lunedì, Settembre 27

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Manifestazioni bangkok

Bangkok – Operazione ‘Occupare Bangkok‘, tutto come previsto: la Capitale s’è colorata della fantasmagorìa dei colori dei seguaci di Suthep Thaugsuban e del PDRC People’s Democratic Reform Committee. Si era tutti a conoscenza dello ‘shutdown’ che avrebbe dovuto paralizzare la Capitale thailandese sebbene non fosse del tutto chiaro quanto sarebbe durato nella realtà dei fatti. Almeno fino a venerdì, i negozi resteranno chiusi, la popolazione della megalopoli s’è organizzata in tempo facendo le scorte e accatastando tutto in casa, non tanto perché –al bisogno- sia impossibile poi trovare quel che si cerca, tipo cibo, latte o altro, quanto piuttosto per il fatto che trovarsi nel bel mezzo di una manifestazione del genere a Bangkok comporta il rischio che possa all’improvviso esplodere un qualche focolaio di violenza.

L’Esercito e la Polizia cittadina finora hanno mantenuto un relativo aplomb ma quando si tratta di applicare gli ordini tesi al mantenimento della sicurezza in città, è notorio che entrambe non usino i guanti bianchi. Così come erano anche note le principali quindici zone che sarebbero state capisaldi delle manifestazioni: Intersezione di Sala Daeng; Intersezione di Patumwan; Intersezione di Ratchaprasong; Intersezione Asoke; ovviamente l’area intorno al Victory Monument; Intersezione Lat Phrao; Ratchadamnoeng Klang e Ratchadamnoen Nok Avenue; il Complesso edilizio governativo che si affaccia su Chaeng Wattana Road; Uffici su Chaeng Wattana della CAT Telecom;  Uffici su Bang Rak della CAT Telecom; Uffici TOT Plc su Chaeng Wattana Road; Stazione Satellitare Thaicom; Stazione Terrestre della Thaicom; Radio Aeronautica di Thailandia; Club della Polizia Reale Thailandese su Vibhavadi Road.

Vi sono state e vi sono ancor oggi, però, molte deroghe al blocco: ad esempio, ai tassisti che trasportano turisti (merce preziosa per la Thailandia) verso gli aeroporti sono stati rilasciati dei particolari pass di colore arancio, quindi ben visibili, per poter accedere senza dover essere fermati troppe volte strada facendo. Immagini satellitari sono state rese accessibili su Google map in modo da essere aggiornati sullo stato delle cose in tempo (più o meno) reale e sono state immesse in Rete anche i video dei droni che sorvolano le zone più affollate sia perché così le Forze dell’Ordine possono monitorare meglio lo sviluppo delle manifestazioni o dei blocchi delle strade sia perché gli utenti della Rete possano aggiornarsi su quali strade alternative si possano usare per aggirare gli ostacoli. Apparenti manifestazioni di sostegno all’ala di Suthep si sono verificate il 13 gennaio, quando molti uffici si sono svuotati di personale che s’è accodato ai cortei colorati degli oppositori al Governo in carica ma allo stesso tempo, anch’egli apparentemente, ha non-avallato queste manifestazioni di solidarietà poiché aveva chiesto seraficamente di evitare ammassamenti ulteriori. Ma la data del 13 era già stata dichiarata come quella ufficiale e definitiva di inizio dello “shutdown” quindi molto probabilmente si trattava solo di operazioni d’immagine da ambo le parti.

Il blocco, infatti, seppur tutt’altro che totale ed esaustivo (è difficile paralizzare davvero una megalopoli qual è Bangkok) ha caratterizzato le zone centrali della Capitale thailandese, la zona residenziale Sukhumvit, l’area dei big malls come MBK o Siam Paragon Center, tutta l’area intorno al Victory Monument che fin dall’inizio delle manifestazioni del PDRC è stata abbastanza spontaneamente eletta area di riferimento del movimento anti-governativo.

