venerdì, Maggio 7

OGM in Europa: l’innovazione ostacolata

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È di alcuni anni fa il caso della distruzione di alcuni campi di coltivazioni OGM presso l’Università della Tuscia. In quella situazione, vennero ritenute illegali. Secondo Lei, è stato fatto un danno alla ricerca e, se sì, quali sono le sue dimensioni? 

Correva l’anno 2012 quando il Ministero dell’Ambiente, la Regione Lazio e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, rifiutava di concedere la proroga di pochi mesi per portare a termine una ricerca molto complessa. A loro giudizio la sperimentazione era divenuta illegale per cui la proroga non poteva essere concessa, ma  non perché le piante costituissero un pericolo per l’ambiente né tantomeno per la salute umana o perché non erano state rispettate le direttive. Ciò si verificò a causa di due inadempienze nei confronti della UE dello Stato Italiano, che avrebbe dovuto ottemperare entro l’anno 2007: le  Regioni italiane non avevano e ancora non hanno individuato i siti di sperimentazione. Si aggiunga inoltre la melina operata dalle Regioni: il MiPAAF non aveva e ancora non ha approvato i protocolli  di sperimentazione. Chi fa comunicazione seria, come sta dimostrando il suo giornale, non può tacere di fronte alle reiterate false affermazioni dei detrattori delle coltivazioni transgeniche che dicono di essere in ogni caso favorevoli alla ricerca. La dimostrazione lampante è avvenuta  proprio il 12 giugno di quell’anno, con l’intimazione da parte dello Stato Italiano di estirpazione e incenerimento di ben 360 piante arboree di diverse specie da frutto del campo sperimentale dell’Università della Tuscia, che da oltre dieci anni erano sottoposte a sperimentazione con regolare autorizzazione: notizia non solo passata quasi nella totale (intenzionale) indifferenza dei media a tiratura nazionale, ma anche con il plauso di alcune associazioni di agricoltori (non dei veri agricoltori).  Si sperimentavano piante tolleranti alla siccità, al freddo e a varie malattie (queste non richiedevano trattamenti con pesticidi) ma ree di essere prodotte nei nostri laboratori con tecniche biotecnologiche. La ricerca, costata centinaia di migliaia di euro, a causa della difficoltà che queste presentano nel manipolarle, e 30 anni di duri sacrifici di ricercatori, tecnici e studenti per arrivare a quel risultato, è stata distrutta da un sistema politico e amministrativo inadempiente di fronte alle direttive della UE, prima di dare la possibilità di rilevare quei dati scientifici, tra l’altro molto interessanti, di tipo agronomico, salutistico e ambientale, tanto invocati da tutti, ma a quanto pare solo a parole. Nemmeno le forti proteste della comunità scientifica internazionale e nazionale, delle accademie e associazioni scientifiche sono valse a bloccare uno scempio di sperpero di denaro pubblico e di sfregio nei confronti della Scienza. Nello stesso periodo, mentre in Italia lo Stato imponeva il rogo della complessa sperimentazione con piante poliennali, in Inghilterra un simile campo sperimentale, con piante annuali, veniva difeso da scienziati, tecnici, studenti, polizia di Stato e magistratura, dalle minacce di distruzione da parte dei Verdi. Non c’è da meravigliarsi più di tanto se si considera che l’Inghilterra investe in Ricerca 3 volte più dell’Italia: ciò è dovuto senz’altro a principi culturali diversi dai nostri ma anche a buon senso e lungimiranza, oltre che ad una corretta percezione della Scienza. Nonostante le proteste  da tutte le parti del mondo, incuranti dei finanziamenti erogati fino a quel momento, senza curarsi di prendere in considerazione i risultati importanti che si profilavano, hanno ordinato la distruzione con il fuoco. Sarebbero bastati pochi mesi di proroga per raccogliere tantissimi dati scientifici di ogni genere, vista la complessità dell’esperimento, e non sarebbero stati trasformati in cenere i centinaia di migliaia di euro, pagati dai contribuenti italiani. Non è valsa a smuovere un minimo di sensibilità nemmeno la restituzione da parte mia, il 25 febbraio 2016, durante la trasmissione  su RAI 3 “Presa Diretta”, di una onorificenza al Presidente della Repubblica (in allegato la lettera consegnata al Presidente Mattarella), motivata non solo dalla insensibilità nei confronti di trenta anni di lavoro condotti dalla ricerca pubblica sulle PGI, ma soprattutto dalla scarsa considerazione che i politici hanno nei confronti della Scienza in Italia. Nemmeno ho percepito una profonda sensibilità da parte di molti colleghi che, sempre più affamati di finanziamenti per svolgere ricerca, sono costretti ad attingere a qualsiasi fonte, anche spesso allontanandosi dalle loro competenze specifiche. Da allora progressi non ne sono stati fatti e l’Italia con questi due escamotage impedisce tuttora la sperimentazione di campo, fondamentale per tutte le piante ma in particolare per quelle di grandi dimensioni come le arboree.

Cosa genera tutto questo?

La convinzione di molti che tutto ciò che è selezionato spontaneamente dalla natura sia buono, distoglie l’uomo da certi principi naturali come quello per cui le piante si evolvono naturalmente con obiettivi totalmente opposti a quelli che l’uomo e gli animali richiedono da esse. I vecchi semi ibridi, usati dai nostri agricoltori tra l’altro acquistati dalle stesse “malfamate” multinazionali, e frutto di miglioramento genetico operato dall’uomo stesso, non assicurano più produzioni né quantitativamente né qualitativamente comparabili a quelle derivate da semi transgenici, per cui il nostro Paese è costretto ad importare grandi quantitativi di alimenti per i nostri animali. Il danno si aggrava ulteriormente perché intenzionalmente si è bloccata la ricerca in questo settore, per l’ingenuità di molti e per gli interessi di pochi, che nel nome di una lotta allo strapotere delle multinazionali, finiscono per favorirle a discapito della ricerca pubblica. La conseguenza immediata è stata l’accentuazione della dipendenza straniera per le varietà vegetali di tutte le specie, negando un’altra opportunità di sviluppo scientifico e tecnologico alla nazione, nonché di lavoro per tanti giovani. Tra qualche mese il  MIPAAF finanzierà nuovamente la ricerca su questi argomenti: sicuramente è un merito che va al Ministro, che auspica, con visione “molto ottimistica”, una prossima deregolamentazione su alcuni OGM, ma non c’è un minimo accenno alla possibilità di permettere la sperimentazione in campo. In ogni caso ciò comporta un diretto aiuto gratuito alla ricerca privata, che i detrattori degli OGM vorrebbero combattere.

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