giovedì, Aprile 22

Obiezione di coscienza contro ANVUR

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Perché i docenti universitari ingoiano tutto, invece di ribellarsi come fanno gli insegnanti delle scuole? Si dice che nelle ultime elezioni il PD abbia perso 2 milioni di voti soprattutto per la legge sulla cosiddetta ‘buona scuola’.  Riduttiva o no questa interpretazione -c’è di mezzo anche l’irrisolta crisi economica- è un dato di fatto che la reazione degli insegnanti alla riforma è stata diffusa e determinata: uno sciopero degli scrutini è previsto dall’8 al 18 giugno, cadenzato regione per regione. Si contestano, tra l’altro, i Presidi capufficio legittimati a bypassare le graduatorie e ad assumere chi vogliono,  grazie a un dispositivo che azzererà carriere costruite in lunghi anni, rischiando, peraltro, di favorire una omologazione dell’offerta formativa, visto che verrà probabilmente decisa dal singolo Direttore d’Istituto.
La scuola in fermento, dunque, contro questo ed altro. Ma nelle Università niente, da anni. Eppure i problemi sono molto simili: rettori managers e crisi verticale della collegialità delle decisioni strategiche, marginalizzazione del CUN (Consiglio Universitario Nazionale) a vantaggio di un ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) costituito per nomina ministeriale, accettazione passiva di sistemi di valutazione astrusi, come documentato ripetutamente dai colleghi di Roars.it.  Ma nonostante il lungo cahier des doleances, la categoria resta immobile, ingessata nei suoi presunti ‘privilegi’; persino sulla questione del blocco degli scatti stipendiali le adesioni sono tante, ma nei fatti non è ancora partita la protesta. Il lavoro encomiabile di pochi non viene tradotto in mobilitazione contro tutto quello che cala dall’alto sulla vita quotidiana negli Atenei.
Cito solo tre problemi chiave che tolgono dignità e libertà alle carriere universitarie, e all’Italia: il primo riguarda la marginalizzazione delle materie umanistiche rispetto a quelle tecnico-scientifiche. Non aggiungo altro, il problema è noto.
Il secondo riguarda le valutazioni: perché si rivalutano titoli già stravalutati, che risalgono a dieci anni fa? Si vuole, forse, azzerare il passato e costruire nuove carriere di docenti e ricercatori yes-man, sia con siffatte valutazioni presunte tecnico-neutrali, sia attraverso la mobilità totale degli incarichi, senza rispetto di gerarchie e anzianità? Si vogliono far pagare ai docenti le colpe dei ritardi concorsuali per ricercatori e associati, esattamente come si sta facendo adesso anche nelle scuole? E perché -questione ancora più importante- l’anonimato dei valutatori, non solo in andata, ma anche al ritorno? Perché, cioè, anche a valutazione fatta, gli incaricati della precisa procedura valutativa che ti riguarda debbono restare anonimi? E’ un problema comune a tutti: basta avere nel proprio settore disciplinare qualche ‘nemico’, come accade in tutte le professioni e in tutti i luoghi di lavoro, per rischiare di essere penalizzato da una valutazione fatta al coperto di un anonimato ex post: assurdo, deresponsabilizzante e illegittimo.
Terzo problema: le due banche dati private e straniereIsi Wos e Scopus, una americana, l’altra israeliana- inserite come metro di valutazione del libro o saggio caricato dal singolo docente, nella schermata Miur-Cineca ‘U-gov’. Ho fatto una microinchiesta personale, ho chiesto a una trentina di colleghi contattati per telefono o a voce, se sanno cosa rappresenta, nelle nostre carriere, la parola ‘shibbolet’. Risposte evasive: “non so”, “è una questione di soldi, mi pare”, “no, che cos’è?” “è la globalizzazione” e così via. Nessuno sa o dice di sapere, eppure quando si aggiorna la pagina U-gov si ritrova, sia pure indirettamente, quella parolina magica, come titolo di una delle due sottobanche di Scopus. Solo un titolo, nell’anno del signore 2015: ma in tempi biblici, shibbolet fu la parola d’ordine chiesta dagli ebrei Galaditi ai contribali Efraimiti in fuga, accusati di non aver partecipato alla guerra contro un popolo goym, e dunque -a risposta ottenuta- sterminati in numero di 42000 come traditori. Scoperti, gli impuri -ecco il mistero della parolina- per non aver saputo pronunciare correttamente la ‘sci’ di shibbolet, disvelando in tal modo la loro vera identità di efraimiti.
Orribile. Della serie Vespri siciliani e ceci. Della serie, anche, genocidio culturale dell’Italia e dell’Europa. Il messaggio di shibbolet è, in effetti, chiaro per chi ha il coraggio di voler capire: o sei con noi o contro di noi, e in questo secondo caso, ebreo o no, devi inserire i tuoi titoli nella seconda e ultima sottobanca dati, Athens-Oracle.
Ed ecco, dunque, che si passa ad un’altra perla: due sottobanche dati, due sole culture. Per la privata e israeliana banca dati Scopus -parola che a sua volta non è un latinismo,  ma un monte di Gerusalemme sede di un’università ebraica doc- esistono due sole civiltà degne di essere considerate: quella greca e quella ebraica. Il resto non conta: che dicono i cultori del Diritto romano? Che dicono i miei ex colleghi afroasiatisti, formatisi come me nella stagione della decolonizzazione, e della rivoluzione storiografica di cui all’Atlante della storia di Geoffrey Barraclough? E la Cina? L’India, il mondo arabo e islamico, la Persia, l’Etiopia, la stessa Africa? Che dicono gli Arabisti e Islamisti, e gli storici antifa’ della SSISCO (Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea)? Dove finisce, con la banca dati Scopus, l’eguaglianza dei Popoli sancita dalla Rivoluzione francese e certificata nella Carta di San Francisco?
Ma la domanda vera, è un’altra, preliminare: perché questo silenzio assordante degli uomini di cultura, della stampa, dei politici, attorno e a difesa non solo dei cowboys dell’ISI ma anche dei suprematisti di Shibboleth? un Consiglio di Amministrazione e una proprietà su cui è legittimo riflettere, da parte di chi di competenza, anche in termini giuridici e tenendo presente i rischi di genocidio culturale e razzismo che possono essere insiti in questa vicenda. Perché mai bisogna scegliere una banca dati privata, straniera, che ha per simbolo un misterioso draghetto rosso, invece di usare l’OPAC, italiana e di Stato, magari consorziata con le cugine europee e di quale che sia altro Stato-civiltà del mondo? E’ pazzesco, fatemi scendere dall’autobus, non ne posso più: come ho già detto a voce tre mesi fa ad alcuni colleghi di Facoltà, faccio obiezione di coscienza contro l’ANVUR e i suoi metodi. La mia pagina u-gov è rimasta incompleta. E adesso penso di scioperare assieme ai colleghi delle scuole. Un’ora simbolica, nel giorno del mio prossimo appello, con una piattaforma mia, quella qui esposta: senza illusioni, ma almeno con la coscienza pulita di aver reso una testimonianza dovuta.

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