere presente al debutto olimpico del surf sembra attualmente più grande di tutte le possibili limitazioni dovute all’età.

Tra questi nuovi sport, quello in cui l’Italia ha maggiori chances di medaglia è sicuramente il karate. Sara Cardin (argento europeo nei 55 Kg) e Luigi Busà (oro nei 75 Kg) sono le nostre punte di diamante, senza però dimenticare Simone Marino e Angelo Crescenzo. Anche l’arrampicata potrebbe riservarci qualche piacevole sorpresa con Stefano Ghisolfi che nelle ultime stagioni si è confermato ai vertici del movimento a livello mondiale, bisognerà però adattarsi al nuovo format, ma questo vale per tutti.

Nel surf, occhi puntati sul talentuoso Leonardo Fioravanti, ventenne di Cerveteri, primo italiano della storia a qualificarsi per il World Tour, il circuito dei migliori 32 professionisti del mondo. Leo ‘The Roman’ ha già in carniere un titolo mondiale Under 18 (2015) e un europeo junior conquistato nel 2013, oltre a una gran voglia di tornare da Tokyo con una medaglia appesa al collo.

Ivan Federico è invece l’attuale nome di punta dello skateboard tricolore, specialità park. Classe ’99, è uno degli skateboarder migliori del pianeta, un nome su cui scommettere in vista dei prossimi Giochi.

Insomma, l’Italia sportiva può esultare per l’ingresso di queste nuove discipline dove possiamo schierare una serie di atleti che sono delle vere e proprie certezze e che potrebbero dare la giusta spinta al nostro medagliere.

Di lavoro da fare ce n’è ancora tanto, ma le premesse sembrano essere quelle giuste, anche negli altri sport che compongono il pannello olimpico. E chissà che la mancata qualificazione della Nazionale Italiana di calcio ai mondiali di Russia, non possa essere un’occasione di sviluppo e di rivalsa per tutti gli altri sport, quelli che nel nostro Paese vengono chiamati ‘minori’, ma che di minore hanno soltanto il numero delle pagine di giornale a loro dedicate. Una grande opportunità per innescare quel meccanismo di cultura sportiva che nel Paese che è stato la Patria di tanti campioni sembra essersi inceppato da tempo. Cambiando quella ‘tradizione’ del tutto italica che ci vede diventare ‘grandi esperti’ e appassionati di tutti gli sport soltanto in occasione dei grandi eventi; passione passeggera che poi, conclusasi la kermesse olimpica, releghiamo nel solito dimenticatoio.

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