domenica, Settembre 26

Olimpiadi Invernali: Innsbruck ’64 tra tecnologia e fatalità Preparazione attenta e non priva di difficoltà. Per non parlare dei due incidenti mortali a pochi giorni dal via

0

Il CIO voleva rimediare rapidamente l’insuccesso clamoroso dell’edizione dei Giochi Olimpici Invernali di Squaw Valley, per questo la scelta – fatta nel 1959 – di assegnare ad Innsbruck la IX edizione dei Giochi fu presa quasi all’unanimità: 49 voti su 58, con solo nove voti lasciati alla Canadese Calgary e nessuno alla finlandese Lahti, per la quale non avevano votato neanche i finlandesi stessi. Si tornava così in Europa, ed in uno dei posti più famosi per quanto riguarda gli sport invernali.

Preparazione attenta e non priva di difficoltà, quella degli austriaci: reintrodussero il Bob, fece la sua comparsa per la prima volta lo slittino, e furono allestiti ben due trampolini per il salto con gli sci. Oltre a quello normale, con il punto di atterraggio medio fissato a 80 metri (da qui il nome K80), ci fu anche quello più lungo, con punto di atterraggio a 95 metri (K95). Fece – finalmente – la sua comparsa anche il cronometraggio elettronico, consentendo così di misurare i tempi in centesimi di secondo. Gli effetti della buona organizzazione si videro immediatamente: quasi 1100 atleti (1.091 per l’esattezza) da 36 nazioni sarebbero andati ad Innsbruck per gareggiare in 34 gare.

Non tutto andò comunque per il verso giusto: quell’inverno 1963-64 fu eccezionalmente mite, e per garantire la regolarità delle gare si dovettero portare a valle oltre 50.000 metri cubi di neve per le gare di sci, ed oltre 40.000 blocchi di ghiaccio per quelle di Bob e slittino. Oltretutto, i giorni prima dell’inizio furono funestati da due incidenti mortali: sei giorni prima della cerimonia di apertura, l’anglo-polacco Kazimierz Kay-Skrzypecki, di 54 anni, ex pilota della RAF si ribalta con il suo slittino mentre prova la pista, perdendo la vita. Tre giorni dopo tocca al diciannovenne australiano Ross Milne, discesista, che in un tratto di bordo pista, dove si era posizionato per evitare l’eccessivo affollamento degli atleti sul percorso durante l’allenamento si schianta contro un albero, urto che gli fu fatale.

Curiosa fu la presa di posizione del CIO: il rapporto disse che «poichè Ross aveva solo 17 anni (sbagliarono l’età, anche) il CIO si domanda se è il caso che persone senza esperienza possano competere in sport invernali, che non sono privi di rischi». Tale rapporto fu duramente contestato dagli australiani: «A nostro modo di vedere, oltre ad avere 19 anni e non 17, Ross Milne era un sciatore molto esperto. Gareggiava nei campionati australiani da almeno quattro anni, e lo consideravamo molto competente. Era già stato in Europa prima, e l’incidente non lo possiamo considerare dovuto alla sua mancanza di abilità». Un bel pasticcio, tanto più che nel rapporto ufficiale, del sovraffollamento della pista non si parla affatto, ma solo del fatto che Milne prese un sasso.

Che il CIO non avesse ragione è comunque dimostrato dal fatto che alcune misure di sicurezza per quella pista alla fine furono prese, anche in considerazione di un incidente, fortunatamente non mortale, capitato ad uno sciatore del Liechtenstein. La federazione australiana si prese la rivincita 5 anni dopo, quando il fratello di Ross, Malcolm Milne, fu il primo australiano a vincere una gara di coppa del mondo di sci in Val d’Isere.

Comunque, era tutto pronto: il 29 gennaio 1964 si tenne la cerimonia di apertura dei giochi, che sarebbero durati 12 giorni, fino al 9 di febbraio. E fu il solito trionfo sovietico, con undici medaglie d’oro su 34 e 25 in totale, più che doppiando l’Austria, seconda con 4 medaglie d’oro. Hockey (con il Canada per la prima volta fuori dal podio), pattinaggio di velocità con 5 medaglie d’oro su 8, biathlon e sci di fondo femminile: l’URSS non temeva rivali. In particolar modo a brillare fu una donna: la venticinquenne Lidija Pavlovna Skoblikova che vinse tutte e quattro le gare di velocità, unica fino ad ora, portando a 6 le medaglie d’oro totali vinte dopo le due che aveva conquistato, sulle distanze più lunghe dei 1500 e 3000 metri, a Squaw Valley. Un personaggio tipicamente sovietico, algido nelle sue vittorie e molto ben inserita nei gangli burocratici di quel regime, tanto da essere poi nominata presidente della federazione di pattinaggio del suo paese, e da essere onorata dai russi anche dopo la fine dell’Unione Sovietica, portando, a 75 anni, la bandiera olimpica ai giochi di Sochi del 2014. Un’atleta, come gran parte di quelli provenienti dall’URSS, poco incline ai rapporti umani con altri che non fossero sovietici, che faceva parlare i risultati ottenuti per se.

Gli austriaci, che puntavano tantissimo sullo sci alpino, tanto da passare sopra alla consueta diatriba sul professionismo che da sempre gravava sugli atleti olimpici, dovettero cedere tre delle sei medaglie d’oro ai francesi. Nello sci femminile, in particolar modo, furono due sorelle di 18 e 21 anni, Marielle e Christine Goetschel, a spartirsi oro e argento negli slalom speciale e gigante.

Ma il protagonista più olimpico di questi giochi non è una medaglia d’oro, ed è italiano. Eugenio Monti era una giovane promessa dello sci alpino, con la carriera però stroncata da due gravi incidenti. Passato quindi al Bob, divenne un campione anche li. Fu il portabandiera italiano durante la cerimonia di apertura. Nella gara di Bob a 2, che Monti, ormai trentaseienne, correva assieme a Sergio Siorpaes, l’equipaggio britannico dopo la prima manche si trovò con un bullone rotto. Monti (soprannominato il Rosso volante da Brera, per il colore del suo Bob) gli fece dono di uno dei suoi, e con quel bullone i britannici vinsero l’oro, relegando l’equipaggio di Monti al terzo posto (secondo fu un altro equipaggio italiano, quello di Zardini e Bonagura). Alla stampa italiana, che incredibilmente lo criticava, rispose «Nash (il britannico, ndr) non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce». Tanta lealtà sportiva gli valse, primo atleta assoluto, la medaglia de Coubertin, che il CIO aveva deciso di assegnare a quegli atleti che avessero dimostrato l’autentica lealtà sportiva.

Monti si prese la sua rivincita quattro anni dopo a Grenoble, e fu uno dei momenti più belli della sua intensa e tragica vita. In tarda età, dopo un traumatica separazione dalla moglie, e dopo la morte di un figlio per overdose, verrà colto dal morbo di Parkinson. Si suiciderà con un colpo in testa nel 2003.

Il nove febbraio 1964 finivano così i migliori giochi Olimpici invernali mai organizzati fino ad allora. Dopo Squaw Valley, il CIO aveva saputo recuperare la fiducia degli atleti e delle federazioni.

[Continua]

[vedi le precedenti: PARTE 1 qui PARTE 2 qui PARTE 3 qui PARTE 4 qui PARTE 5 qui PARTE 6 qui

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->