domenica, Giugno 20

Olimpiadi 2024: crediamoci

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La candidatura di Roma a ospitare i Giochi Olimpici del 2024 capita come una wild card, un occasione imprevedibile piovuta dal cielo sull’atleta forse più in ribasso del momento, nella quotazione generale, ma con un potenziale enorme. Lui sa di custodirlo, in qualche recesso dell’animo ma, come il Rocky Balboa di un film amatissimo da tutti, è depresso, non ci crede più.

E non è che manchino  motivi seri, concreti per essere depressi, agli italiani e ai romani in particolare, in questo periodo fosco. Non mancano nemmeno i motivi per diffidare del futuro, temere ogni piccolo movimento che alteri l’equilibrio precario che ciascuno è andato via via costruendosi nella speranza che passi la bufera e che inizi una fase nuova, più serena se non proprio felice.

Il timore che pervade tutti, come una febbriciattola strisciante di quelle che non passano mai senza però stroncarti definitivamente, è di non essere all’altezza. Non di costruire, organizzare, creare bellezza nuova e sorprendente.  Quello l’italiano lo sa che è nelle sue corde, e che le difficoltà lo esaltano, pungolandolo a tirare fuori l’estro, il colpo di reni decisivo che trasforma il degrado di una città un film da Oscar.

La paura, il terrore che attanaglia tutti è di avere irrimediabilmente perso la guerra con la mafia, la corruzione, il malaffare invasivo e pervasivo che si è di fatto, in cinquant’anni, sostituito alla politica. Sostituito in senso completo, totale. Non solo occupando a colpi di mazzette e, se necessario, di minacce e revolverate, il ruolo di gestore della cosa pubblica ma, e questa è la cosa peggiore che possa accadere a un popolo, sottraendogli la capacità di discernere il bene dal male, di perdere la fiducia non nelle ideologie, che spesso accecano le menti, ma nella politica, come strumento irrinunciabile di esercizio della democrazia.

Molte voci si sono già levate aborrendo l’eventualità di un’assegnazione delle Olimpiadi 2024 a Roma, ed è inutile negare che i ragionamenti avanzati hanno le loro robuste fondamenta. I Giochi non sono un affare economico, il rischio di sperperi e ruberie è sempre in agguato, la “visibilità” del nostro paese è legata ad altri tipi di eccellenze, come la cultura, il paesaggio, la qualità dei prodotti.

Io sostengo che le Olimpiadi comprendono anche tutto questo, nella globalità dell’evento che sono sempre state. E che mai come in questo momento l’Italia ha bisogno di dimostrare di essere all’altezza della situazione, per recuperare una credibilità da anni ben oltre i livelli di guardia. Che l’avvio di lavori progettati e poi realizzati con intelligenza, come furono in parte quelli del 1960 per un’Olimpiade ancora ricordata da tutto il mondo come una delle più belle ed entusiasmanti della Storia, possa costituire il kick off per un risveglio industriale da troppo atteso, e per la relativa creazione di posti di lavoro nuovi di zecca, per giovani e meno giovani a tutti i livelli di qualifica.

Voglio interpretare l’inchiesta mafia Capitale come una vera inversione di tendenza all’interno del porto delle nebbie che è sempre stata la Procura di Roma. Anche perchè al pensiero positivo, in ultima analisi, non esistono alternative in cui credere, se non l’assistere a un triste, inesorabile declino.

 

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