domenica, Aprile 18

Occhetto: "Politica di Renzi complessa ma troppo veloce" "Non vedo la barca vicino alla boa, siamo ancora molto lontano"

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Matteo-Renzi-bandiera

«L’unica vecchia guardia con cui Renzi interloquisce è quella rappresentata dal centrodestra di Berlusconi e Verdini. Al Pd vengono poi imposte, con il metodo del centralismo democratico, le scelte maturate in quegli incontri privati». Massimo D’Alema non si risparmia parlando di Matteo Renzi e dell’attività di Governo nell’intervista di fine settembre al . Il decisionismo renziano, imposto quasi come un dictat, fa storcere parecchie bocche. «Sono un ammiratore dell’oratoria del segretario del partito, ma il fascino dell’oratoria qualche volta non riesce a far si che ci sia attinenza di una parte delle osservazioni alla realtà. Il dibattito politico deve mantenere un forte aggancio alla realtà. Penso con sincero apprezzamento per l’oratoria che quello del presidente del Consiglio è un impianto di governo destinato a produrre scarsissimi effetti e questo comincia ad essere percepito nella parte più qualificata dell’opinione pubblica. Meno slogan, meno spot e un’azione di governo più riflettuta credo possa essere la via per ottenere maggiori risultati». Ancora l’intervento dell’ex Segretario per la votazione dell’ordine del giorno nel PD è stato dirompente e ha fatto intravedere l’ipotesi di una scissione all’interno del Partito (questa è una delle tante). Voci, solo voci. In parecchi hanno preso le distanze e l’attenzione è tornata sull’attualità, la dubbia sorte dell’art.18, e dei lavoratori in generale. Anche se la scissione non è avvenuta i malumori si sono palesati sempre di più, e l’idea di una crisi interna al Pd non fa piacere a nessuno, soprattutto nell’ottica della stabilità del Governo. Ma come abbiamo già detto non è stato un vero terremoto, piuttosto delle scosse di assestamento. Il vecchio contro il nuovo, l’esperienza e la cautela contro “il fare” e l’impulsività comunicativa. Insomma la vecchia guardia contro la “squadra dei rottamatori”. Sintetizzato ancora di più: lotte intestine/di potere all’interno della sinistra italiana. Per provare a capire che cosa sta succedendo, e in che fase di mutamento, o stallo, si trova il PD moderno, abbiamo fatto qualche domanda ad Achille Occhetto, prime segretario nella storia del Partito Democratico.

 

Si è persa la sinistra? Dopo le critiche di De Bortoli e D’Alema sulla politica di Renzi, a che punto siamo?

La politica di Renzi è una politica complessa e andrebbe interpretata con intelligenza, per questo non sono d’accordo con il tipo di attacco di De Bortoli né con il tipo di attacco di D’Alema. L’attacco del Direttore del Corriere della Sera nasconde, fatto a freddo in modo inusitato, la volontà di superare Renzi con un governo di tecnici. Invece di avere in Italia la direzione della troika attraverso la mediazione del governo italiano, si vuole costituire il governo diretto dalla grande finanza. L’attacco di D’Alema è stato astioso, personale, in cui mancava qualsiasi analisi politica alternativa, al punto tale che si è opposto alla riforma dell’art.18 di Renzi, asserragliandosi dietro la Riforma della Fornero. Oltretutto credo che non sia il problema principale dire che Renzi è servo di Berlusconi, anche perché l’attacco all’art 18 è iniziato con il contrasto tra D’Alema e Cofferati, tanti anni fa, quando Cofferati portò in piazza 3 milioni di persone, gli accordi con Berlusconi, la ricordiamo come quella che è stata chiamata la politica degli inciuci. Il problema vero è che alla politica di Renzi andrebbe contrapposta una vera alternativa, una visione nuova del progetto Italia e del tipo di modello di sviluppo che noi vogliamo costruire nel nostro Paese.

Possiamo parlare di un’alternativa, più che altro di qualcuno che possa incarnarla, nell’ambito della sinistra, nel caso in cui Renzi dovesse fallire?

Bisogna uscire dall’idea che la politica viene fatta da una persona, dall’uomo della provvidenza, questa è una vecchia tradizione italiana di pensiero. Come stiamo vedendo, questo modo di pensare non sempre porta bene, bisogna capire se ci sono delle forze in campo, dei progetti e l’autentica volontà di sinistra. Io ritengo che allo stato attuale non esista questo progetto, bisogna lavorare e costruirlo con pazienza.

