sabato, ottobre 20

Oggi, tra asteroidi e palloni porta-pizza Il 2 luglio 1935 venne scoperto da Cyril V. Jackson l’asterioide Khama

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Il 2 luglio è una giornata che merita un ricordo per gli appassionati delle attività spaziali: nel 1935 veniva scoperto l’asterioide Khama, un sasso in navigazione cosmica della fascia principale, che è la regione del sistema solare orbitante tra Marte e Giove. Il suo scopritore fu Cyril V. Jackson un astronomo inglese scomparso nel 1988; la sua famiglia emigrò in Sudafrica e qui, a Johannesburg il cacciatore di pianeti divenne direttore dello Yale’s Columbia Southern Observatory, ma la scoperta di Khama avvenne dall’osservatorio australe presso El Leoncito, in Argentina.

La zona di cui stavamo parlando è importante perchè occupata da numerosi corpi di forma irregolare anche se sono quattro gli asteroidi più importanti dal punto di vista dimensionale: Cerere, Vesta, Pallade e Igea. Cosa sono questi corpi celesti? La fascia degli asteroidi si è formata come aggregazione di planetesimi, oggetti rocciosi primordiali alla base della formazione dei pianeti che a causa delle perturbazioni gravitazionali causate da Giove hanno vissuto violente collisioni che hanno portato alla frantumazione delle masse, probabilmente nei primi 100 milioni di anni di vita del Sole, creando impatti con altre entità planetarie più consistenti. Può essere questa l’origine della vita? Difficile ammettere o negare queste teorie, che la logica galileana pretende studiare con cura e a cui diamo atto di tutto il rigore. Per quanto riguarda la Terra, per la maggior parte annegata dall’acqua, si suppone che molti frammeti riposino da milioni –o forse miliardi- di anni negli abissi più profondi. Con i mezzi oggi a disposizione le indagini sono troppo complesse, per non dire impossibili. Però molti studiosi sono convinti che le specie animali terrestri vangano proprio dai mari.

Altro evento spaziale riconducibile alla data di oggi è il lancio della missione Giotto, nel 1985 che il 13 marzo dell’anno dopo si avvicinò a 596 km. di distanza dal nucleo della cometa di Halley. Come mai fu dato il nome di un pittore medioevale a una sonda è presto detto: Ambrogiotto di Bondone, il nostro Giotto, nel 1301 osservò la cometa proveniente dalla Fascia di Kuiper e la riprodusse per la Natività nella cappella degli Scrovegni, che si trova nel centro storico di Padova, candidata a diventare, dopo l’orto botanico del XVI secolo il secondo sito della città quale patrimonio dell’UNESCO. La sonda era un cilindro di circa un metro di lunghezza con tre piattaforme interne e fu lanciata da un Ariane 1 dalla base europea di Kourou. La particolarità di questo oggetto, che imbarcava delicati strumenti progettati e realizzati in Italia, è stata il suo recupero a fine missione per essere poi reindirizzata su altre ricerche stellari, incontrando la cometa Grigg-Skjellerup nel 1992, ad appena 200 km. dalle sue creste. Quale sia stata la conclusione delle ricerche, è facilmente comprensibile. Le sue immagini hanno mostrato che il nucleo della cometa è formato da un corpo scuro di 15 km: la cometa si è formata 4,5 miliardi di anni fa, con l’accumularsi di ghiaccio su polvere interstellare. Da questo si è dedotto che l’80% del volume è acqua e il resto è ossido di carbonio, metano e ammoniaca con tracce di idrocarburi, ferro e sodio.

Qualche sprovveduto e troppo politicizzato cronista dell’ultim’ora lo scorso anno lasciò intendere su un foglio di partito che la ricerca spaziale è roba frivola. Certo, così come la cultura, la scuola, la musica e l’arte. È per condividere questi principi, è parere di chi scrive, che il nostro Paese è costretto a far andare all’estero più progredito i giovani le cui le menti preparate vengono sfornate dalle università italiane.

E di spazio si può occupare anche la gastronomia: qualche giorno fa una pizzeria milanese ha lanciato dal giardino di Villa Arconati a Bollate una pizza agganciata a un aerostato, con tanto di gps, computer di volo che è arrivata a 47 km. di quota per poi adagiarsi dopo circa quattro ore in un casolare in provincia di Alessandria. Complimenti all’autore di questo evento, il diciottenne Jonathan Polotto, ideatore della Space Pizza Mission, uno dei simboli del made in Italy nel mondo (veramente, in Naples!). Concediamoci una considerazione, in un momento in cui tutti si sentono esperti di ogni avventura: “di musica, di medico e di cuoco ognuno crede di saperne un poco” recita un vecchio adagio dell’intellighenzia salottiera. In un primo tempo si è parlato che la pizza astronauta, ma lo sarebbe stata se si fosse allontanata di 100 km. dalla Terra, avesse nel suo condimento la burrata. Orrore!

Per lanciare il manufatto Jonathan ha acquistato il pallone aerostatico in Inghilterra con le autorizzazioni di Enac. L’intera missione è costata circa mille euro.

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