Anche la Premier Yingluck Shinawatra ha ostentato calma, come quando ha affermato: «Continuerò a svolgere il mio dovere come primo ministro, non perché voglio aggrapparmi al mio posto o per raggiungere una permanenza politica ma perché è mio dovere proteggere la democrazia. E la democrazia appartiene al popolo». D’altro canto, lei ha i numeri in Parlamento ma –sondaggi a parte- è cosciente anche del fatto di avere la maggioranza nel Paese. E’ pur vero che senza Bangkok non si governa la Thailandia ma è altrettanto vero che si può governare l’intera Thailandia anche se si ha solo un po’ di Bangkok dalla propria parte.

Suthep è cosciente anch’egli dello stato reale delle cose, per questo spinge sul pedale delle proteste, spostando sempre un passo in avanti il livello delle provocazioni: per primo il Re ha fatto capire di non voler far parte –anche questa volta- della mischia rappresentata dal suo popolo diviso a metà; successivamente è stato l’Esercito a volersi tirare fuori dalla mischia lasciando intuire chiaramente di non voler appoggiare Suthep. A questo punto, anche per colpire l’immaginario popolare, ha chiesto ai suoi di occupare sedi ed edifici pubblici, rappresentanti fisici del Potere costituito. L’Esercito ha scelto una strategia apparente del laissez faire ma –in verità- controlla tutto a distanza e i tetti sono pieni di cecchini ben addestrati. Girano dei video nelle tv dove si informa i manifestanti che sovrapporre numerosi strati di lastre per raggi x trasformandole in giubbetti anti-proiettili multistrato è un metodo assolutamente inutile per proteggersi dai proiettili dell’Esercito, in caso di scontri violenti.

Usando una doppia faccia, Suthep spinge da una parte alla protesta invasiva bloccando la Capitale dove la intellighenzia metropolitana è nella gran parte dei casi nel suo bacino elettorale ma -allo stesso tempo- vuol mostrarsi magnanimo lasciando passare i turisti che hanno un biglietto aereo per crossare da Bangkok verso Phuket, Pattaya, Phi Phi Island, Ko Samui o Ko Samet. E così via. Tutto all’ombra della rivolta popolare diretta verso la Democrazia, il che è un controsenso, perché quando si va a votare nelle urne vincono i “rossi” di Shinawatra. Ora Suthep spinge sui movimenti studenteschi per attuare una maggior pressione su Yingluck Shinawatra, sempre chiedendo le dimissioni del suo Governo, così come sta facendo attraverso la Rete Popolare per le Riforme in Thailandia (STR) che ha confermato nella giornata di ieri di voler bloccare la sede della Borsa di Thailandia e gli uffici della Radio Aeronautica di Thailandia (AeroThai) se il Primo Ministro Yingluck Shinawatra non si dimette. Questo vorrebbe dire impedire il volo sia su sede nazionale sia su livello internazionale perché nessun controllore di volo potrebbe operare in tal senso. Si ha quindi il paradosso di consentire l’accesso agli aeroporti ma –allo stesso tempo- impedire il volo protetto e guidato dalla torre di controllo.

Un gruppo di un migliaio di manifestanti nella giornata di ieri si è radunato all’ingresso degli Uffici del Board di Sviluppo Nazionale Economico e Sociale ed hanno obbligato i dipendenti a partecipare al blocco delle attività lavorative per cinque giorni. Un centinaio di dipendenti e rappresentanti ufficiali hanno abbandonato la sede; i manifestanti, verificato che in sede non era rimasto più nessuno, vi hanno apposto dei grossi lucchetti ed hanno chiuso tutto. Il che è quello che va via via verificandosi in tutta la parte principale della City di Bangkok: un po’ tutti i dipendenti seguono il metodo applicato dai loro colleghi del Board di Sviluppo, pur di evitare di esacerbare la situazione, tornano a casa. Le drammatiche conseguenze delle proteste del 2010, quando morirono una novantina di persone e circa 300 furono più o meno gravemente ferite, è ancora vivo nelle menti dei cittadini di Bangkok. E quella volta a sparare, occorre ribadirlo, fu l’Esercito obbligato a sparare sulla folla dal ‘democratico’ Premier Abhisit  Vejiajiva, del fronte delle ‘Magliette Gialle’, oppositore politico di Yingluck Shinawatra, il quale perse sonoramente le elezioni principalmente per questo triste motivo. Però, il ‘democratico’ Suthep Thaugsuban –da buon politico- fa finta di non ricordare.

 

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