martedì, Aprile 20

Occidente

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Colpiti

«Vi abbiano colpiti come voi fate con noi», questa fase stentorea e terribile, detta a commento e autocongratulazione del massacro di bambini in Pakistan, nella sua crudezza, nella sua terribile fredda crudezza, è anche, anzi principalmente, un epitaffio, un paradigma.

La storia, le storie, alle quali stiamo assistendo hanno tutte una matrice comune, il “risveglio” violento e rancoroso dal colonialismo o, per usare una terminologia oggi in disuso, dall’imperialismo e dalle sue conseguenze. L’Afghanistan, il Pakistan, la stessa India, l’Iraq, la Siria, l’Algeria, la Libia, l’Egitto, anche l’Egitto e poi lo Yemen, la Nigeria, il Sudan e potrei continuare, sono tutti indistintamente territori già coloniali, dove le potenze coloniali, principalmente la Gran Bretagna, la Francia e il Belgio, con una partecipazione meno visibile dell’Olanda, della Germania, dell’Italia e, last but not least, degli USA hanno fatto di tutto. Abbandonati dopo lotte spesso durissime e sanguinose, in uno stato di abbandono e di arretratezza e di sfruttamento che dovrebbero fare arrossire chi li ha ridotti così, ammesso che avessero una faccia capace di farlo.

Tutte queste “Potenze”, perciò, sono accomunate, nella cultura, nella mentalità, nella pelle stessa di quei popoli nella generica definizione di “Occidente”.

Alla quale, lo stesso “Occidente” sembra incapace di sfuggire, continuando a rivendicare solidamente i propri non sempre molto ben identificati “valori”, non in quanto tali, che non sarebbe un male ma solo una prova (positiva) di orgoglio, ma in quanto in opposizione a quelli altrui, in una crescente frenesia di diversità e di “purezza”, che non riesco ad immaginare governata da altro che da ignoranza e supponenza: un classico della “cultura” … colonialista, pervasa di razzismo.

In questa frenesia di distinzione e di purezza ci si considera in Europa migliori perfino degli USA (che sono i successori a pieno titolo di quella mentalità) che, ironia della storia, ci ripagano con un PIL aumentato del 5 %, mentre noi ridicolizzandoli nella nostra frenesia sparagnina, arriviamo a stento all’1.

Migliori perfino della Russia, l’orso russo redivivo, in un crescendo di autolesionismo miope: fino a quando dureranno, infatti, le difficoltà petrolifere di un gigante sterminato come la Russia? Quando il puro Occidente avrà freddo, scoprirà che ha bisogno del petrolio e del gas russi, quando magari la Russia avrà cominciato a venderlo alla Cina e ci farà il rituale sberleffo.

Ma in questa frenesia di distinzione, di “bon ton” da strapazzo, ora l’Europa pretende di distinguersi anche dall’ … Europa.

Qualche tempo fa raccontai della nostra Corte Costituzionale e della sua pretesa di diventare arbitro del diritto universale, affermando: i nostri principi giuridici sono i più belli del mondo (ovviamente scherzo, potete immaginare i toni paludati e i paroloni complessi della realtà delle sentenze) e quindi se dal diritto internazionale ci arriva una norma che non ci piace, noi puramente e semplicemente non la applichiamo.

Nella specie questo ragionamento veniva fatto con riferimento ad una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia … alla giurisdizione della quale avevamo liberamente deciso di accedere: eravamo, infatti, liberissimi di non farlo o almeno di cercare di non farlo! Per dirla in altri termini è come se, che so, la Regione Puglia domani non accettando o semplicemente non gradendo una legge del Parlamento, affermasse che le sue tradizioni sono diverse e non la applicasse. Non è esattamente così, ma, più o meno, giusto per farmi capire.

Ma, e l’Europa? Eccola.

L’articolo 6 del Trattato sull’Unione Europea, prevede, leggete bene, che l’UE aderisce alla Convezione europea sui diritti dell’uomo. Lo deve fare, dice un Protocollo al Trattato, mediante un apposito Trattato ad hoc. Non entro nella discussione del perché la norma è così importante, salvo per dire che l’adesione avrebbe l’effetto di integrare i due sistemi, con la conseguenza che ciò porterebbe ad assegnare di fatto alla Corte dei diritti dell’uomo una sorta di funzione “costituzionale”, di garanzia che la UE rispetti pienamente i diritti dell’uomo. Secondo me, ma lo dico molto sotto voce, è proprio questo il punto.

Sia la UE che la Convenzione sui diritti dell’uomo prevedono l’istituzione di una Corte di giustizia. Sarà un “gossip” come dicono quelli che sanno l’inglese, sarà una maldicenza come dicono gli italiani, ma è certo che le due Corti non si amano e poco si rispettano … si dice. Sta in fatto, per farla breve, che la Corte della UE, deve emettere un parere sulla possibilità o meno di aderire o meglio sulla congruità del trattato di adesione realizzato, a norma del citato protocollo, in gran parte su suggerimento delle Corti stesse.

Quella proposta di Trattato, in effetti è un arzigogolo complicatissimo e spesso astruso, dove traspare in maniera plateale l’atteggiamento sospettoso, per così dire, dei due sistemi l’uno verso l’altro. È indubbio, però, che il trattato in questione complicherebbe ulteriormente le cose, ma è anche vero, che darebbe una possibilità in più, una garanzia, in più ai cittadini europei. Insomma, potrebbe essere un male, ma anche un bene.

Ma certamente, in un modo o nell’altro, darebbe alla Corte dei diritti dell’uomo una sorta di potere di “rivedere le bucce” all’UE, in caso di violazioni vere o presunte dei diritti dell’uomo.

E allora, la Corte UE si scopre tutelatrice del mondo intero. Ed emette un parere, complicatissimo e tecnicissimo, in cui con cavilli complicati e tecnicismi da brivido che farebbero invidia al miglior Ghedini, conclude esprimendo un parere contrario alla adesione, o meglio al trattato di adesione: e già, perché l’adesione è un obbligo e la Corte non può cancellarlo, può solo mettere i bastoni fra le ruote! Si determina un fatto un po’ assurdo: una disposizione (fondamentale) del Trattato UE obbliga a fare una cosa che, anche grazie ad una istituzione della stessa UE, non si fa … almeno per ora.

Il motivo, al di là del gossip?

Il sistema UE, secondo la Corte della stessa, prevede garanzie e tutele, assolutamente migliori di quelle che deriverebbero dal trattato di adesione, e dunque … ci teniamo il nostro diritto e le nostre convinzioni, alla faccia dello stesso trattato UE e del resto dell’Europa. Peccato che la Convenzione europea sui diritti dell’uomo preveda esplicitamente che in caso vi siano norme “migliori”, si applichino queste ultime.

Ma ciò rientra perfettamente nella logica e nella cultura “occidentale”. Non a caso un famoso articolo dello statuto della Corte Permanente di Giustizia internazionale (oggi Corte Internazionale di Giustizia) l’articolo 38, prevede che la stessa Corte nei suoi giudizi si avvalga dei principi giuridici delle “nazioni civili”: chi lo decide chi è civile?

Come dicevo all’inizio: a furia di essere migliori degli altri, rischieremo di essere sempre di meno – per citare Arbore: «meno siamo meglio stiamo» – Alla fine, però, non riusciamo nemmeno lontanamente a comprendere perché c’è chi dice: “vi abbiamo colpiti come voi fate con noi”.

Una lotta tra arroganze che, se non fosse tragica, sarebbe ridicola come quella tra le nostre Corti europee, e di un provincialismo imbarazzante.

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