martedì, Aprile 13

Olanda, Wilders e il dilemma della sinistra

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Ieri, 15 Marzo 2017, gli olandesi sono stati chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento. Le elezioni sono state vinte dal VVD (Volkspartij voor vrijheid en Democratie, Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia), il partito di centro destra guidato dal Primo Ministro in carica, Mark Rutte. Un’ottima performance è stata ottenuta anche dal leader Jesse Claver di GL (GroenLinks, Sinistra Verde), che è passato dal 2,3% del 2012 a un 9%, e da 4 a ben 16 seggi. Ad oggi l’Olanda è uscita indenne dalla minaccia populista di Geert Wilders, leader del Partito di destra PVV (Partij voor de Vrijheid), e l’Europa può (forse) tirare un sospiro di sollievo.

Il leader del VVD, pur essendo stato rieletto, ha perso non pochi voti rispetto all’elezioni precedenti e, dunque, sarà costretto a cercare nuove alleanze per dar vita a una coalizione di partiti in grado di condividere un programma di Governo. Conseguenze interne a parte, l’attenzione internazionale, che in queste settimane si è appuntata sui Paesi Bassi, si sposta ora su Francia e Germania. Se l’Olanda, infatti, ha evitato la deriva populista di Geert Wilders, facendo tirare il primo sospiro di sollievo ai Paesi dell’Ue, il vero banco di prova si avrà il 23 Aprile 2017, data del primo turno delle elezioni Presidenziali in Francia. L’ultimo sondaggio di Harris Interactive, del 9 marzo, vede in testa il centrista Emmanuel Macron, leader di En Marche!, a quota 26%, con Marine Le Pen, leader del Front National subito dietro a quota 25%. Dunque, quasi certamente saranno loro due ad arrivare al secondo turno elettorale che si terrà a maggio, momento in cui davvero si decideranno le sorti del populismo europeo.

Per quanto riguarda la Germania il voto si terrà a Settembre. La cancelliera Angela Merkel punta al quarto mandato consecutivo, anche se non sarà così facile ottenerlo, visto che all’interno del suo stesso partito, la CDU (Unione cristiano-democratica), vi sono fratture che la ostacolano. L’avversario più temibile per la Merkel è il leader del SPD (Partito social-democratico), Martin Schulz, nonché ex presidente del Parlamento europeo. L’ultimo sondaggio dell’INSA, condotto il 13 Marzo 2017, vede Merkel e Shulz in parità, entrambi a quota 31%, relegando il partito populista AFD (Alternative für Deutschland) all’11%.

Per analizzare i risultati del voto in Olanda sotto la luce dei prodromi che racchiude, in riferimento al sentimento politico degli europei, abbiamo intervistato Luigi Scazzieri, ricercatore presso il Center for European Policy Studies, del King’s College di Londra.

 Wilders ha conquistato seggi ma non ha sfondato. Perché? E, se non ha sfondato ora –dopo anni fatti di ISIS, crisi economica, migranti, Brexit, Trump, ecc…-, ha qualche possibilità per il futuro?

Wilders ha preso meno seggi che nel 2010. Ma ha ottenuto comunque una buona performance. Inoltre ha vinto in senso lato perché gli altri partiti hanno copiato la sua retorica, diventando molto più duri contro l’immigrazione.

 

L’UE sta sostenendo che il voto olandese ha fermato i populisti in Europa. È davvero così?

Ogni Paese europeo è un caso a sé. In realtà in Olanda Wilders non sarebbe mai riuscito a vincere. Il risultato non vuol dire che in Francia e, soprattutto in Italia, possa andare diversamente.

 

Cosa ci si può aspettare ora in Francia e in Germania? 

Difficile che il voto influenzi le elezioni in Francia e Germania. In Francia lo scenario più probabile rimane un testa a testa di Macron e Le Pen al secondo round. Al momento i sondaggi danno Macron in vantaggio di ben 20 punti. Una vittoria della Le Pen rimane quindi improbabile. In Germania gli euroscettici del AFD otterranno circa il 10-12 per cento dei voti e rimarranno comunque esclusi da ogni coalizione.

 

Dopo questo voto, l’Olanda è più di destra o più di sinistra?

Dato il tracollo dei socialisti, compensato solo in parte dal buon risultato di GroenLinks, la sinistra è minoritaria. L’Olanda è un Paese di centro (Rutte, Democristiani, D66) e di destra (Wilders).

 

Il grande vincitore del voto del 15 marzo è GroenLinks, come ampiamente previsto, ma perché gli altri partiti di sinistra hanno perso?

 I socialisti soffrono per la grande coalizione con Rutte, che ha implementato una serie di riforme del welfare, e hanno anche sofferto la mancanza di una forte leadership e di un messaggio nuovo. Tutte le forze socialiste in Europa affrontano lo stesso dilemma: se vanno verso il centro perdono gli elettori di sinistra (come appunto i socialisti in Olanda); se invece si posizionano a sinistra perdono gli elettori di centro e non riescono a sfondare (come GroenLinks).

 

Quali sono stati i punti forti della sua campagna elettorale di GroenLinks? Il GL potrebbe essere un modello per la sinistra europea?

 GroenLinks è riuscito a presentarsi come un partito nuovo meno legato alla politica tradizionale, con un leader carismatico e dinamico. Ma, nonostante la buona performance, il GL non ha sfondato. Nonostante il buon risultato ottenuto, GroenLinks si trova di fronte a un dilemma; infatti non è possibile formare un Governo di centro sinistra dato il pessimo risultato dei socialisti. Per cui o rimane in opposizione o forma una coalizione con Rutte, rischiando di fare la fine dei socialisti. Per essere un modello per la sinistra europea, GroenLinks dovrebbe riuscire a diventare un partito da 30%. Al momento la sinistra rimane minoritaria.

 

Buone le prestazioni anche dei partiti cristiani. Perché?  In Europa ci potrebbe essere un futuro per questi partiti confessionali e moderati? Possono essere una risposta alla crisi della sinistra e agli estremismi della destra?

Il buon risultato dei partiti cristiani è dovuto al fatto che erano in opposizione al Governo. Molti degli ex elettori di Rutte si sono riversati sui democristiani, ed è importante notare che anche questi partiti ́moderatiʹ hanno adottato posizioni dure nei confronti dell’immigrazione.

 

Quale sarà il futuro del partito di Wilders?

Wilders continuerà a fare quello che ha sempre fatto. Nonostante non abbia ottenuto il risultato sperato, è comunque il secondo partito d’Olanda. Inoltre, possiamo dire che abbia raggiunta una propria vittoria, nel senso che ha costretto Rutte, i democristiani e anche i socialisti ad adottare posizioni dure sull’immigrazione, ciò su cui preme da sempre.

 

La crisi diplomatica con la Turchia ha fatto bene a Mark Rutte e al suo partito, il VVD?

I sondaggi danno credito a questa ipotesi. Infatti il margine di vantaggio di Rutte si è allargato dopo gli eventi di Sabato 11, la data di inizio della crisi diplomatica.

 

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