mercoledì, Dicembre 1

Obiezione di coscienza, ecco la proposta di Legge

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Per quanto riguarda l’elemento possibilmente discriminatorio Lara Ricciatti ci risponde dicendo che “in realtà secondo il Consiglio d’Europa, allo stato attuale, sono i medici non obiettori ad essere discriminati, vittime di “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti’. Non credo che l’articolo della mia proposta di legge sia discriminatorio. Questo non toglie che qualcuno possa sentirsi penalizzato, sopratutto se continuiamo a porre il tema esclusivamente dall’angolo visuale dei singoli medici, peraltro con posizioni diversissime. Credo sia invece doveroso assicurare un diritto riconosciuto da una legge approvata quasi quarant’anni fa ed in molte aree del paese non ancora applicata integralmente. E a questo problema che dobbiamo dare oggi risposta. Mi pare che l’obiezione di coscienza sia stata tutelata a sufficienza”.

Abbiamo chiesto anche a Francesco Viola, docente di Filosofia del Diritto presso l’Università di Palermo e impegnato nei Diritti Umani e Etica Legale, cosa ne pensa. “Questo articolo – sottolinea – potrebbe essere considerato incostituzionale perché si va contro le opinioni e le idee personali. Si viola il principio della libertà di coscienza che è un principio fondamentale. Non conoscevo questa proposta di legge, e vi si è data poco diffusione. Si potrebbe obiettare che è una violazione di un principio fondamentale espresso nella Costituzione, ossia la libertà di coscienza. C’è una discriminazione tra gli obiettori e non obiettori. Ed è gravissimo che si sostenga che non si può cambiare idea se non a rischio di perdere il posto o essere trasferito. Il medico non obiettore si mette nella condizione di non poter cambiare idea, anche nel caso in cui lo volesse in seguito ad un ripensamento”.

 Francesco Viola aggiunge che “nella relazione annuale del Parlamento si dice che quest’anno il numero dei non obiettori è adeguato a far fronte alle richieste di interruzione, e questi medici statisticamente fanno meno di due interventi alla settimana. A fronte di questi dati non viene fuori lo stato di necessità. Sempre secondo i dati ufficiali. Se questi non obiettori non sono distruggi in maniera uniforme sul territorio nazionale, allora lo Stato deve aiutare economicamente anche negli spostamenti, piuttosto che violare la coscienza dei medici. Mi sembra una visione liberticida e mi dispiace che venga da persone che si dichiarano liberali”.

 Diciamo che alcune volte i dati non rispecchiano sempre la realtà, o meglio solo in parte. “La legge 194 del 1978 demanda – sottolinea l’onorevole Ricciatti – espressamente ad enti ospedalieri e case di cura autorizzare l’onere di assicurare l’effettuazione degli interventi di interruzione di gravidanza, mentre affida alle Regioni il controllo e il compito di garantire l’attuazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale. Una previsione chiara che indica quali organi deputati all’applicazione della norma quelli direttamente coinvolti, come appunto le strutture sanitarie. La fotografia attuale dell’applicazione della norma racconta però una realtà dove qualcosa non ha funzionato, in diverse strutture e  in molte Regioni. Resta sacrosanto il coinvolgimento delle strutture sanitarie, ma non può essere l’unica misura: abbiamo bisogno anche di strumenti normativi che uniformino l’applicazione della 194 su tutto il territorio nazionale. Altrimenti continueremo ad avere una applicazione di questo diritto a macchia di leopardo”.

Nel comma 2 dell’art. 1 si dichiara che «Nella graduatoria per il conferimento dell’incarico professionale di cui al comma 1 del presente articolo, il non aver sollevato obiezione di coscienza ai sensi dell’articolo 9 della legge 22 maggio 1978, n. 194, costituisce, anche in virtù del mero riconoscimento dell’attività professionale eventualmente svolta in supplenza, titolo di preferenza ai fini del punteggio attribuito ai candidati». Potrebbe essere considerato ambiguo?

Non credo sia ambiguo. Credo che sia semplicemente uno dei possibili meccanismi per provare a raggiungere un risultato che – come già detto – ad oggi è ancora lontano dall’essere raggiunto in diverse aree del Paese. È una proposta, possono essercene altre, anche più valide, che sarò, come molti miei colleghi, felice di discutere. Sono aperta al confronto. Ma l’obiettivo resta uno solo, quello di garantire il risultato: rendere possibile, a chi opta per l’interruzione volontaria di gravidanza, di poterlo fare, rispettando l’orientamento di coscienza dei singoli medici. Ma impedendo allo stesso tempo che le scelte dei singoli medici rendano impossibile l’esercizio di un legittimo diritto delle donne”.

Al contrario il professore Viola nota che “nel testo, quando si parla di preferenza nella graduatoria dei candidati, è alquanto sibillino. Si potrebbe interpretare che se i medici hanno lo stesso punteggio e si preferisce il non obiettore; ma potrebbe essere interpretata anche nel senso che in una graduatoria si preferisce, senza tener conto del punteggio, il candidato ad esempio non obiettore. L’espressione, continuo a dire, è ambigua. Che cosa significa questa dicitura? La graduatoria deve essere rispettata, a prescindere se un medico sia obiettore oppure no”. Aggiunge che se l’obiezione di coscienza “è autentica deve essere rispettata come un diritto prioritario. Lo Stato deve privilegiare l’autonomia delle persone”.

Quindi basta dichiarare per iscritto la propria scelta? “Ritengo di si – risponde Lara Ricciatti – credo non ci siano altre forme rispettose dell’autonomia di coscienza dei medici se non una propria dichiarazione scritta”.

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