mercoledì, Ottobre 20

Obiezione di coscienza, ecco la proposta di Legge

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Si torna a parlare della legge 194 o meglio del rispetto della sua piena applicazione. Nella Relazione al Parlamento del 7 dicembre 2016, proprio sui dati relativi all’applicazione della legge, si evidenzia che:

– a livello nazionale, il carico di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore è di 1.6 aborti a settimana su 44 settimane lavorative, numero che risulta dimezzato rispetto alla media nazionale del 1983;

– sempre a livello nazionale, l’11% dei ginecologi non obiettori è assegnato ad altri servizi e non a quello di IVG: in questi casi, cioè, il numero dei non obiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG e, quindi, parte di questo personale viene assegnato ad altri servizi;

– sono in continua diminuzione i tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento: ora il 65.3% di IVG è effettuato entro 14 giorni dal rilascio del certificato, e solo il 13.2% è effettuato oltre le tre settimane; sono tempi che includono la pausa dei sette giorni per “soprassedere”, prevista dalla legge;

– il 92,2% delle IVG è effettuato nella regione di residenza e di queste l’87,9% nella provincia di residenza: dati che evidenziano una bassa mobilità, comunque in linea con altre prestazioni a carico del SSN;

la stima più recente dell’abortività clandestina è stata effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2012 (e non nel 2008, come riferito dagli onorevoli interroganti) con stime fra i 12.000 e 15.000 casi, per le donne italiane, e fra i 3000 e i 5000 casi per le donne straniere.

Eppure in Italia, per una donna, effettuare un’IVG non è semplice. Ci sono meno medici non obiettori, e in alcune aree mancano del tutto. Il 70% dei medici dice ‘no’ all’aborto e la media arriva fino al 93,3% in Molise e all’80% in tutto il Sud. Di casi in cui non ci sono medici obiettori o c’è ne è un numero davvero inferiore non è una novità, basta citare il recente caso dell’ospedale di Iseo (nessun aborto da 15 anni, ma perché non i sono medici non obiettori). Il caso, poi, dell’Ospedale San Camillo di Roma, ha fatto emergere, almeno in parte, il problema a livello numerico. Nel novembre del 2015 l’ospedale della Capitale ha indetto, per la prima volta, un concorso per dirigenti medici riservato ai non obiettori di coscienza per contrastare la non applicazione della legge 194 sul diritto all’aborto, e ora dovrebbero esserci le prime assunzioni.

Il concetto è chiaro: la non applicabilità deriva dalla mancanza di personale ospedaliero non obiettore, ma non solo medici anche anestesisti, infermieri e così via. Proprio per questo motivo, è solo dello scorso febbraio, la Proposta di legge presentata dai deputati del gruppo  Articolo 1- Movimento democratico e progressista, “Disposizioni in materia di obiezione di coscienza relativa all’interruzione volontaria di gravidanza” . Un articolo, composta da 4 commi. L’incipit del primo comma è chiaro, «Con riguardo all’area di ginecologia e ostetricia e relativamente alle procedure di concorso nelle strutture sanitarie pubbliche, i candidati medici devono dichiarare in forma scritta se sono obiettori di coscienza ai sensi dell’articolo 9 della legge 22 maggio 1978, n. 194».

Questa proposta di legge nasce dall’ “urgenza e dalla necessità di non far diventare vuota la legge 194 è innegabile – come ci ha spiegato Lara Ricciatti, deputato del gruppo parlamentare Articolo 1- Movimento Democratico e ProgressistaQuesta proposta di legge nasce unicamente dai recenti fatti di cronaca? Che analisi sono state fatte? Questa legge nasce da una attenzione costante su questo tema, sopratutto nel territorio marchigiano dove ho cominciato a fare attività politica e nel quale sono stata eletta. Attenzione e impegno fatti anche di confronti e contatti con le realtà attive su questo tema, e dalla raccolta di tante segnalazioni di casi, anche limite, più volte riportati dalla stampa. Le analisi sono basate su dati oggettivi che raccontano come in molte strutture, ed in alcuni casi – come quello di Fermo – in intere provincie, non sia possibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza per assenza di medici non obiettori. Su questo punto ricordo il richiamo del Consiglio d’Europa che – accogliendo un ricorso della Cgil – ha bacchettato l’Italia, ed in particolare la regione Marche, per la violazione dell’articolo 11 della Carta sociale Europea, che tutela il diritto alla protezione della salute, in questo caso quello delle donne”.

E’ un terreno molto difficile e sollevare problemi di incostituzionalità e discriminazione all’interno di un concorso potrebbero essere domande lecite.

In punta di diritto la questione è obiettivamente controversa – continua Lara Ricciatti – Questo è inevitabile se si pensa che su un tema così delicato, che contempla un bilanciamento tra il diritto all’obiezione di coscienza del personale medico-sanitario e quello della salute e della libertà di scelta della donna – tutti di rilievo costituzionale -, non esistono risposte univoche. Per fare solo due esempi, posso citare giuristi di rilievo indiscusso come Stefano Rodotà ed il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, su posizioni diametralmente opposte su questo tema. Il diritto, sopratutto in casi come questo, è una materia che si presta molto all’interpretazione, che risente inevitabilmente delle ‘sensibilità ideologiche’ degli interpreti. Su un tema come questo una soluzione ‘stabile’ e duratura non può che nascere da un confronto trasparente, volto però alla ricerca di una soluzione concreta. In questo senso la proposta di legge della quale sono prima firmataria vuole essere un contributo a riaprire una discussione più volte, colpevolmente, sopita”.

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