sabato, Maggio 8

«Obama antisemita», bufera su nuovo portavoce Netanyahu

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Obama – Netanyahu, è già polemica a pochi giorni dall’incontro alla Casa Bianca. Secondo i media, la Russia ha un piano in nove punti per risolvere la crisi in Siria. Putin sospende i voli russi verso l’Egitto finché non saranno chiarita la verità sull’Airbus. Arresti in Turchia di presunti militanti Isis. La Francia ripristinerà i controlli alle frontiere in occasione della Conferenza di Parigi sul Clima. Scotland Yard contro Anonymous. Nuovi scontri nel Donbass. Domenica elezioni in Birmania e Croazia.

 

Ancora prima che cominci è già bufera sull’incontro di lunedì prossimo alla Casa Bianca fra Barack Obama e Benyamin Netanyahu, che doveva ricucire i rapporti fra i due leader che non si vedono da un anno. Oggi il primo ministro israeliano ha negato di aver promesso di riconsiderare la nomina del suo controverso nuovo portavoce Ran Baratz, malgrado il dipartimento di Stato avesse espresso chiaramente la propria irritazione e dichiarato di aver ricevuto l’impegno a rivedere la nomina. «Non ho detto che avrei riconsiderato la nomina», ha scritto Netanyahu in ebraico su Twitter, «ma che mi sarei occupato della questione al mio ritorno in Israele». Due fonti del suo ufficio avevano già dato alla radio questa versione dei fatti, riferendo del contenuto di una telefonata fra Netanyahu e il segretario di Stato americano John Kerry.

Al centro della polemica vi è Baratz, 42 anni, professore universitario di greco e fondatore del sito web conservatore Mida, scelto mercoledì da Netanyahu come «hasbara» (in ebraico ‘spiegazionè), un incarico che è più di un semplice portavoce: si tratta della persona che dovrà ‘venderè le politiche di Netanyahu in patria all’estero. Dato che Baratz era uno sconosciuto, i giornalisti sono andati a vedere la sua pagina Facebook trovando considerazioni più che imbarazzanti. Baratz citava commenti del presidente americano Obama come esempio «di come appare il moderno antisemitismo nei paesi occidentali e liberal». Non pago ha anche scritto che Kerry ha l’età mentale «di un bambino di 12 anni», e descritto il presidente israeliano Reuven Rivlin come una «figura marginale» per la quale non vale la pena di allestire misure di sicurezza. Per il quotidiano Haaretz, la scelta di Baratz rischia di diventare «un ordigno che potrebbe far esplodere delicati negoziati» fra Stati Uniti e Israele. Il riferimento è al pacchetto di 40 miliardi di dollari che Washington dovrà approvare nei prossimi mesi per sostenere la difesa israeliana per il prossimo decennio. Baratz non accompagnerà Netanyahu, ma certo la sua scelta non è un modo per ricucire con Obama dopo la clamorosa rottura dello scorso marzo. Allora Netanyahu andò al Congresso americano per parlare contro il trattato sul nucleare con l’Iran, fortemente sostenuto da Obama, e il presidente americano si rifiutò di riceverlo.
Ieri il dipartimento di Stato era stato abbastanza chiaro su Baratz. «Ci aspettiamo ovviamente che i funzionari di governo di altri paesi, specialmente dei nostri stretti alleati, parlino in maniera sincera e rispettosa dei nostri alti funzionari di governo -aveva detto il portavoce John Kirby- è una regola sulle offese che si impara sin dalla scuola materna, si tratta semplicemente di una cosa maleducata da non fare». Del resto la Casa Bianca non deve aver apprezzato nemmeno la nomina del nuovo ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, che in passato ha definito «catastrofica» la politica mediorientale di Obama. Ora bisognerà vedere se Baratz rimarrà al suo posto. La nomina deve essere infatti ratificata dal governo e già due ministri hanno espresso le loro perplessità. Non deve essere contento nemmeno il ministro della Difesa Moshe Yaalon, che Baratz ha descritto su Facebook come «monotono e poco entusiasmante».

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