sabato, Maggio 8

Olimpiadi invernali: quando nessuno le voleva Per curioso che possa sembrare, il primo oppositore dei giochi invernali fu proprio il barone Pierre de Coubertin

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Per curioso che possa sembrare, il primo oppositore dei Giochi invernali, la cui ventitreesima edizione è ormai imminente a Pyeongchang, in Corea del Sud, a partire dal 9 febbraio, fu proprio il barone Pierre de Coubertin. Nel ricreare quel sogno sportivo e di fratellanza tra i popoli chiamato ‘Olimpiadi’, infatti, voleva assicurarsi che i Giochi svolti fossero universali, e quindi si spese per selezionare discipline sportive non regionali, come lui pensava fossero quelle su ghiaccio o su neve.

Già un anno dopo la prima edizione di Atene del 1896, il membro svedese del neonato Comitato Olimpico Internazionale (CIO), Viktor Gustav Balck, propose una sessione delle olimpiadi della durata di una settimana per la disputa dei Giochi invernali, ma de Coubertin si oppose. Tutto sommato, il pattinaggio su ghiaccio era previsto come disciplina durante i Giochi estivi, e anche se non si era disputata la gara ad Atene, si sarebbe effettuata la competizione, prima o poi. L’occasione venne per i Giochi di Londra del 1908, dove quella infinita edizione delle Olimpiadi (iniziò in aprile per concludersi in ottobre) venne divisa in Giochi ‘primaverili’, ‘estivi’ ed ‘autunnali’. Proprio durante questi ultimi vennero svolte le quattro gare di pattinaggio sul ghiaccio.

I membri del CIO tornarono all’attacco, chiedendo questa volta una settimana dedicata ai Giochi invernali per le successive Olimpiadi del 1912 a Stoccolma. Sembrava il posto perfetto, la capitale svedese, per veicolare anche questi sport, che erano sicuramente di gran voga in Scandinavia. Promotore della cosa fu un italiano, il nobile Eugenio Brunetta d’Usseaux, un piemontese all’epoca segretario generale del Comitato Olimpico. Ma stavolta, curiosamente, si opposero proprio gli scandinavi.

Cosa era Successo? Di fronte al rifiuto di avere i ‘propri’ sport alle Olimpiadi, le Nazioni scandinave avevano organizzato, proprio grazie a Balck, i Giochi Nordici, manifestazione che si tenne principalmente nella capitale svedese con cadenza prima biennale, poi quadriennale e dedicata esclusivamente agli sport invernali. Temendo quindi un oscuramento della propriacreatura‘, i padroni di casa dell’edizione del 1912 si opposero. Brunetta d’Usseaux tornò all’attacco, ed ottenne una settimana di Giochi, chiamati ‘Skiing Olimpia‘ nella foresta nera tedesca per il 1916, anno in cui l’Olimpiade si sarebbe dovuta svolgere a Berlino. Ma la Grande Guerra cancellò tutto.

Terminata la tragedia della I Guerra Mondiale, nel 1920 ad Anversa il pattinaggio su ghiaccio tornò a far parte dei Giochi olimpiciestivi‘, assieme ad un torneo dimostrativo di Hockey. Ma i tempi, ormai, erano maturi per avere una manifestazione interamente dedicata agli sport invernali. Preservando le forme (cosa a cui de Courbertin teneva tantissimo), nel 1921 venne patrocinata dal CIO unaSettimana Internazionale degli Sport Invernalida tenersi a Chamonix, sul versante francese del Monte Bianco, nel 1924, anno delle Olimpiadi di Parigi (e la scelta della stessa Nazione non fu sicuramente un caso). Non si sa cosa sperasse il barone belga, se in un successo della manifestazione o in un insuccesso della medesima. Di certo, quell’evento fu un successo importante: la settimana divennero 10 giorni (dal 25 gennaio al 5 febbraio del 1924) e gli spettatori furono oltre 10.000, per l’epoca un vero ‘boom’.

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