lunedì, Giugno 27

Ognuno per sé, astensione per tutti Il quadro all'interno delle forze politiche italiane. Tutti giocano 'contro' tutti, e nessuno gioca 'per' il Paese. Tutti unitari, ma tutti vogliono ballare da soli, e il caos che ne deriva non ha nulla di calmo

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Dice Carlo Calenda: «Al voto da solo. Il terzo polo bloccherà populisti e sovranisti». Al momento il leader di Azione, nel suo orizzonte vede solo un’intesa, peraltro già cementata, con Più Europa, di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova. I sondaggi accreditano a questoaggregatoun 5 per cento di consensi. E’ possibile: voti sottratti da una parte al Partito Democratico, elettori che non vedono di buon occhio l’alleanza elettorale con il Movimento 5 Stelle; dall’altra a Italia Viva di Matteo Renzi.
Quanto a quella parte di Forza Italia che mal sopporta Lega salviniana e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ci pensa Mara Carfagna a metterci il cappello sopra. La sua convention campana ha catalizzato attenzioni ed energie. Quel terreno di caccia appare precluso a Calenda.

 

Altri ‘movimenti’: ‘GiuseppiConte se la deve vedere con la vistosa apatia del fondatore Beppe Grillo, più appannato di sempre, e l’incessante lavorio ai fianchi di Luigi Di Maio, che di Conte non condivide nulla: né per quello che riguarda la tattica, tanto meno la strategia. Il Ministro degli Esteri non è più liquidabile con lo sprezzo d’un tempo (‘bibitaro’). In questi anni si è mostrato un buon allievo di un ottimo maestro: quell’Ugo Zampetti che è una delle eminenze grigie del Quirinale: al pari del Presidente della Repubblica, nelle sue vene scorre ‘sangue ghiaccio’. Il segretario generale, con l’assenso di Sergio Mattarella, da tempo ha preso Di Maio sotto la sua protezione, e ‘luigino’ non chiede di meglio: governista e draghiano, non insegue le ubbie ondivaghe di ‘Giuseppi‘ che cerca disperatamente una sua dimensione; e ora pensa a una sorta di costituente con quello che resta dell’Articolo 1 di Pierluigi Bersani (che peraltro, al momento, resta fermo nel proposito di ritirarsi dalla politica attiva, ma poi vai a sapere, lo dicono tutti).

 

Nel PD, l’auspicato e inseguitocampo largodi Enrico Letta sembra restringersi giorno dopo giorno. Vero che il Ministro Francesco Boccia si affanna a dichiarare che non si discute né il Governo, e neppure l’intesa elettorale, unica prospettiva se si vuole sconfiggere il centro-destra; è comunque un fatto che lo stesso Letta cerca possibili piani B‘. La sortita dell’economista Carlo Cottarelli (meglio votare in autunno, gli obiettivi del governo Draghi sono stati sostanzialmente raggiunti), lo ha sorpreso: con la guerra scatenata da Vladimir Putin in Ucraina; i suoi effetti anche sulla vita quotidiana (aumento prezzi, difficoltà energetiche, ecc.); legge di stabilità da varare, e probabile impennata invernale del Covid, tutt’altro che debellata, con una sanità in crisi per il massiccio esodo di medici di base, andare a elezioni politiche? Perché una sortita del genere? Vero è, come l’esperienza dimostra, che un conto sono gli economisti, altro la politica, tuttavia…
Forse le cose sono più semplici di quanto appaiono. Fra qualche settimana, il 12 di giugno, ci sarà un doppio appuntamento elettorale: per i referendum per una giustizia più giusta; e per elezioni amministrative in importanti realtà locali.

Per quello che riguarda i referendum, Letta non è preoccupato. Nonostante molti maldipancia interni, la linea che ha imposto al partito è quella del NO ai referendum; ma la linea vera è quella di far mancare il quorum, così da evitare il confronto diretto, e al tempo stesso non inimicarsi la lobby della magistratura e dei giustizialisti del M5S.
Più complicate le amministrative: non tanto per gli avversari ufficiali‘: il centro-destra in queste elezioni si presenta diviso, confuso, privo di candidati con appeal. Il problema di Letta è una crescente disaffezione del suo elettoratonaturale‘: probabilmente si assisterà a una ‘diserzione’ di massa degli elettori, favorita anche dal fatto che il 12 di giugno le scuole già sono chiuse, e non c’è dubbio che dopo due anni di ‘clausura’ Covid, le persone vorranno affollare le località di vacanza. Il guaio che è che l’elettore ci sta prendendo gusto alla diserzione. Ormai vota circa il 40 per cento degli aventi diritto di voto. Il partito maggioritario è quello del non voto. A quell’elettorato deluso, frustrato, non più disposto a concedere preventive fiducie, nessuno sa più parlare. E per lo più è un elettorato che prima votava ‘a sinistra’.
Il rebus del segretario del PD è quello di garantirsi una stabilità interna, liberandosi dellescorierenziane; e conquistare palazzo Chigi con maggioranza di cui lui sia il perno. Se dalle elezioni amministrative uscirà senza troppe perdite, avrà campo libero per quello che riguarda la composizione delle liste per le politiche; di nuova legge elettorale non se ne parla, al massimo qualche ritocco in senso proporzionale, con il neppure troppo celato proposito di non essere costretto a legarsi preventivamente le mani, e poter creare ancora una volta, ove fosse necessario, maggioranze ‘anomale’ come quelle che sorreggono il governo Draghi oggi, i governi Conte prima.
Una cosa è certa: ilcampo largoè destinato a finire in soffitta, come pure il centro-destra che si è conosciuto fino a ieri. Cominciano a essere profondi i solchi tra Meloni, Salvini, Berlusconi, vere e proprie voragini. Vero che in politica mai dire mai, tuttavia… Stesso discorso per il centro-sinistra: Conte non ha molte carte in mano; proprio per questo accentuerà i caratteri identitari grillini; uno di questi ‘caratteri’ è l’anti-americanismo di cui un Alessandro Di Battista è alfiere. L’opposto di Letta.
Le discordie, o meglio ilcaosè destinato a crescere, aumentare. Non sarà per nulla calmo come quello immaginato da Sandro Veronesi, e poi portato sullo schermo da Antonello Grimaldi.

La legge elettorale, si diceva. Il Rosatellum, pessimo pasticcio elettorale, ha ilpregio‘ (agli occhi degli sparitocrati), di non imporre nulla a nessuno. A seconda delle convenienze, consente di creare alleanze e ‘unioni’ per quanto bislacche e posticce. Così Meloni potrà scegliere: vincere con la Lega (e con la Lega dover fare i conti) o è più conveniente correre da sola anche se con la certezza di perdere? Forse la seconda opzione sarà quella che alla fine prevarrà. Stesso ragionamento forse comincia a farsi strada nei pensieri di Letta: fino a quando farsi logorare dal M5S?
Si ipotizzi che PD e Fratelli d’Italia decidano di ‘correre’ in piena autonomia, senza fare alleanze di sorta. Potrebbero perfino riuscire nel colpaccio di assicurarsi la maggior parte dei seggi in palio, senza doverli dividere con alleati infidi. Un azzardo, ma perché no, se le altre alternative si dovessero rivelare altrettanti rischi? E poi chissà che questa mossa non induca gli alleati dell’uno e dell’altra, a più miti consigli…
Insomma, tutti giocano ‘contro’ tutti, e nessuno gioca ‘per’ il Paese. Questa la situazione, questi i fatti.

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