domenica, Settembre 26

Olimpiadi Invernali: Yun Sung-bin, la storia di un campione L' atleta sudcoreano che ha vinto, o meglio stravinto, la medaglia d’oro nello Skeleton maschile a PyeongChang 2018

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I Giochi Olimpici regalano sempre tante belle storie di imprese, ma anche di vita. Storie che spesso sono da ispirazione per tanti giovani che si avvicinano a qualche specialità sportiva a cinque cerchi, o che hanno semplicemente bisogno di trovare le giuste motivazioni per raggiungere i propri obiettivi.

Anche PyeongChang 2018 ci ha lasciato degli insegnamenti che dovremmo prendere da esempio per cercare di crescere come movimento sportivo nazionale, nella sua più ampia definizione.   

In quest’ottica è sicuramente da citare Yun Sung-bin, atleta sudcoreano che ha vinto, o meglio stravinto, la medaglia d’oro nello Skeleton maschile. Come da tradizione, nel quadriennio olimpico la Nazione ospitante, oltre ad investire tanti risorse nella costruzione di impianti e nell’organizzazione dell’evento in sé, concentra molti sforzi nella formazione e nella preparazione dei propri atleti, perché una buona posizione nel medagliere finale contribuisce alla complessiva riuscita della manifestazione. Storicamente parlando, dopo gli anni della Guerra Fredda, in cui Stati Uniti e URSS si sfidavano anche in ambito sportivo, in questo senso, sono saliti alla ribalta i Paesi dell’Estremo Oriente (Giappone, Cina e Corea del Sud in primis) che, ogni volta che hanno ospitato un grande evento sportivo, si sono sempre fatti trovare con una squadra molto competitiva.

La cultura sportiva degli orientali è ormai un punto di riferimento per molti allenatori e addetti ai lavori del Vecchio Continente e non solo. E’ sotto gli occhi di tutti la capacità che hanno gli orientali nel tirar su dal nulla atleti competitivi negli sport più disparati ed in pochissimo tempo.  Tutto ciò è sicuramente frutto di una grande programmazione, di tantissime ore passate sui campi di allenamento e nelle palestre, nonché dei tanti investimenti fatti per attorniarsi di alcuni tra i migliori allenatori in circolazione che spesso arrivano direttamente dai Paesi che hanno fatto la storia di quello specifico sport. Un esempio di tutto ciò è sicuramente la Cina che, in occasione dei Giochi Olimpici di Pechino 2008, chiuse il medagliere al primo posto con 100 medaglie totali conquistate, di cui 51 del metallo più pregiato che, se paragonate alle 63 complessive (32 d’oro) vinte solo quattro anni prima ad Atene 2004, rendono bene l’idea della crescita esponenziale avuta dal Paese del Dragone in ambito sportivo in un solo quadriennio. E, come spesso accade, il successo sportivo va di pari passo con la crescita economica di un’intera nazione. Anche la Corea del Sud, all’indomani della 123esima sessione del Comitato Olimpico Internazionale, in cui gli venne affidata l’organizzazione dei XXIII Giochi Olimpici Invernali, ha avviato dei programmi per il reclutamento e la formazione di atleti in prospettiva Pyeongchang 2018, e ciò ha dato i suoi frutti.    

Prima del già citato Yun Sung-bin lo Skeleton in Corea era una disciplina pressoché sconosciuta. Scendere con una slitta, nel cosiddetto ‘budello’, a testa in giù non era molto in voga nel Paese asiatico, storicamente più avvezzo al pattinaggio di velocità, specialità Short Track, in cui è una vera e propria potenza mondiale. Il ventiquattrenne nativo di Jinjiu salì per la prima volta su uno Skeleton nel 2012 e da quel momento è stata una costante escalation che lo ha portato fino al tetto del mondo, primo atleta orientale ad affermarsi ai vertici di questa disciplina. Il tutto passando dalla vittoria della Coppa del Mondo 2017/2018 e dalla medaglia d’argento conquistata nel 2016 ai mondiali di Sankt Moritz. Se poi si pensa che ai Giochi Olimpici di Sochi 2014 chiuse soltanto in sedicesima piazza, ci si rende conto degli enormi progressi che si riescono a fare grazie al costante impegno di un’intera Federazione e ad un buon programma di lavoro. Basti pensare che negli ultimi dodici mesi gli atleti coreani hanno collezionato più di 400 discese lungo il budello dell’Alpensia Sliding Center, sede della gare di Bob, Skeleton e Slittino. Il successo del Team Korea è stato poi completato dall’argento del Bob a Quattro, guidato da Won Yun-jong, classe ’85, che, dopo un’intera carriera passata nelle retrovie, grazie ai Giochi organizzati nel proprio Paese è riuscito, in soli quattro anni, a compiere un enorme salto di qualità che lo ha portato dal ventesimo posto di Sochi (18° nel Bob a due) alla piazza d’onore conquistata a Pyeongchang pochi giorni fa, a dimostrazione della grande crescita di tutto il movimento.   

Belle storie di sport, applicabili alla vita di tutti i giorni, dalle quali chiunque può trarre insegnamento e a cui molti sportivi possono ispirarsi per cominciare la personale scalata all’Olimpo dello sport mondiale.

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