sabato, Ottobre 23

Obama: «Uniti distruggeremo l'Isis» Francia, Front National di Le Pen è primo partito. Venezuela, fine del chavismo, vince il Mud

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Mentre Obama parlava alla Nazione, intanto, i jet della coalizione lanciavano nove razzi contro una base dell’esercito di Bashar al Assad. Il bombardamento ha provocato la morte di tre soldati, il ferimento di altri 13 e sono stati distrutti tre blindati, quattro mezzi militari e un deposito di armi e munizioni. E la reazione di Damasco non ha tardato ad arrivare. «È stata un’aggressione odiosa» ha detto il Ministero degli Esteri. Stando all’agenzia di stampa ufficiale Sana, il Governo siriano ha inviato due lettere al Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e alla Presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza per condannare con fermezza il gesto che contraddice gli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite.

Damasco ha quindi chiesto all’Onu di prendere provvedimenti immediati per impedire che simili attacchi si ripetano. Dalla coalizione non è arrivata nessuna dichiarazione a tal proposito, ma non è semplice, soprattutto in questa fase, seguire una strategia lineare in questa lotta. Del gruppo che combatte l’Isis, infatti, fanno parte 65 Paesi, molti in contrasto tra loro e per questo diventa sempre più necessario incontrarsi per discutere di strategie condivise. La prossima riunione, dunque, si svolgerà a Roma nella seconda metà di Gennaio. Lo ha annunciato questa mattina il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in una conferenza stampa con l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura.

E a proposito di frizioni tra i Paesi in lotta contro il califfato islamico, non cessano le tensioni tra Mosca e Ankara. Dopo l’abbattimento del jet Su-24 russo al confine turco-siriano da parte degli F-16 di Ankara, lo scorso 24 novembre, infatti, ci sono ancora ritorsioni e ripicche tra le due Nazioni. Ieri la Russia ha ordinato il passaggio della nave da guerra Caesar Kunikov, con missili pronti al lancio, sullo stretto del Bosforo in direzione del Mediterraneo, ma per Ankara è stata una provocazione. Il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha chiesto alla Russia di agire in modo più maturo, sottolineando che finora la Turchia non ha bloccato il passaggio delle navi di Mosca attraverso il Bosforo, nel rispetto della convenzione di Montreux, ma che in futuro fornirà le risposte necessarie a situazioni giudicate come una minaccia.

Intanto, la Turchia si trova a combattere anche una guerra civile contro il PKK, con cui già da mesi, ormai, si è rotta la tregua. Oggi, durante alcuni scontri tra le forze speciali e i combattenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan, è stata incendiata la moschea Fatihpasa nella Provincia sudorientale di Diyarbakir, uno dei primi manufatti realizzati nella zona dagli ottomani. Lo riferisce il quotidiano turco ‘Hurriyet’. I vigili del fuoco non sono riusciti ad impedire che le fiamme avvolgessero l’intera struttura, già in passato attaccata e devastata.

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