mercoledì, Aprile 14

Obama in Kenya tra Al-Shabaab e PIL

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Tra misure di sicurezza elevatissime  -lo spazio aereo su Nairobi sarà completamente chiuso durante l’atterraggio e il decollo dell’Air Force One, e per tutti e tre i giorni della visita vige il divieto assoluto di sorvolo a bassa quota della capitale del Paese africano- e una vera e propria ‘Obamamania’, che ha tappezzato le strade di Nairobi, Barack Obama arriva oggi in Kenya per il suo primo viaggio, da Presidente, nella terra dei suoi avi. Viaggio che poi proseguirà in Etiopia, altro Paese mai visitato da un Presidente americano in carica. E’ il suo quarto viaggio nell’Africa subsahariana, ma il primo nel Paese, dal quale si era tenuto alla larga durante il primo mandato, quando ancora aveva preoccupazioni elettorali, per evitare il circo politico e mediatico che un suo viaggio nel Paese dove, secondo i complottisti birther come Donald Trump, sarebbe realmente nato.

Un viaggio politicamente delicato quello di Obama in questo Paese bersagliato dalle critiche per il deficit di democrazia -stessa situazione che dovrà affrontare in Etiopia- e dagli attacchi del terrorismo di stampo islamico. Obama si troverà a discutere con il Presidente Uhuru Kenyatta, accusato di crimini contro l’umanità per aver istigato le violenze etniche, accuse rientrate lo scorso dicembre, e il vice Presidente William Ruto, anch’egli colpito dalla mannaia della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità.

Secondo la Casa Bianca, al centro dell’agenda dei colloqui ci sarebbePower Africa’, il programma lanciato da Obama nel 2013 per rafforzare la rete elettrica nel continente, il suo impegno per portare in Africa sicurezza e democrazia, e domani interverrà al Global Entrepreneurship Summit 2015 -conferenza, co-organizzata da Kenia e Stati Uniti, alla quale sono previsti 1.400 imprenditori provenienti da svariati Paesi africani e dagli USA.

Kenyatta, incontrando la stampa per presentare la visita del Presidente americano, ha fissato le sue priorità: supporto nella lotta contro Al-Shabaab, implementazione del già importantissimo flusso commerciale -gli Stati Uniti sono un partner di primo piano nel commercio, valutato in circa 30 miliardi di dollari anno- e degli investimenti a stelle e strisce in particolare nel settore dell’energia, azioni volte a far crescere il flusso turistico  -cercando di convincere Obama a dare il proprio benestare per voli diretti da e per gli Stati Uniti, che il Governo americano è stato riluttante a concedere per motivi di sicurezza.

L’agenda dei colloqui non prevede il confronto sui diritti umani nel Paese africano, in particolare non sarà affrontato, ha confermato lo stesso Kenyatta, il tema legato ai diritti dei gay, caro a Obama ma assolutamente tabù in Kenia, Paese nel quale è stata legalizzata la poligamia ma dove, secondo il Presidente, «la questione gay è un non-problema per la gente. Abbiamo cose molto importanti di cui parlare durante la visita».

Il Global Entrepreneurship Summit è sicuramente uno dei temimolto importantiper Kenyatta e per il Paese. E’ l’occasione per gli imprenditori locali di riflettere sull’imprenditoria delle prossime generazioni di questo Paese che ha tutte le premesse per poter guidare l’economia dell’Africa -l’ultimo rapporto della Banca Mondiale indica che l’economia del Kenya è destinata a crescere del 6 per cento questo anno- ma carenze che potrebbero frenarlo drammaticamente.
Il Kenia, nel corso degli anni, ha visto affermarsi molto imprenditori e forti imprese principalmente per effetto degli interventi di istituzioni finanziate dallo Stato -tra le altre: Kenya Industrial Estates, Finance Corporation of Agricultural Kenyache hanno fornito il capitale a lungo termine alle imprese e finanziamenti a uomini d’affari in erba. Oggi l’infrastruttura per supportare finanziariamente gli imprenditori è quasi inesistente. Non ci sono ‘fornitori’ di capitale a lungo termine. Per il Kenia è indispensabile dotarsi di una buona struttura di private equity e venture capital in grado di assumersi il rischio d’impresa. Da questa conferenza la speranza è trovare una risposta a tali necessità.

Altro tema caldo nei colloqui con Obama per Kenyatta è il supporto alla lotta contro Al-Shabaab, che sta mettendo a rischio la tenuta del Paese, divenuto una delle sua principali aree di reclutamento, e considerato uno dei Paesi africani più strategicamente importante nella lotta al terrorismo internazionale. Al Shabaab ha approfittato della storica marginalizzazione socio-economica e politica delle regioni nord-orientali e costiere del Kenya, e in generale della popolazione musulmana, per le proprie campagne di reclutamento; dall’altra parte, la strategia del Governo kenyano per contrastare il movimento si è dimostrata fallimentare.
La logica imposta dall’Amministrazione Kenyatta di rispondere al terrore con il terrore sta aumentando l’odio della comunità mussulmana verso il Governo centrale e le forze dell’ordine impedendo, la necessaria collaborazione della popolazione per individuare le cellule clandestine terroristiche e rafforzando la popolarità dell’ideologia estremista islamica e di Al-Shabaab. La comunitá mussulmana in Kenya si sente accerchiata, minacciata, in guerra e reagisce di conseguenza.

 

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