domenica, Maggio 16

Obama, Roma-Riad andata e (forse) ritorno field_506ffb1d3dbe2

0

Barack-Obama_620x410

Secondo l’antica legge del ‘Seniorato’, l’assemblea familiare della famiglia reale saudita ha deliberato in materia di linea di successione tramite il varo di un Decreto Immutabile, designando il prossimo erede al trono ed il suo secondo. Re Abdallah, il novantenne reggente della famiglia Al Saud, designato nel 1995 ed al trono dal 2005, è il quinto monarca della dinastia reale, al governo del Regno dell’Arabia Saudita dal 1926, dopo l’annessione del Regno Hashemite del Hijaz.

Il suo ottantunenne fratellastro,il principe Salman,ex governatore della provincia di Riad ed attuale Ministro della Difesa saudita, nel 2012 è stato indicato come primo sulla linea di successione al trono. Poche ore fa, destando lo stupore di tanti, Muqrin Bin Abdulaziz, è stato nominato suo secondo. Il principe Muqrin, settantottenne, oltre ad essere uomo di fiducia di Re Abdallah, è noto all’occidente per le sue tendenze liberali. Dopo essersi laureato in Inghilterra, all’Università di Cromwell in Aeronautica ed aver ricoperto una varietà di ruoli nell’esercito saudita, nell’ottobre 2005 è stato nominato Direttore Generale dell’ Al Mukharabat Al A’amah, la potente agenzia di intelligence saudita, che ha gestito fino al 2013 quando è stato promosso a  Vice-primo Ministro.

Secondo quanto riportato dal Bloomberg in mattinata «per molti versi, il principe Muqrin è uno stretto e fidato consigliere del Re, la sua relativa giovinezza, una vasta esperienza nel governo e la sua conoscenza dell’occidente, fanno di lui un candidato ideale, a differenza degli altri membri della famiglia reale», questa l’opinione di Fahad Nazer, ex funzionario dell’Ambasciata saudita a Washington ed analista politico.

La nomina è arrivata poche ore prima della visita del Presidente degli Stati Uniti Barak Obama, in arrivo a Riad da Roma. La visita del Presidente Usa, che ha lasciato la Casa Bianca per partecipare, oltre al G7, ad una serie di incontri con i leader alleati, è molto attesa. Re Abdallah, anche lui reduce dall’importantissimo appuntamento annuale con la Lega Araba appena concluso in Kuwait, e Obama, non si incontrano dal 2009, quando Mubarak e Gheddafi sedevano ancora sulle principali poltrone nordafricane.

L’ urgenza del meeting fra i due, è quanto mai impellente per diverse ragioni: il tenore dell’incontro sarà analizzato al microscopio da tutte le potenze della regione per capire quanto, ancora, sia stretta l’alleanza fra i due Paesi. L’Arabia Saudita, nonostante non sia il principale fornitore di greggio agli Usa nella regione, resta il principale acquirente di armi statunitensi in Medio Oriente. Ed il principale rischio di incrinatura dei rapporti fra le due potenze deriverebbe proprio da una questione che, con le armi, è collegata.

Il conflitto in Siria, che ha visto Riad schierata dalla prima ora a favore dell’opposizione, versando contributi significativi ai gruppi che ora si trovano in posizione di netta inferiorità rispetto al regime. I sauditi, a questo proposito, si son sentiti traditi dal mancato intervento statunitense per rovesciare il governo autarchico di Bashar al-Asad e, durante il vertice a Kuwait City, già di per se teso a causa dei problemi fra i membri del Consiglio del Golfo, il principe Salman ha puntato il dito con gli altri leader regionali accusandoli di aver tradito l’opposizione siriana.

Altro motivo di risentimento saudita, è l’apertura americana al nemico giurato dell’Arabia Saudita che versa sulla sponda opposta del Golfo Persico: l’Iran. Sarà probabilmente questo l’ago della bilancia che determinerà i futuri rapporti fra il freedom state occidentale ed il reame ultra conservatore orientale, e le parole, su questo argomento, necessiteranno di un’attenzione senza precedenti. Occhi puntati, quindi, sul vertice saudita che, più che mai, appare come una camminata sui cristalli per entrambi gli schieramenti. Tutto il Medio Oriente aspetta con ansia di conoscerne i risultati che potrebbero, con tutta probabilità, confermare o sconvolgere gli equilibri di potere dal Mediterraneo alla sponda ovest del Golfo Persico.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->