Olimpiadi invernali: quelle prime edizioni nella norma Sankt Moritz e Lake Placid, ecco come andarono i primi Giochi

Faticosamente superata la prima edizione (che nessuno voleva), quella del 1926, dei Giochi olimpici invernali (Olimpiadi invernali), l’edizione successiva si tenne, nel 1928, a Sankt Moritz, in Svizzera, ‘svincolando‘ così l’Olimpiade invernale dall’essere nella stessa Nazione di quella estiva. Del resto, i giochi estivi si sarebbero tenuti ad Amsterdam, non proprio una Nazione adatta per sci e bob…

Si tornò alla canonica ‘settimana di gare’: apertura l’11 febbraio, chiusura il 19. Poche variazioni rispetto all’edizione precedente: fuori il curling, la Pattuglia Militare ridotta a sport dimostrativo, entra solo lo Skeleton (una varietà di gara con lo slittino che prevede di sdraiarsi proni sull’attrezzo, con la testa in avanti ed i piedi indietro. Edizione, oltretutto, ‘funestatadal bel tempo: si arrivò addirittura a 25 gradi centigradi!

Fu, come al solito, la Norvegia a fare la parte del leone, con 6 medaglie d’oro su 14. In generale, le Nazioni scandinave di medaglie d’oro ne conquistarono 10, lasciando le briciole agli altri: due medaglie agli USA nel bob e nello skeleton, il solito imbattibile Canada nell’hockey ed una sorprendente Francia nel pattinaggio di figura a coppie.

In questa disciplina, vinse la gara femminile una quindicenne che è la prima verastar‘ sia della specialità sia dei Giochi Invernali. La norvegese Sonja Henje, come detto, partecipò anche a Chamonix quando era poco più che una bambina, arrivando ultima, ma a Sankt Moritz era già affermata: aveva vinto i mondiali dell’anno prima e ci si attendevano grandi cose da lei. Le confermerà tutte. Sonja sbaragliò la concorrenza arrivando oltre 200 punti sopra la seconda. Tanto per fare un paragone, la differenza tra la medaglia d’argento e di bronzo fu di soli 4 punti.

Fino al 1936 sarà la regina incontrastata della specialità, con tre Olimpiadi (tra i pochissimi che possono vantare tale record), dieci campionati mondiali e sei europei. Atleta totale, si cimentò anche nello sci, nel tennis e persino nell’automobilismo. Nel 1936 passò al ‘professionismo’ emigrando negli USA, dove diventerà un’attrice famosa, protagonista di commedie sentimentali che la vedevano spesso sui pattini, anticipando ciò che Esther Williams avrebbe poi fatto con il nuoto sincronizzato. Morirà, a soli 57 anni, di leucemia, sull’aereo che la stava riportando nella sua Oslo.