giovedì, Ottobre 21

Olimpiadi Invernali: Vancouver 2010, record di ori per il Canada Le temperature quasi primaverili che si ebbero nel periodo dei giochi (12-28 febbraio 2010) rendevano pericolosissimo il budello dello slittino. La sorte si accanì con Nodar Kumaritashvili

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Particolarmente sentita dai tifosi fu la competizione dell’Hockey su ghiaccio maschile: dopo un dominio pressoché totale nelle prime edizioni dei giochi, infatti, l’URSS (o Russia) aveva spodestato la nazione nordamericana, vincendo praticamente tutte le edizioni fino all’avvento del professionismo, dove con i suoi assi NHL furono gli USA a diventare protagonisti. Ed il Canada, proprio grazie alla sconfitta nella fase a gironi con i campioni a stelle e strisce, fu costretto a giocare i play-off per accedere ai quarti di finale del torneo. Ma la spinta del pubblico, e la motivazione della squadra, era fortissima: battuta la Germania nei play off, la Russia ai quarti e la Slovacchia in semifinale, si ritrovano davanti in finale, nell’ultimo atto dei giochi prima della cerimonia di chiusura, di nuovo gli USA. E qui cominciano quelle storie su cui Hollywood adora fare dei film in stile “Ogni maledetta domenica”. In vantaggio per 2-0, i canadesi si fanno rimontare fino al pareggio 2-2 a soli 25 secondi dal termine della partita. Saranno supplementari, e con il meccanismo drammatico della “sudden death” (o del “golden goal”, se vogliamo usare termini meno catastrofici). Dopo 7 minuti e 40 secondi, Sidney Crosby da Halifax, Nova Scotia, con un tiro che idealmente attraversa tutta la Nazione dalla sua città natale sull’Atlantico a Vancouver sul Pacifico, butta il puck nella rete. Era il 14° oro di quell’Olimpiade e l’ottavo titolo olimpico dell’hockey canadese; due primati che vennero battuti con quell’unico tiro ai danni dell’ex URSS. Il pubblico era in delirio. Quel disco di gomma ora è in un museo.

Detto dell’incredibile errore dell’olandese Sven Kramer, che nel pattinaggio di velocità dopo aver vinto i 5.000 metri domina anche i 10.000, ma che viene alla fine squalificato per un cambio proibito di corsia che gli fu incredibilmente indicato dal suo allenatore, veniamo alle dolenti note azzurre.

Zoeggler riesce nell’impresa di portarsi a casa la quinta medaglia su cinque olimpiadi, anche se solo di bronzo. Anche Arianna fontana nello short track conferma la medaglia meno pregiata che conquistò a Torino 4 anni prima. Ma le medaglie in totale furono solo 5, con un solo oro, quello di Giuliano Razzoli in slalom speciale, 22 anni dopo Tomba. Riuscì a battere per 16 centesimi il croato Ivica Kostelic, fratello della pluricampionessa olimpica Janica. Strana la storia di “razzo”, come Giuliano è soprannominato nell’ambiente. A 22 anni fu solo apripista nelle gare di Slalom Speciale a Torino, e da apripista fece segnare il terzo tempo assoluto della prima manche. Non faceva però parte della squadra. Nel 2010 ottiene, poco prima delle olimpiadi, la sua prima vittoria in coppa del mondo. Nel 2011 un infortunio lo taglia fuori dalle prime posizioni, dove non tornerà più. Quello di Giuliano è, ad oggi, l’ultimo oro azzurro delle Olimpiadi Invernali. Un disastro, con l’unico contentino del primo podio nella combinata nordica da parte del friulano Pittin, bronzo. L’argento di Pietro Piller Cottler nel fondo completa lo scarsissimo medagliere azzurro. Era cominciato il periodo buio.

[Continua]

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