sabato, Maggio 15

Olimpiadi Invernali: Albertville ’92, Italia a tutta birra 14 medaglie (4 d’oro), di cui 8 solo nello sci di fondo, quando prima dell'edizione francese ne avevamo conquistate solamente due in tutto

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Quando, nell’ottobre del 1986, si tenne la riunione del CIO per decidere la sede dei XVI Giochi Olimpici Invernali del 1992, nessuno poteva neanche immaginare che le due nazioni regine delle ultime edizioni della manifestazione, URSS e Germania Est, non sarebbero esistite più. Dopo una serie lunghissima di votazioni (erano ben sette le città candidate) a spuntarla fu la francese Albertville, in Savoia, cittadina chiamata così perché fondata, nel XIX secolo, da re ‘tentenna’ Carlo Alberto. Le Olimpiadi della neve sarebbero tornate in Francia per la terza volta, dopo Chamonix nel 1924 e Grenoble nel 1968. Merito, soprattutto, della capacità organizzativa di Jean Claude Killy, presidente del comitato organizzatore e trionfatore nello sci alpino proprio a Grenoble.

URSS e Germania Est non esistevano più, dicevamo. Il repentino sfaldamento del blocco sovietico che faceva capo al patto di Varsavia aveva fatto sì che gli atleti dell’Unione Sovietica si presentassero adesso (e lo avrebbero fatto anche nelle Olimpiadi Estive di Barcellona) sotto la bandiera Olimpica con il nome di CSI (Comunità di Stati Indipendenti). La fine dell’URSS – che ebbe anche i drammatici toni che tutti noi ricordiamo con Boris Eltsin su un carro armato ad arringare la folla, fu così repentina, infatti, che cinque delle nazioni uscite fuori da quella disintegrazione (Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan, Uzbekistan) non avevano neanche fatto in tempo a creare il Comitato Olimpico Nazionale, cosa riuscita invece alle tre repubbliche baltiche di Estonia Lettonia e Lituania. La Germania, invece, si presentava unificata, e stavolta davvero, a differenza di quanto accadeva negli anni ’50 e ’60 quando l’unione era solo sportiva.

Nuove nazioni erano anche Slovenia e Croazia, una volta parte della Yugoslavia martoriata da una guerra civile, mentre la Cecoslovacchia si presentava unita per l’ultima volta prima della divisione, che sarebbe avvenuta l’anno seguente, tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Sarebbe stata anche l’ultima volta che le Olimpiadi Invernali si tenevano nello stesso anno di quelle estive. A partire dall’edizione seguente si decise di sfalsarle di due anni.

Edizione, quella di Albertiville, che era la più grande mai tenuta fino allora: con oltre venticinquemila persone coinvolte nell’organizzazione, più di 1800 atleti da 64 nazioni si sarebbero date battaglia, dall’otto al 23 febbraio 1992, in 57 competizioni. Oltre ad un aumento delle specialità, infatti, erano entrate nel programma olimpico anche le discipline dello short track, un pattinaggio di velocità dove si gareggiava tutti assieme in un anello molto corto e stretto, ed il freestyle, una sorta di sci alpino acrobatico.

Ancora dimostrativi il curling e soprattutto il chilometro lanciato. Questa disciplina, in particolare, era pericolosissima: basti pensare che il vincitore maschile arriverà a toccare quasi 230 chilometri orari di velocità. A farne le spese, nella maniera più tragica, fu il ventisettenne svizzero Bochatay, che mentre si allenava il giorno della gara andò a impattare contro un gatto delle nevi posizionato sulla pista, morendo sul colpo. Ci furono le solite polemiche relative alla presenza del mezzo, ma l’inchiesta sembrò dimostrare che non ci furono responsabilità esterne per quella disgrazia. Bochatay fu la terza vittima del giochi, dopo le due di Innsbruck 1964, ed il chilometro lanciato non apparirà mai più alle Olimpiadi.

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