giovedì, Maggio 13

Ok al ddl Boschi, fine del bicameralismo perfetto field_506ffb1d3dbe2

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Per un’Area Popolare che non appoggerà il Governo si cercheranno altri voti, «di tutti in Parlamento», afferma la relatrice del provvedimento Monica Cirinnà, quindi «lo ‘stepchild adoption‘ rimane». «Si va avanti lo stesso e non si toccano i punti di questa legge, che già è un compromesso», aggiunge Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme, «il Ncd si convinca a votare, questa è una legge prudente che non punta al matrimonio ugualitario. Non è che l’Italia può restare sotto la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e disattendere i moniti della Consulta. Divorzio e aborto furono approvati con maggioranze diverse da quella dell’allora Governo». Dovrebbe eccezionalmente arrivare l’appoggio dal MoVimento 5 Stelle, «su questo testo il nostro voto c’è», anticipa Alberto Airola, «il primo testo fu approvato dai nostri iscritti con più dell’85% di sì. Finché i compromessi sono formali, benché umilianti come il preambolo sull’assenza di riferimenti a matrimonio e famiglia, possiamo soprassedere».

Con 310 sì, 66 no (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) e 83 astensioni (M5S), la Camera approva la nuova legge sulla cittadinanza, il testo passerà ora al Senato. Il voto, in un’Aula che ha visto molte assenze, è stato apertamente contestato dai deputati leghisti, che hanno esposto cartelli con su scritto «la cittadinanza non si regala». Con le misure introdotte, se confermate dal Senato, si passerà a uno Ius Soli temperato: diventeranno cittadini italiani i figli nati nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, almeno uno dei quali con un permesso di soggiorno europeo di lungo periodo. Servirà inoltre la dichiarazione di volontà di un genitore o di chi ne esercita la responsabilità entro il 18esimo anno, altrimenti il diretto interessato potrà chiedere la cittadinanza entro il 20° anno di vita. I minori entrati nel nostro Paese entro i 12 anni saranno beneficiari del provvedimento se frequentano regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli di studio, coronati dalla promozione. La richiesta spetterà poi al genitore, che dovrà comunque avere residenza legale, o al diretto interessato sempre entro i 20 anni. La norma sarà estendibile anche a chi attualmente ha i requisiti ma, al momento dell’entrata in vigore della legge, avrà superato i 20 anni.

«Non posso nascondere l’emozione e l’orgoglio per questa dichiarazione di voto», commenta entusiasta il deputato democratico Khalid Chaouki, «è una norma di civiltà attesa 23 anni che consente di potersi riconoscere finalmente cittadino a pieno titolo». Sinistra, Ecologia e Libertà vota sì, ma ritiene la legge «anche se non perfetta, un avanzamento contro la barbarie. Peccato, avremmo potuto fare meglio se il Pd non avesse assecondato le richieste di Angelino Alfano e il Ncd», lamenta Celeste Costantino. «Così è un compromesso al ribasso che cancella tutti i riferimenti alla cittadinanza per gli adulti». «Una legge inutile che non semplifica la materia ma la complica ulteriormente», secondo i pentastellati membri della commissione Affari Costituzionali. «La legge appena approvata sarà applicabile a circa 127 mila persone su una base di 5 milioni di migranti». Diversa visione per Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, «la geniale soluzione della sinistra: regalare la cittadinanza e svendere la nostra identità, la nostra storia e la nostra cultura. Per noi la cittadinanza non può essere un automatismo ma una scelta che deve essere richiesta e celebrata. Raccoglieremo le firme per cancellare la proposta di legge con un referendum abrogativo».

Oltre alle riforme in corso di approvazione, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato in radio di quelle future. A partire dalle pensioni, «si fa, ma non improvvisata. Di leggi fatte in maniera improvvisata in passato le conseguenze ammontano ad alcuni miliardi di euro. Preferisco aspettare qualche mese, sentire le persone e fare le cose per bene». Poi la legge di stabilità, con lo sgravio contributivo sui nuovi assunti che non sarà tolto il prossimo anno, ma «ridotto gradualmente e nel 2018, quando finirà del tutto, ci sarà una misura strutturale di abbassamento del costo del lavoro. Abbasseremo l’Ires al 24%, sotto la Spagna». Contestualmente lotta all’evasione «attraverso strumenti informatici, per recuperare molto più di quanto si faccia giocando a cane e gatto sulle strade», poi portare «il limite del contante fino a 3000 euro, per incentivare i consumi». Di ritorno al Senato per la prima volta dopo la decadenza votata due anni fa, Silvio Berlusconi incontra i gruppi di Forza Italia e si sofferma anche sulle parole di Renzi, «copia male il nostro programma».

Poi il capitolo Roma, «si voterà in primavera» per Renzi, «maggio, aprile o giugno», non dopo il Giubileo dunque, «ci deve essere un intervento eccezionale per aspettare la fine del Giubileo, a oggi non lo vedo». Nel frattempo si dovrà organizzare l’interregno del commissariamento, «stiamo preparando una bella squadra tosta, non dirò un ‘dream team’, ma una bella squadrettina di più persone che possa tentare di dare una ripulita a Roma». Chi sarà il commissario però non è ancora dato sapere, «lo scopriremo solo vivendo». Il nome del candidato – politico – del MoVimento 5 Stelle invece uscirà entro gennaio, «ma non sarò io» dichiara Alessandro Di Battista. «Non ci sentiamo la vittoria in tasca e non ce la sentiremmo se ci fossi in campo io. Siamo conventi che se riusciamo a costruire un percorso importante su 3 direttrici, chiusura del programma elettorale, costruzione di una squadra di Governo e una serie di attività sul territorio, non avremo rimpianti».

Problemi anche per la Regione Lombardia, è stato arrestato oggi il vicepresidente Mario Mantovani, accusato di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Milano. In manette anche Giacomo Di Capua, collaboratore di Mantovani e dipendente della Regione, e Angelo Bianchi, ingegnere del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche. I reati contestati sarebbero stati commessi tra il giugno 2012 e il giugno 2014 e contemplano abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Ironia della sorte, la custodia è scattata proprio nella ‘Giornata della trasparenza‘ organizzata dalla Regione, dove Mantovani sarebbe dovuto intervenire insieme al governatore Roberto Maroni. Di cui ora le opposizioni in Regione chiedono le dimissioni, «bisogna aprire una riflessione su cosa sta accadendo e se si può andare avanti», commenta Enrico Brambila, capogruppo Pd. «Meglio di così la Lombardia non poteva festeggiare la Giornata della trasparenza», dichiara Dario Violo, capogruppo M5S. «Mantovani è stato arrestato, Maroni andrà a processo e risulta indagato l’assessore al Bilancio Massimo Gravaglia. Stiamo predisponendo una mozione di sfiducia nei confronti di Maroni, che si deve dimettere immediatamente». «Ci ha stupito molto questa inchiesta, conosciamo Mario Mantovani come persona corretta e siamo in attesa di notizie», commenta Berlusconi, di cui Mantovani è stato stretto collaboratore, mentre sempre da Forza Italia il governatore della Liguria Giovanni Toti si professa «garantista, con Mantovani come per tutte le persone di questo Paese. Vedremo cosa gli viene contestato nello specifico e spero possa provare la sua innocenza».

 

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