martedì, Settembre 21

Obama, appello a Russia e Turchia: 'Combattano insieme ISIS'

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Turchia e Russia superino le loro divisioni e si concentrino sul ‘nemico comune’, lo Stato Islamico. L’appello arriva dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che a Parigi ha incontrato Recep Tayyp Erdogan. «Basandomi sui miei colloqui con il presidente François Hollande, e altri leader, sono convinto che possiamo distruggere l’Is», ha detto il presidente. «Abbiamo discusso di come la Turchia e la Russia possano lavorare insieme per una riduzione delle tensioni. E trovare un percorso diplomatico per risolvere la questione. Abbiamo tutti un nemico comune e voglio essere sicuro che, insieme alla Turchia, alleato Nato, stiamo concentrando la nostra attenzione a garantire che l’Is non sia più una minaccia». Ma ripete di «sostenere il diritto della Turchia a difendersi». «Gli Stati Uniti sono molto impegnati per la sicurezza e la sovranità della Turchia e vogliono garantire che la Turchia sia sicura». 

Tornando poi sulla Siria, Obama dice: «La transizione non sarà facile, l’Is continuerà a essere una minaccia per la Siria, ma sono fiducioso che la Russia comprenda la minaccia dell’Is e la necessità di allearsi con chi combatte l’Is». Anche se il presidente USA non si aspetta a breve un cambio di politica da parte della Russia: «È comunque possibile che nei prossimi mesi vedremo un cambiamento nei calcoli». E spera che Putin contempli sempre di più «una soluzione politica che comprenda l’uscita di scena di Assad. Noi continuiamo ad avere delle divergenze, non su una soluzione politica, ma sulla questione che Assad possa continuare ad essere presidente in Siria, portando la guerra civile alla fine. Spero che in Siria si crei un governo di unità nazionale in Siria con tutte le parti rappresentate. Per questo abbiamo iniziato un processo negoziale con l’opposizione moderata. È possibile che ci siano dei primi cessate il fuoco in alcune zone della Siria, per salvare i ribelli dai raid russi. Assad non può restare in carica, perché non è la persona che potrà tenere insieme la Siria. Credo che Putin comprenda che, con l’Afghanistan ancora fresco nella memoria, imbarcarsi in un intervento di terra in un conflitto civili paralizzante e senza fine non sia un risultato da cercare». E lancia ancora una frecciata ai russi: «Loro obiettivo non solo l’Is, ma anche l’opposizione. Fino a quando saranno allineate con il regime, le forze russe continueranno ad essere dirette non solo contro lo Stato Islamico, ma anche contro le forze dell’opposizione. Non possiamo nutrire l’illusione che la Russia colpisca solo obiettivi dell’Is, questo non è successo e non succederà nel prossimo futuro».

Erdogan da parte sua ha assicurato che c’è la volontà di disinnescare la crisi con Mosca: «Siamo sempre disponibili a risolvere le cose per via diplomatica, vogliamo evitare le tensioni, non vogliamo scontri, vogliamo che la pace prevalga a tutti i costi», le parole di Erdogan. Ma intanto la Russia passa dalle parole ai fatti: bloccata dal primo gennaio l’importazione dalla Turchia di frutta e verdura, sale, pollame e altri prodotti, così come è definitivo lo stop ai voli charter tra i due Paesi dal primo dicembre. Andrà avanti invece il progetto per il gasdotto Turkish Stream e quello per la centrale nucleare di Akkuiu, anche se giovedì scorso il premier Medvedev aveva ventilato la possibilità di sospenderli entrambi. E per le casse di Ankara la mazzata è di quelle dure. Ma non è tutto: la Russia infatti, come anche paventato nei giorni scorsi proprio da L’Indro, sosterrà le milizie curde armate dagli Usa in Siria. E proprio queste hanno minacciato la Turchia di colpire qualsiasi velivolo che intenda violare lo spazio aereo nella regione curda nel nord della Siria. Una decisione che arriva dopo che due elicotteri militari, forse proprio turchi, sono stati visti vicino a Qamishli, città curda nel nord-est siriano.

Giornata convulsa proprio in Turchia e in particolare ad Istanbul, dove una forte esplosione è avvenuta nel tardo pomeriggio in una stazione della metropolitana di Bayrampasa. Si parla di almeno 6 feriti e di un morto, anche se le smentite sono diverse. Secondo l’agenzia di Stato Anadolu, l’esplosione non è avvenuta all’interno della stazione della metro, ma in prossimità di un cavalcavia. La municipalità ha sospeso la circolazione dei treni, ripresa circa un’ora dopo. Le reti Ntv e Haberturk Tv parlano di esplosione dovuta ad un trasformatore di una centralina elettrica, ma parla di una bomba e quindi di attentato Atilla Aydiner, sindaco della municipalità del distretto di Bayrampasa. Ora però gli investigatori sono ala lavoro per capire le cause dell’incidente.

Monta intanto la polemica per la notizia secondo cui la Russia ha utilizzato il fosforo bianco in alcune azioni a Raqqa, la capitale dell’ISIS. Il ‘Daily Mail’ ha inoltre mostrato le foto dei raid con questi ordigni al ‘fosforo bianco’, che causa ustioni letali appena arriva a contatto con l’aria, senza che si possano spegnere le fiamme. Mentre proprio in quelle zone provano solo ora gli USA a tornare prepotentemente. A dirlo il il capo del Pentagono, Ash Carter, in un’audizione davanti alla commissione difesa della Camera dei rappresentanti, che ha parlato di invio di forze speciali, anche in Iraq, per sostenere la lotta all’Isis: «Siamo in guerra con l’Isis. Noi tutti dobbiamo fare di tutto prima di altri attacchi stile Parigi». Sempre in Siria almeno sette persone sono state uccise e decine quelle ferite in un doppio attacco su un ospedale di Medecins sans Frontieres (Msf) vicino ad Homs. L’attacco è avvenuto sabato ma solo oggi è arrivata la notizia. Fonti parlano di un bombardamento effettuato con barili-bomba sganciati da elicotteri del regime di Assad. «Gli attacchi tutta l’aria di essere un colpo doppio, con un livello di distruzione calcolata che può a malapena immaginarsi», fanno sapere da Msf. «L’area è stata bombardata una prima volta, e poi un secondo bombardamento ha colpito le squadre paramediche di soccorso di un vicino ospedale dove si stavano prestando cure alle vittime».

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