martedì, ottobre 23

Olanda al voto, frammentata e a rischio populismi

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Quasi 13 milioni di elettori olandesi sono chiamati alle urne oggi per rinnovare i 150 seggi della camera bassa del Parlamento, in un voto considerato come un termometro della febbre popoulista e xenofoba in Europa, prima delle elezioni presidenziali di aprile/maggio in Francia e quelle legislative in Germania di settembre.
Ieri ancora il 60% dei 12,9 milioni di potenziali elettori si è detto indeciso: se votare e per chi votare. Sono 28 in totale i partiti che si presenteranno al voto, al termine di una campagna elettorale dominata dal tema dell’identità e del multiculturalismo e fagocitata negli ultimi giorni dalla crisi diplomatica con Ankara.

I seggi si sono aperti alle 7.30 ora locale e chiudono alle 21, quando saranno diffusi i primi exit poll, che nelle precedenti elezioni del 2012 risultarono molto affidabili. I primi risultati definitivi dalle circoscrizioni più piccole arriveranno già in serata, quelli delle grandi città non ci saranno prima di notte fonda. Il nuovo Parlamento si insedierà il 23 marzo, e solo allora cominceranno le trattative ufficiali per la formazione del nuovo Governo.

Complessivamente, ventotto partiti e liste saranno presenti sulla scheda. Secondo gli ultimi sondaggi, nessuna formazione dovrebbe ottenere più del 20% dei voti. Il partito liberale di destra del VVD (Volkspartij voor Vrijheid en Democratie, Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia), guidato dal Primo Ministro Mark Rutte, sarebbe leggermente in testa. Ma il Partito della Libertà il PVV (Partij voor de Vrijheid), del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders, ha una possibilità concreta di diventare il primo partito del Paese. Sarebbe la prima volta che, alle elezioni politiche di un Paese fondatore dell’Unione europea, un partito dichiaratamente anti-europeo arriva in testa.
Secondo l’ultimo studio pubblicato dal sito Peilingwijzer, il partito liberale conservatore VVD raccoglierebbe il 17% dei voti con 24-28 seggi alla camera bassa del Parlamento, ben al di sotto dei 40 di cui dispone attualmente. Rutte, che si candida per un terzo mandato alla guida di questo Paese di 17 milioni di abitanti con il 5% di popolazione musulmana, ha detto di volersi «battere con tutte le sue forze» per «evitare di risvegliarsi il 16 marzo in un Paese in cui Geert Wilders è la maggiore forza politica».
Cavalcando l’onda dei sentimenti anti-immigrati in Europa, il leader del PVV ha visto il consenso ridursi nelle ultime settimane, con il 14% delle intenzioni di voto e 20-14 seggi. «Se volete che i Paesi Bassi tornino a noi, allora cacciate quest’uomo e mettete me nella Torentje», l’ufficio del primo ministro, ha detto Geert Wilders in un acceso faccia a faccia televisivo con il Primo Ministro.
Se anche il partito di Wilders dovesse risultare come la prima forza politica in Olanda, difficilmente il politico anti-islamico potrà governare il Paese, poiché tutti i maggiori partiti hanno escluso di potersi alleare con lui. L’esito delle elezioni olandesi dovrebbe semmai confermare il trend della frammentazione politica in Europa, che rende sempre più difficile la formazione di governi politicamente stabili e coerenti.

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