giovedì, Maggio 13

Ocse, allarme Eurozona

0

LAVORO

L’Europa è ferma, rischi per la crescita mondiale, è quanto scrive l’Ocse nel suo Preliminary Economic Assessment.
Dall’Italia, afferma il Segretario generale dell’Ocse Angel Gurría «sono state annunciate da Renzi riforme coraggiose sul mercato del lavoro» ma secondo l’Ocse la crescita nell’Eurozona ha subito una frenata a causa della debolezza delle economie di Germania, Francia e Italia, che hanno annullato l’impatto dei miglioramenti nei Paesi periferici dell’area.

L’Eurozona è sempre più l’anello debole dell’economia globale, con un «crescente rischio di stagnazione che va contrastato con una politica monetaria più incisiva, a fronte di una disoccupazione che appare destinata a rimanere alta. Il previsto allentamento del consolidamento fiscale-scrive l’Ocse– un contesto finanziario più robusto (legato in parte ai progressi sull’unione bancaria) e ulteriori stimoli monetari dovrebbero sostenere la ripresa, senza questo sostegno macroeconomico, la performance di crescita dell’area dell’euro sarà molto più debole del previsto».
«La domanda, ad ogni modo, resterà al di sotto del potenziale a causa della continua debolezza del credito e alla riduzione dell’indebitamento del settore privato, la disoccupazione ha continuato a crescere e resterà elevata e l’inflazione rimarrà al di sotto degli obiettivi».

La crescita secondo l’Ocse è stata deludente negli ultimi anni «la spesa per consumi pro capite è al di sotto dei livelli di 10 anni fa, l’investimento privato è debole, i governi hanno ridotto la spesa e aumentato le tasse, una domanda sotto tono ha contribuito a far restare l’inflazione (che continua a crescere) molto al di sotto gli obiettivi della Bce, ciò- secondo L’Ocse– lascia l’Eurozona esposta al rischio di un periodi di stagnazione ancora più lungo, con bassa occupazione e pochi investimenti, una situazione destinata ad aggravarsi  con  nuove flessioni delle aspettative di inflazione e un ulteriore indebolimento dei consumi».

L’Ocse stima un leggero rialzo per l’economia italiana che dovrebbe crescere dello 0,2% nel 2015 e dell’1% nel 2016. Si tratta di una lieve revisione al rialzo rispetto all'”Interim economic assessment” dello scorso settembre, quando per l’Italia era stata prevista una crescita dello 0,1% nel 2015.

Promozione pure per il Job Act che può contribuire-afferma l’Ocse- a creare occupazione a patto che agli annunci del governo segua un’applicazione concreta.

«I Paesi dell’area euro che hanno affrontato le crisi più dure hanno fatto considerevoli progressi nel rimuovere gli ostacoli alla concorrenza e agli investimenti, intraprendendo difficili riforme del mercato del lavoro che aiuteranno a sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro, l’Italia e la Francia-sottolinea L’Ocse- hanno di recente iniziato un processo di riforma per stimolare la crescita e creare migliori opportunità occupazionali per i lavoratori con basse qualifiche,la sfida chiave sarà far seguire agli annunci fatti un’applicazione di successo delle riforme già in cantiere»

 Dati tristi ma incoraggianti, commenta così il Presidente del Consiglio Matteo Renzi i dati diffusi oggi dall’Ocse

«I dati di oggi dell’Ocse, che dicono che l’Eurozona è il problema della mancanza di crescita dell’economia mondiale, sono molto tristi da un lato e incoraggianti dall’altro. Perché dimostrano che se l’eurozona cambia, può tornare a crescere anche l’economia mondiale»

E sulle polemiche con Junker parole chiare  «Io non ho mai detto che la commissione Ue è un covo di burocrati. Ma ora che l’hanno detto loro, mi fa quasi pensare l’idea… perché se la commissione vuole dimostrare di non essere un luogo della burocrazia, il regno dorato della burocrazia, ha un’occasione: liberi le risorse per l’innovazione. Abbia il coraggio di dire che tutto ciò che viene investito per creare skills professionalmente rilevanti, tutto questo venga tolto dalla catene del patto di stabilità»

Sappiamo che i rischi per la crescita sono al ribasso e sappiamo che dobbiamo essere preparati lo ha detto oggi il Presidente della Bce Mario Draghi nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.

La flessibilità di oggi consente, secondo Draghi, di fare le Riforme. «Il patto di stabilità e di crescita deve rimanere il punto d’ancoraggio e la flessibilità esistente dovrebbe permettere ai Stati membri di far fronte alle riforme e ai tagli necessari, l’entrata in vigore completa e coerente delle riforme deve permettere di far scendere i ratio di indebitamento e migliorare le prospettive di crescita che chiede agli Stati membri dell’area dell’euro che ancora degli squilibri nei conti pubblici di non compromettere gli sforzi di risanamento» afferma Draghi.

 La flessibilità prevista dalle regole «dovrebbe consentire ai governi di affrontare i costi delle principali riforme strutturali, per sostenere la domanda ed una composizione delle politiche di bilancio orientata alla crescita».

Per Draghi «un’attuazione piena e coerente della sorveglianza Ue è fondamentale per abbattere debiti elevati, per aumentare la crescita potenziale e la capacità di ripresa dell’economia dell’area dell’euro davanti agli shock».

