venerdì, Agosto 6

Olimpiadi Invernali: sci di fondo, l’ esibizionista Pita Taufatofua L’esibizionismo mostrato dall’ altissimo atleta del regno di Tonga rischia di rovinare tutto?

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A Sochi, quattro anni fa, l’unico rappresentante dello stato polinesiano fu lo slittinista Bruno Banani. Più che una bella storia di sport, però, fu in quel caso una discutibile strategia di marketing spinto alle sue estreme conseguenze a portare l’atleta alle Olimpiadi. Bruno Banani nasce infatti con il nome di Fuhaea Semi, ma decise di cambiare l’anagrafica originale con quella attuale, uguale a quella di una marca di un’azienda tedesca di biancheria intima, in cambio del finanziamento dei propri allenamenti, diventando così uno dei primi casi di “sponsor umano”. Decisione che fu all’epoca fortemente criticata, critiche che oggettivamente ci sentiamo di condividere.

Quest’anno, invece è il trentaquattrenne Pita Taufatofua a competere nello sci di fondo.  Sembra quasi la classica storia olimpica: un ragazzo di una piccola nazione prova – e riesce – a gareggiare in uno sport che è sconosciuto in patria, riuscendo nell’impresa di partecipare alla più importante manifestazione sportiva esistente. Ma l’esibizionismo mostrato dall’altissimo atleta (oltre un metro e novanta) del regno di Tonga rischia di rovinare tutto: molto – troppo –  presente sui social, ci tiene a sottolineare le sue “imprese” postando in contrazione sui vari siti, rischiando anche svarioni come quello di definire l’Islanda, il posto dove ha ottenuto il pass per Pyeongchang, «La fine del mondo», che detto da un Tongano non sembra proprio un’espressione felice.

Già atleta di Tae Kwon Do alle Olimpiadi di Rio di due anni fa dove uscì praticamente subito con una 16-1 a sfavore che la dice lunga, Pita si presentò nella cerimonia di apertura di quei Giochi come portabandiera in costume tipico della sua nazione, ossia a torso nudo e con un gonnellino. Essendo un bel ragazzo, ed oltretutto avendo il corpo ben oliato per far apparire i suoi muscoli nella miglior maniera possibile, il video che lo immortalava divenne subito virale. In pochi avrebbero scommesso sul fatto che nella cerimonia di apertura a Pyeongchang, con 20 gradi sottozero, Pita avrebbe replicato lo stesso ingresso fatto in occasione della cerimonia di apertura brasiliana. Ma – evidentemente – l’esibizionismo  ha avuto la meglio sul gelo, ed il polinesiano ha portato la bandiera del suo Paese di nuovo a torso nudo, facendosi ammirare anche questa volta.

Certo, è un peccato. Lo sforzo di allenarsi in Islanda per ottenere il minimo necessario alla qualificazione avrebbe meritato molta più attenzione e rispetto che non il fatto di mettersi in mostra attirando svenevoli occhiate languide da parte di appassionate ed appassionati cultori del bel fisico. Non si è arrivato di certo ai livelli di Bruno Banani, ma insomma sembra quasi che lo scopo della presenza del tongano si sia esaurito in quella sfilata Cosa confermata dal suo 114° posto in gara. Lo spirito olimpico deve – ed è un bene – favorire la partecipazione di tutti, a nostro modo di vedere, ma non a tutti i costi. “Citius, Altius, Fortius” (Più veloce, più in alto, più forte) è il motto del CIO sin dalla sua fondazione. Non sembra che l’estetica del fisico sia compresa.

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