Usando una Sua espressione durante il II congresso di Sel lo scorso Gennaio: “la sinistra è una in una fase di Afasia”. Un aggettivo duro, che lascia pochi fraintendimenti…

Effettivamente si vede, all’interno del Partito, un comportamento basato sulle tattiche, giochi interni al centrosinistra, mentre bisognerebbe lasciare perdere il tempo immediato per lavorare di più sul tempo futuro. Per esempio, anche di fronte allo scontro che è avvenuto per l’Art. 18, è necessario mettere in evidenza come nella direzione del Pd si sono scontrate due unilateralità. Da un lato c’è una verità interna nella posizione assunta da Renzi, il quale sostiene che bisogna dare maggiore attenzione ai precari, ai giovani, a coloro che non sono protetti nemmeno dall’art. 18, però lo vuole fare a scapito di coloro che hanno delle garanzie, che sono garanzie precostituite importanti. Dall’altra parte si è risposto con delle critiche personali al comportamento del Premier e si è limitati a difendere quello che esiste senza porsi una strategia alternativa per dare una prospettiva ai precari. Bisogna, invece, rispondere in modo nuovo e diverso alla questione posta da Renzi. Tutto si risolve, fondamentalmente, in una lotta di potere interno, dove l’art 18 è la mela della discordia, diventa una simbologia inutile perché è del tutto evidente, per me, che l’art. 18 non c’entra assolutamente nulla con il problema di creare occupazione in Italia. Serve soltanto a dare delle garanzie che sono sacrosante ai lavoratori. Sono due questioni diverse, quindi si deve rispondere all’attuale politica del “Job act” con una visione delle politiche industriali, economiche, anche di sbilancio contro le politiche di austerità della Merkel, che mettano di nuovo in movimento l’economia italiana.

Negli ultimi tempi (diciamo 20 anni) la Sinistra ha assunto un ruolo accusatorio nel confronto con l’opposizione, e sull’andamento della politica in generale. Quello che è mancata è stata la parte propositiva. Adesso è al il giro di boa? Si intravede un’inversione di marcia?

Prima o poi ce la faremo, per ora non vedo la barca vicino alla boa, siamo ancora molto lontano. In questo momento Renzi ha avuto la capacità di comunicare una speranza, che è stata accolta da milioni di cittadini durante le europee. Ha puntato sulla velocità in un Paese stagnante e burocratico, in cui tutto stava marcendo. Ricordiamo il governo Monti, e la stasi proseguita anche durante il Governo Letta. L’aver puntato in maniera decisa e volontaristica sulla velocità ha generato la speranza, così come la volontà di ricambio nella vecchia classe dirigente della sinistra che, secondo me, ha distrutto la Sinistra in Italia, e quindi era giusto puntare un ricambio. Però ci sono due idee di Renzi che io non condivido. Prima di tutto la velocità in senso stretto. Alcune volte si può essere veloci e andare nella direzione sbagliata, o un po’ più lenti e andare nella direzione giusta. La seconda idea che non condivido in modo assoluto, è che non esiste secondo Renzi una distinzione tra destra e sinistra, ma solo tra innovazione e conservazione. Ci può essere un’innovazione sbagliata o giusta: il fascismo era innovazione, buttare le bombe atomiche piuttosto che usare la spada, la pistola o i cannoni, è una grandissima innovazione, ma non sono raccomandabili. Mentre quando parliamo di conservazione, la si può intendere o come conservazione di un vecchio privilegio, di vecchi poteri, del vecchio Stato di sopraffazione, questo è da conservatori. Ma conservare la migliore Costituzione europea, o conservare i fondamentali diritti del welfare, è un fatto positivo. Io ritengo di conservare il bene contro il male.

La sinistra italiana nel panorama europeo. Siamo in un momento critico, la dura posizione assunta dalla Francia nei confronti della politica del rigore rappresenta uno stop piuttosto netto. La sinistra italiana dovrebbe assumere l’atteggiamento dei rivoluzionari d’Europa?

Io non ho mai avuto una posizione pregiudiziale anche nei confronti di Renzi, nonostante sia critico. Credo che si debba prendere la  palla al balzo con la posizione assunta dai francesi. Oggi è fondamentale sostenere il principio secondo cui ci sono spese che vanno tagliate e spese dedicate allo sviluppo, agli investimenti e alla produzione, che devono essere incentivati anche a costo di andare in deficit, perché attraverso la ripresa dello sviluppo si risolve anche il problema del debito. La sinistra deve porre questo tema a muso d’uro davanti all’Europa, uscendo dal complesso “di fare i compiti a casa”. Tutti dobbiamo fare i compiti a casa.

 

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