 Inoltre le riforme dei beni e del lavoro sono essenziali per rafforzare «gli investimenti, promuovere la creazione di posti di lavoro e aumentare la crescita della produttività  e migliorare il contesto imprenditoriale, osserva Draghi. “L’effettiva attuazione delle riforme strutturali aumenterà le aspettative di redditi più elevati e incoraggerà le imprese ad aumentare gli investimenti di oggi e la ripresa economica». Per quanto riguarda le politiche di bilancio, sottolinea Draghi «i Paesi con squilibri non dovrebbero vanificare i progressi fatti e agire in linea con le regole del Patto di stabilità e crescita».

La Bce, annuncia Draghi, è «unanimemente  pronta a ulteriori misure non convenzionali, anche se quelle già prese dovrebbero portare l’inflazione gradualmente verso il 2%. Tuttavia il consiglio Bce ha dato mandato allo staff della Bce di preparare ulteriori misure, se necessarie».

Nuovi investimenti per 10 miliardi, lo ha annunciato oggi il Ministro delle Finanze tedesce, Wolfgang Schaeuble specificando che le nuove risorse non saranno reperite aumentando il debito.

 Schaeuble ha spiegato che gli ulteriori investimenti tedeschi, che vanno ad aggiungersi ai 5 miliardi già annunciati nel programma di grande coalizione, possono considerarsi parte dei 300 miliardi di euro del programma europeo del presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker.
Quei miliardi di ulteriori investimenti in Europa «non sono capitali solo europei, ma una somma di investimenti nazionali, europei e privati che dovrà essere mobilitata negli anni a venire, l’obiettivo è, e a questo lavoriamo insieme, che nei prossimi anni si giunga a investimenti aggiuntivi – che tra l’altro non devono essere fresh money – in Europa. Che sia con misure nazionali, europee, o con investimenti privati nelle infrastrutture pubbliche per una crescita sostenibile, si può arrivare all’obiettivo. Ma ci si deve lavorare. E non si deve fare come prima troppo spesso è accaduto in Europa, che a un certo punto si decide un grande numero, e poi non succede niente. Non è quello che vogliamo» ha detto il Ministro.

 Padoan è tranquillo, lo ha detto questa mattina , arrivando nella sede del Consiglio Ue a Bruxelles: «l’Italia con questa Legge di Stabilità e con gli ulteriori aggiustamenti ha dimostrato molte cose: continua a mantenere un equilibrio solido fra consolidamento della finanza pubblica e sostegno alla crescita, grazia a una dimensione e una composizione della Legge di Stabilità che favorisce i redditi bassi e permette un taglio di tasse di dimensione ragguardevole, che, insieme al programma di riforme strutturali, darà una spinta alla crescita dell’Italia»

Buoni  i rapporti tra Renzi e Junker  «Capisco che sia molto divertente la polemica fra il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e il premier Matteo Renzi, sui burocrati Ue, ma trovo che sia in parte stata costruita ad arte e per quanto mi riguarda , conoscendo sia il presidente Juncker che il presidente del Consiglio Renzi, posso garantire che i rapporti sono assolutamente cordiali» afferma il Ministro dell’Economia.

Per la crescita sono fondamentali gli investimenti «la questione degli investimenti-ha detto Padoan- e finanza per la crescita  troverà uno sbocco nel prgramma Juncker, ma vorrei ribadire che la presidenza italiana l’ha messo sul tavolo già da tempo e adesso passiamo alla fase operativa, anche con i gruppi di lavoro in Italia su specifici progetti che potranno trovare finanziamenti».

Interventi urgenti e risolutivi per ridurre le tasse, lo chiede il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli «Sintomi di un risveglio dei consumi, anche se alterni e fragili – dice commentando l’indicatore Confcommercio sui consumi – sono stati purtroppo smentiti dall’ultimo dato del nostro indicatore congiunturale di settembre che conferma una ripresa lenta, incerta e faticosa. Questo, a dimostrazione del fatto che imprese e famiglie sono ancora prudenti rispetto alla possibilità di tornare a investire e a consumare. Ecco perché occorrono interventi urgenti e risolutivi per ridurre le tasse e ricostituire il reddito delle famiglie che è tornato ai livelli di 30 anni fa».

Ancora in calo i consumi a settembre, indicatore registra infatti una diminuzione dello 0,2% rispetto ad agosto e dello 0,6% rispetta all’anno precedente, è quanto emerge da una nota diffusa da Confcommercio «Si tratta, di dinamiche che rispecchiano la fragilità dell’attuale situazione economica in cui, sebbene la fase più negativa sembri superata, gli occasionali spunti di ripresa non riescono a tradursi in un sensibile recupero dei consumi che continuano a registrare una sostanziale stagnazione.  La debolezza dell’attuale fase congiunturale e le incertezze che la caratterizzano si leggono anche nelle dinamiche dei principali indicatori congiunturali che, seppur positivi in alcuni casi, rimangono ancora estremamente deboli».

Piazza Affari chiude in flessione. Il Ftse Mib cede lo 0,73% a 19.285 punti. Lo spread chiude invece a 156, il rendimento scende al 2,39%

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->