martedì, Giugno 22

Obama a Riad, l'incontro che è già storia field_506ffb1d3dbe2

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Barack Obama, Francois Hollande

Amman Era il 2009 quando Barak Obama si recò l’ultima volta a Riad. Da allora, in questi cinque anni, la conformazione geopolitica del Medio Oriente è profondamente cambiata. Un numero immane, per la regione s’intende, di capi di stato, è cambiato da allora, ed anche i rapporti statunitensi con i maggiori partner dell’area, Israele ed Arabia Saudita, son variati. Se, a seguito delle cosiddette primavere arabe in Nord Africa, Medio Oriente e Golfo, dal 2011 in poi era prevedibile una variazione degli equilibri di potere, quanto sicuramente non era nei piani, nè degli analisti Usa né tantomeno di quelli sauditi, era la riapertura del dialogo con la maggiore forza regionale sulla sponda opposta del Golfo Persico.

Il cambio al vertice iraniano, il passaggio di poteri fra Mahmoud Ahmadinejad ed Hassan Rouhani, ha creato un momento propizio perché ciò accadesse. L’apertura al tavolo sul nucleare iraniano, ha creato, quindi, un dialogo, uno spiraglio politico per intavolare discussioni sui principali temi in cui la Repubblica Islamica è coinvolta, fra i quali, vi è la crisi siriana. Riad non ha mai fatto segreto dell’irritazione per il ritrovato dialogo, ed in ottobre aveva perfino paventato l’ipotesi di non necessitare più un rapporto così stretto con Washington, essendo pronti ad ‘andare da soli’.

In realtà l’incrinatura delle relazioni risaliva ad un momento ben specifico, ed il momento è quello della rinuncia americana all’intervento in Siria, fortemente voluto da Re Abdullah, ma che, a causa degli attacchi a 360 gradi ricevuti da Obama, non fu posto in essere. L’Arabia Saudita perse così l’attimo per posizionare stabilmente un baricentro di potere sunnita nella posizione cui aveva sempre aspirato: alle porte dell’Europa, nell’unica posizione possibile per spezzare quell’alleanza strategica che univa, e unisce, Teheran con Beirut. L’obiettivo appare sempre più lontano ed insostenibile senza il sostegno dei partner internazionali: si suppone che siano circa 2500 i combattenti sauditi in Siria e proprio di recente, mentre le forze lealiste riacquistano fortemente terreno, Riad ha emanato una normativa che prevede il carcere fino a venti anni per i suoi connazionali che prendono parte agli scontri esteri.

Durante la tornata di incontri che porterà il Presidente americano in Medio Oriente, era stato richiesto, ed in seguito accantonato, un incontro speciale con tutti i rappresentanti dei membri del Consiglio del Golfo: l’organizzazione economica di cui fanno parte, oltre l’Arabia Saudita, gli Emirati Uniti, il Kuwait, l’Oman, il Bahrain ed il Qatar. Proprio questi ultimi due, dopo Riad, rappresentano i due maggiori partner Usa nel Golfo. In Bahrain, gli Stati Uniti hanno di stanza la flotta della marina nel Golfo Persico e le recenti politiche del Qatar sono la ragione per cui l’incontro si sarebbe dovuto tenere. A causa del sostegno del piccolo stato alle organizzazioni sunnite fondamentaliste, Fratelli Musulmani in testa, il GCC sta vivendo in questo momento una fase di tensione, che ha portato alcuni dei membri a ritirare gli ambasciatori dal territorio fino a che il supporto a queste organizzazioni, bandite negli altri stati membri, non terminerà.

Se il GCC rappresenta la parte più prettamente economica del viaggio, Siria ed Iran quella più strategica, Israele rappresenta di sicuro il lato diplomatico. Il Segretario di Stato Usa, John Kerry, il volto, cioè, di Obama in Medio Oriente, cederà una-tantum il posto al Presidente nell’altro importantissimo tavolo medio orientale che, a stento, si starebbe avviando alla fase conclusiva. Le trattative di pace fra Israele e Palestina, proseguono sotto la benedizione americana. Notizia odierna è il nuovo dialogo fra Mahmoud Abbas e Benjamin Netanyahu, i due leaders rivali che, consapevoli dell’impossibilità di chiudere un accordo entro la data stabilita, il 29 aprile prossimo, stanno discutendo una proroga. Nonostante sembri una conseguenza logica per un tavolo di trattativa non concluso, i precedenti negoziati si sono sempre spenti quando, arrivata la dead line, non si concluse l’accordo.

Gli sforzi dell’amministrazione Obama e di Kerry nello specifico, per mantenere aperto il dialogo, sono stati notevoli, entrambi hanno intuito che la risoluzione del conflitto più protratto della regione potrebbe, oltre farli passare alla storia, aprire un capitolo realmente nuovo nelle politiche ad est del Mediterraneo. Anche Israele avrebbe accumulato tensioni nei confronti degli Usa, recentemente espresse nelle famose dichiarazioni rilasciate dal Ministro della Difesa Moshe Yaalon, costretto a scusarsi per aver definito carta straccia il piano proposto da Kerry.

Inaspettatamente, però, le distanze prese da Riad e Tel Aviv nei confronti degli Stati Uniti, hanno creato empatia fra i due: la fornitura di carri tedeschi Leopard alle forze saudite è stata sorprendentemente accolta da Israele e lo stesso è avvenuto, il 27 di dicembre, all’annuncio del Presidente della Repubblica del Libano Michel Sleiman di riequipaggiamento dell’esercito sotto finanziamento saudita, evidente segno di una apertura insperata fra i vicini.

La presenza di Obama nella regione, in conclusione, sarà di primaria importanza per riaccendere i riflettori sulle importanti questioni sospese in Medio Oriente ed il 28, marzo, il meeting di Riad potrebbe ridefinire gli equilibri medio orientali nei confronti dell’occidente.

 

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