mercoledì, dicembre 19

Olimpiadi invernali: Cortina ’56, tra festa e futuro Dopo essersi vista annullare i giochi del 1944, finalmente la cittadina veneta, nel 1949, ebbe la sua rivincita

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E venne, finalmente, la volta dell’Italia, in particolar modo di Cortina d’Ampezzo. Dopo essersi vista annullare i giochi del 1944, quando il mondo era impegnato in attività meno gioiose, ed aver perso contro Oslo per l’edizione del 1952, finalmente la cittadina veneta, nel 1949, ebbe la sua rivincita: avrebbe organizzato i settimi Giochi Olimpici Invernali, quelli del 1956, vincendo nettamente (31 voti su 39) sulle candidature di Montreal e Colorado Springs.

In sette anni la Regina delle Dolomiti riuscì a creare – o a pesantemente riorganizzare – ben 10 impianti, creando così tutte le strutture necessarie per avere realmente una festa dello sport. Non si badò a spese, ovvio: la previsione di due miliardi e mezzo di lire di spesa che il CONI aveva preventivato (600 milioni di lire annue tra il 1951 ed il 1955) non bastarono, e si arrivò ad una costo finale di oltre 3 miliardi di allora, circa 48 milioni di euro attuali. Il costo aggiuntivo fu coperto da grandi aziende del nord come la FIAT e l’Olivetti. Spesa che rientrò solo per un sesto, oltretutto; leggiamo dal rapporto del CIO infatti che i ricavi furono di circa 500 milioni di lire, includendo anche il riuso di alcune infrastrutture per i giochi estivi di Roma del 1960.

Tutto questo impegno vide protagonisti due nobili, espressione dello sport dilettantistico d’anteguerra: Alberto Bonacossa, che fu pattinatore nel 1920, editore della Gazzetta dello Sport e membro italiano del CIO, grande sponsor di questi giochi che purtroppo non vedrà (morì nel 1953) e Paolo Thaon di Revel, olimpionico di scherma sempre ad Anversa, Presidente del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi.

Strutture nuove ed infrastrutture per certi aspetti rivoluzionarie, oltretutto: per la prima volta l’evento è trasmesso in diretta dalla RAI, che aveva iniziato le trasmissioni su scala nazionale solo due anni prima. L’Italia, che era all’inizio del suo boom economico, avrebbe dato con questo evento, e con le Olimpiadi estive del 1960 a Roma, il meglio di sé.

Il successo ci fu: 924 atleti da 32 nazioni. La Germania si presentò unita, e questa volta davvero, con atleti provenienti sia dall’Ovest sia dall’Est, e per la prima volta si ebbe la partecipazioni, ai giochi invernali, dell’URSS. E che partecipazione! Risulterà alla fine prima nel medagliere, con 7 ori su 25 totali, scalzando il predominio storico della Norvegia, che in quest’edizione racimolerà solamente quattro medaglie, di cui due d’oro. Del resto, per la prima volta era lo sci alpino, e non quello nordico, il vero protagonista dei giochi.

Il 26 gennaio 1956 si aprirono i giochi: assieme a episodi storici, come fu il giuramento olimpico pronunciato per la prima volta da una donna, quella Giuliana Minuzzo bronzo in discesa ad Oslo quattro anni prima, ci furono anche piccole meschinità: come quella di dare a Zeno Colò, campione olimpico di discesa uscente al centro di una controversia per il solito professionismo, solo un banale ruolo da tedoforo, riservando invece l’ultimo tratto – e quindi l’accensione della fiamma olimpica – a Guido Caroli, un onesto, ma nulla più, pattinatore veloce che non era mai andato oltre il 28° posto alle olimpiadi. Caroli che oltretutto fu anche bravo: inciampato su cavo per le comunicazioni, cadde ma riuscì a non far spegnere la torcia.

Tutto, quindi, poteva iniziare: il tempo era perfetto per i giochi, non si registrarono infatti ritardi o annullamenti di gare.

Dominio statunitense nel pattinaggio di figura, e sovietico in quello di velocità; URSS che sconfiggerà oltretutto i canadesi sul loro terreno preferito: quello dell’hockey su ghiaccio, vincendo il torneo e relegando i nordamericani ad una medaglia di bronzo. La Finlandia raccoglie i suoi tre ori nel Salto con gli sci e nello sci di fondo, dove anche l’URSS conquista due medaglie del metallo più pregiato.

Ci sono le solite storie che fanno parte di tutte le olimpiadi: da Tenley Albright, la statunitense figlia di un importante chirurgo che, colpita dalla poliomelite ad undici anni, riuscì a guarire ed a vincere quell’edizione dei giochi nel singolo femminile anche dopo una brutta ferita lacerocontusa al piede sinistro che si era procurata con la lama del pattino, a Sixten Jernberg, di professione taglialegna, che vincerà a 27 anni la gran fondo di 50 Km alla sua prima partecipazione, fino al greco Papageorgiou, ottantasettesimo nello slalom speciale maschile a quasi 4 minuti e mezzo (minuti, non secondi) dal vincitore, a dimostrazione che il partecipare ad un evento del genere è per tanti la cosa più importante, nel pieno spirito di de Coubertin. Ma il protagonista unico e solo di quei giochi è lo sciatore austriaco Anton Toni Sailer, che vince, ed è il primo caso, tutte e tre le medaglie d’oro nelle specialità dello sci alpino, mancando la combinata semplicemente perché, in questa edizione dei giochi, non era prevista.

Non ancora ventunenne, di Kitzbuhel, ebbe l’onore di essere, in quanto l’atleta più giovane, il portabandiera della sua squadra nella cerimonia di apertura. Tre giorni dopo stravince lo slalom gigante, rifilando 6 secondi a due decimi al secondo classificato, un distacco questo che è tuttora il maggiore tra una medaglia d’oro ed una d’argento in qualsiasi disciplina di sci alpino alle olimpiadi. Tre giorni dopo, nello slalom speciale, rischia di non partire: si sveglia tardi e, arrivato giusto in tempo, ottiene il pettorale numero 15 senza neanche riuscire a fare un sopralluogo del tracciato. Ma è un momento magico per lui: sbaraglia anche qui la concorrenza dando 4 secondi all’argento e 5 e mezzo al bronzo.

Infine, in discesa libera, il 3 febbraio, l’impresa viene portata a termine: nonostante una rottura dei lacci che tenevano legati gli scarponi agli sci, prontamente riparata da un allenatore della squadra italiana, Sailer vince anche questa gara. Citiamo dal rapporto Olimpico: «Occorre sottolineare come merita la magnifica vittoria di Toni Sailer. Questi Giochi di Cortina resteranno contrassegnati dal triplice colpo da lui realizzato. È un fatto senza precedenti, che può spiegarsi solo con la coincidenza perfetta, calcolata (e quanto rara!) di una condizione fisica impeccabile, di una tecnica perfettamente a punto e di una intelligenza superiore».

E gli italiani? Magrissimo bottino, tutto nel bob. Doppietta azzurra  – oro e argento – in quello a due e argento in quello a quattro. Bob, oltretutto, che alle prossime edizioni dei Giochi non sarà neanche presente.

[Continua]

[vedi le precedenti: PARTE 1 qui PARTE 2 qui PARTE 3 qui PARTE 4 qui ]

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