domenica, Ottobre 24

Olimpiadi invernali: Lake Placid ’80, l’edizione delle imprese storiche Alcune gare sono rimaste ancora oggi nella memoria collettiva come delle vere imprese sportive

0

La scelta per la sede delle XIII Olimpiadi invernali del 1980 fu semplice, in quanto le candidature, alla fine si ridussero ad una sola: quella della piccola Lake Placid nello stato di New York, che ottenne così l’onore di ospitare i giochi per la seconda volta dopo il 1932, terza città ad avere due edizioni dei giochi dopo Sankt Moritz e Innsbruck.

La cittadina (circa 5.000 abitanti) era rimasta piccolissima, e le difficoltà logistiche furono enormi, molto di più che non 48 anni prima, considerando le dimensioni che un evento del genere aveva assunto negli anni. Difficoltà quasi tutte superate, grazie alla voglia di farcela del presidente del comitato organizzatore reverendo Bernard Fell. Alla fine, a gareggiare a Lake Placid dal 14 al 23 febbraio 1980 ci saranno meno atleti (1.072, circa 200 in meno rispetto ad Innsbruck 1976), nonostante le competizioni fossero salite a 38, ma lo stesso numero di nazioni partecipanti, 37. Va segnalato che per la prima volta partecipa la Cina, provocando così il boicottaggio di Taipei.

Già, la politica: i giochi invernali negli USA, con quelli estivi che erano stati assegnati a Mosca, sembrano quasi un paradosso, visto che proprio nel 1980 si tocca uno dei periodi più ricchi di tensione della guerra fredda. Gli USA, in risposta all’invasione sovietica dell’Afghanistan, stavano minacciando di boicottare i giochi olimpici estivi in URSS proprio mentre organizzavano quelli invernali in casa loro. Problema non da poco per il CIO. La promessa USA di boicottaggio (con tutto il codazzo di nazioni al seguito, alla fine saranno 65) verrà formalizzata solo dopo la fine dei giochi di Lake Placid, ma è indubbio che l’atmosfera giocosa delle Olimpiadi si stava ormai dissolvendo: la paura di tornare agli orrori di una guerra mondiale era, in quel periodo, reale.

Eppure fu un’olimpiade, per certi versi, storica: alcune gare sono rimaste ancora oggi nella memoria collettiva come delle vere imprese sportive. Non tanto per i risultati complessivi (le solite URSS e Germania Est, con 10 e 9 medaglie d’oro rispettivamente, fecero la parte del leone vincendo la metà della gare in programma), ma per il significato – non solo agonistico – di ciò che era successo.

Dal pattinaggio di velocità arriva la prima stella di questi giochi: lo statunitense Eric Heiden a 22 anni ancora da compiere era uno dei favoriti, ma nessuno avrebbe previsto il clamoroso en plein che il ragazzo del Wisconsin avrebbe realizzato: vinse tutte e cinque le gare in programma: 500, 1.000, 1.500, 3.000 e 10.000 metri. Un record ancora oggi ineguagliato. Considerando il bronzo della sorella nei 3.000 metri femminili, Gli Heiden conquistarono 6 delle 12 medaglie USA di quell’edizione delle Olimpiadi. Heiden era un atleta totale e polivalente, che dopo queste Olimpiadi divenne professionista … nel ciclismo. Partecipò a Giri d’Italia e Tour de France prima di ritirarsi dalla carriera agonistica nel 1990. A quel punto, diventa un valente medico ortopedico, tanto da essere ingaggiato dalla nazionale USA per i giochi Invernali di Salt Lake City del 2002. Carattere non semplice, declinò l’invito ad essere un tedoforo di quei giochi, quando seppe che non sarebbe stato lui ad accendere il braciere. «Per farlo, forse, dovevo vincere anche le gare femminili», ha dichiarato molto polemicamente in quel caso.

