sabato, Dicembre 4

Ok al ddl Boschi, fine del bicameralismo perfetto field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


Palazzo Madama approva definitivamente il disegno di legge Boschi, che riforma il Senato e pone fine al bicameralismo perfetto, con 179 sì, 16 no e 7 astenuti. Al voto non hanno partecipato Lega e MoVimento 5 Stelle, che hanno lasciato l’Aula; si astengono Forza Italia e Sinistra, Ecologia e Libertà, no da Conservatori e Riformisti fittiani, sì dal gruppo di verdiniani Ala. Il ddl Cirinnà sulle unioni civili sarà finalmente calendarizzato al Senato entro giovedì, a deciderlo l’ufficio di presidenza del Partito Democratico, che ha così superato le resistenze degli alleati di Area Popolare. Approvato dalla Camera la legge che riforma i requisiti di ottenimento della cittadinanza per i figli di migranti nati in Italia o frequentanti di scuole italiane, si passa a uno Ius Soli temperato. Il premier Matteo Renzi, intervistato dalla radio Rtl anticipa i prossimi interventi del Governo, Silvio Berlusconi, di ritorno al Senato per la prima volta dalla sua decadenza, lo accusa di copiare male i suoi vecchi programmi. E su Roma si prospetta il voto anticipato alla prossima primavera, senza aspettare la fine del Giubileo. Resta anche da sciogliere il nodo su chi sarà il commissario straordinario. Regione Lombardia, arrestato il Vice Presidente Mario Mantovani per corruzione, manette anche per un suo collaboratore e un ingegnere del Provveditorato per le Opere Pubbliche. Le opposizioni chiedono le dimissioni del governatore Roberto Maroni.

L’emiciclo di Palazzo Madama approva definitivamente il disegno di legge Boschi con 179 sì, 16 no e 7 astensioni -dopo l’ammissione di errore della democratica Josefa Idem che ha erroneamente spinto il tasto no-  sancendo la fine del bicameralismo paritario e perfetto, anche se servirà ancora una quarta lettura della Camera. Il nuovo Senato sarà rappresentativo degli enti locali e fungerà da raccordo fra questi e lo Stato. Non avrà più la possibilità di dare la fiducia al Governo, continuando comunque a contribuire alla funzione legislativa, alla formazione e attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione Europea. Tensione durante le dichiarazioni di voto, dopo l’intervento del portavoce Gianluca Castaldi e durante quello dell’ex Capo di Stato Giorgio Napolitano escono dall’Aula i senatori del MoVimento 5 Stelle, che considerano la riforma «offensiva per il popolo italiano e l’intero Paese». Abbandonano anche molti degli esponenti di Forza Italia e quelli della Lega Nord, con la Costituzione in mano e Roberto Calderoli che mostra una bottiglia di olio di ricino dicendo «questo è il nostro futuro». Astensione preannunciata invece dai restanti forzisti e da Sinistra, Ecologia e Libertà, voto no da parte dei fittiani di Conservatori e Riformisti e i democratici Corradino Mineo, Walter Tocci e Felice Casson, mentre arriva il sì dei verdiniani del gruppo Ala, coerentemente con quanto avviato dal patto del Nazareno di inizio legislatura, e dei due forzisti Riccardo Villari e Bernabò Bocca, in contrasto con il loro partito.

In mattinata, ospite di radio Rtl 102.5, il Primo Ministro Matteo Renzi ha esortato la discussione sul ddl Cirinnà riguardo le unioni civili, «dividono da tantissimi anni, diamoci tempi certi per la conclusione in Senato. Nonostante le differenze, ci sono spazi per arrivare a una sintesi». Il riferimento è alla riluttanza di Area Popolare, contraria sia alle adozioni per le coppie omosessuali che all’equiparazione del matrimonio gay a quello eterosessuale, ma «che la legge si debba fare e non si possa rimandare lo pensano tutti», comunque garantita dal Governo «la libertà di coscienza». Così in seguito l’ufficio di presidenza del Partito Democratico ha colto la palla al balzo, approvando all’unanimità la proposta del capogruppo al Senato Luigi Zanda per calendarizzare al più presto il ddl, trovando d’accordo anche l’ala cattolica. Tempi stretti, il primo approdo in Aula fra domani e giovedì, contrario il Nuovo Centro Destra, che vede ancora «margini per una mediazione», spiega Renato Schifani, mentre Carlo Giovanardi denuncia questa decisione come una «violazione dell’articolo 72 della Costituzione e dell’articolo 44 del regolamento» in una lettera scritta al Presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->