Ad accendere quel braciere, nel 2002, causando il dispetto di Heiden, sarebbe stata la squadra statunitense di Hockey su ghiaccio che aveva partecipato – e vinto – al torneo olimpico di Lake Placid del 1980. Fu quello l’evento del ‘miracle on ice’, il miracolo sul ghiaccio che fu una partita che, come Italia-Germania del 1970, finì 4-3. Entrambe sarebbero passate alla storia come la ‘partita del secolo’, ovviamente nelle rispettive discipline.

In quel torneo, che vide il ritorno del Canada che avrebbe però incredibilmente mancato il girone finale, gli USA partivano sfavoriti: cosa potevano gli hockeisti dei college universitari (i professionisti della National Hockey League erano esclusi dai giochi) contro lo squadrone URSS, formato da dilettanti solo di nome e che aveva già vinto le ultime 4 edizioni dei giochi? Oltretutto, in quel girone finale si sarebbero giocate solo due partite, portandosi in dote i risultati del turno eliminatorio, ed i sovietici partivano già con il vantaggio di un punto su USA e Svezia, e di due sulla Finlandia.

In quella partita, giocatasi il 22 febbraio del 1980, per tre volte l’URSS andò in vantaggio, e per tre volte fu raggiunta dai giovanottoni a stelle e strisce. A circa metà del terzo ed ultimo tempo, il capitano della squadra statunitense, Mike Eruzione (di chiare origini italiane) si ritrova incredibilmente smarcato e riesce a segnare il punto del 4-3. Da li, per gli americani, partono 10 minuti di sofferenza e di difesa ad oltranza, che portano sugli scudi il portiere Craig. E’ da questa partita che il coro dei tifosi statunitensi ‘IU-ES-EI!’ (USA) divenne popolare. Memorabili gli ultimi secondi del commento del telecronista della ABC che raccontò l’evento: «Mancano 10 secondi, nove otto, stiamo scandendo il tempo. Credete nei Miracoli? Si!». In quel momento, la squadra che, secondo il suo allenatore Herb Brooks, «non aveva abbastanza talento per puntare sul talento» aveva battuto i mostri sacri sovietici, e si era portata in vantaggio per 3 punti a 2 nel girone. Ma non era finita: per avere l’oro gli USA dovevano battere la Finlandia il giorno dopo, ed alla fine del secondo tempo gli scandinavi erano in vantaggio 2 a 1. Prima del terzo ed ultimo tempo Brooks, che evidentemente era prodigo di frasi ad effetto, sferzò i giocatori dicendogli che «se perdete, vi porterete la sconfitta nella vostra tomba del c…o!».

Non si sa se fu la sgridata o cosa altro, fatto sta che gli USA segnarono tre reti e vinsero quella partita per 4 a 2. L’oro era realtà. Il capitano Mike Eruzione (la cui sorella Connie è stata la prima moglie di Giorgio Chinaglia) disattese il protocollo, e portò tutta la squadra sul gradino più alto del podio a ricevere la medaglia. Una storia degna di un film, ed infatti ne hanno fatti ben due: il primo nel 1981 ed il secondo nel 2004, poco dopo la morte di Brooks in un incidente d’auto.

Nello sci alpino, unica disciplina nella quale i colossi dell’Est non erano protagonisti, si registrò il trionfo di Stenmark, probabilmente il più forte sciatore di tutti i tempi, in entrambi gli Slalom, mentre in campo femminile la sciatrice del Liechtenstein Hanni Wenzel manca di poco la tripletta: vince l’oro in entrambe gli slalom ma si dovrà arrendere in discesa all’eterna Moser Proell, vincitrice di sei coppe del mondo dal 1971 al 1979. La Wenzel vincerà la coppa proprio in quel 1980, quando in campo maschile trionfò – nella stessa manifestazione – il fratello Andreas.

Magrissimo il bottino azzurro: solo due argenti nello slittino. Sarebbe andata un po’ meglio a Sarajevo nel 1984.

[Continua]

[vedi le precedenti: PARTE 1 qui PARTE 2 qui PARTE 3 qui PARTE 4 qui PARTE 5 qui PARTE 6 qui PARTE 7 qui PARTE 8 qui PARTE 9 qui PARTE 10 qui]

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->