domenica, Settembre 19

Obama a Hiroshima: 'Ora un mondo senza armi nucleari' field_506ffbaa4a8d4

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«Settantuno anni fa la morte è arrivata dal cielo e il mondo è cambiato». Con queste parole il presidente Barack Obama ha dato il via il suo discorso storico a Hiroshima, la città rasa al suolo dall’atomica USA 71 anni fa. «La guerra nucleare ha raggiunto qui il suo picco peggiore», ha affermato il numero 1 della Casa Bianca, che poi ha lanciato un appello: «Dobbiamo fare di più per evitare di soffrire di nuovo, tra pochi anni gli hibakusha (sopravvissuti all’atomica, ndr) non ci saranno più. Le sole parole non possono dare voce a quello che è accaduto, ma dobbiamo condividere e una responsabilità e guardare la storia negli occhi e chiedere cosa dobbiamo fare per evitare di soffrire ancora. Un giorno queste forze e queste voci ci aiuteranno e tante sono anche le persone pronte ad ascoltarci. Ma la memoria, il ricordo del sei agosto 1945 non è mai abbastanza. Quel ricordo ci permette di andare avanti e soprattutto ci permette di immaginare quel che accadrà, ci permette di cambiare. E proprio sulla base di quella giornata abbiamo fatto delle scelte che ci hanno dato speranza».

Obama ha affermato che il mondo deve «prevenire le guerre attraverso la diplomazia» e lavorare per «raggiungere un mondo senza più l’atomica»«Dobbiamo fare il possibile per distruggere gli armamenti o bloccare i fanatici dall’impadronirsi di questi armamenti. Ciò che è accaduto, l’immagine di un fungo nucleare, ci ricorda le contraddizioni umane. Nel giro di pochi anni sono morte 60 milioni di persone. Siamo qui e cerchiamo di immaginare il momento in cui questa bomba è caduta, pensiamo a cosa hanno provato i bambini». E il premier Shinzo Abe ha aperto al dialogo: «La visita del presidente Obama apre un nuovo capitolo per la riconciliazione dei rapporti tra Giappone e Stati Uniti».

Dal Giappone invece arriva la chiusura del G7 con un comunicato ufficiale. Tanti i temi trattati e le priorità dei grandi della Terra. A partire dall’economia, visto che «la crescita globale» preoccupa tutti. Nella dichiarazione finale dei leader si sottolinea che è necessario usare ogni strumento «fiscale, monetario e strutturale per sostenere la domanda globale» continuando gli sforzi per «mettere il debito su livelli sostenibili». Per questo si punterà ad investimenti pubblici adeguati. E sulla possibile Brexit dicono: «Ci sono potenziali shock di origine non economica: un’uscita del Regno Unito dall’Ue potrebbe invertire il trend verso un maggiore commercio mondiale e investimenti, con i posti di lavoro collegati, e rappresenta un serio rischio per la crescita». Una risposta globale che deve arrivare anche sulla questione migranti: «Bisogna aumentare l’assistenza globale per sostenere le esigenze dei rifugiati, delle comunità che li ospitano e cooperare con i nostri partner, specialmente quelli in Africa, in Medio Oriente e nei Paesi confinanti di origine e transito», si legge nel documento. Il G7 «incoraggia l’ammissione temporanea» e gli schemi di ricollocamento «per alleviare la pressione dei Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati». E Renzi ammette: «Non siamo in situazione di emergenza. Noi nell’anno peggiore come afflusso abbiamo avuto 160 mila persone. C’è stato un aumento di sbarchi nelle ultime ore ma questo aumento non è nè ai livelli del 2014 nè a quelli del 2015».

Per quanto riguarda il capitolo terrorismo, ‘dura condanna’ da parte del G7. «Siamo preoccupati dell’aumento degli attacchi», citando anche la sicurezza aerea, che negli ultimi mesi è stata messa a dura prova. Sulla Libia invece rimane il sostegno a Serraj «il solo e legittimato governo della Libia» e si appellano «a tutte le parti libiche affinché lo riconoscano». Mentre sulla Russia si ribadisce la necessità di prolungare le sanzioni economiche. E il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov parla di decisioni «assurde, perché i partecipanti di questa struttura pongono l’esecuzione degli accordi di Minsk per il conflitto ucraino come condizione per abolire le sanzioni». «La richiesta di ritirare le forze straniere dal Donbass non ha a che fare con la realtà perché non ci sono truppe straniere nel Donbass. La seconda richiesta, che riguarda il ripristino del controllo del confine da parte ucraina è inserita negli accordi di Minsk come tappa finale della loro esecuzione». Mentre il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov dice: «Non pensiamo che tali decisioni possano avere un effetto positivo sull’economia globale e gli affari mondiali in generale, e sono proprio questi i temi al centro dell’attenzione».

Migliora in Francia la situazione delle forniture di carburante dopo una settimana difficile a causa degli scioperi riguardanti la riforma del lavoro. Ad eccezione di Gargenville, vicino Parigi, tutti i depositi sono stati progressivamente sbloccati con l’intervento di agenti di polizia in assetto antisommossa. Complessivamente sono stati liberati 15 depositi, in Francia se ne contano complessivamente 78, ma il carburante nelle prossime ore arriverà in tutte le pompe di benzina sprovviste al momento. Per quanto riguarda le raffinerie invece sulle 8 totali del Paese, soltanto due sono state al momento sbloccate. In due delle quattro raffinerie Total interessate dal blocco, a Feyzin e Grandpuits, i lavoratori iscritti al sindacato hanno votato per estendere lo sciopero rispettivamente fino al 30 maggio e al 3 giugno. Ma il braccio di ferro con il governo non intende placarsi, come confermato dal leader della Confederation General du Travail (Cgt), Philippe Martinez, che in una intervista ha denunciato il ‘clima di odio’ istigato dal governo e dal padronato, dopo l’aggressione di cui sarebbe stato vittima un manifestante nella città di Fos-sur-Mer. E ha annunciato che gli scioperi termineranno solo se lunedì, al ritorno dal G7 in Giappone, il presidente Francois Hollande farà marcia indietro sulla riforma del lavoro ricominciando le trattative con i sindacati. Ma il presidente da Tokyo non molla: «Non permetterò che la protesta strangoli la nostra economia».

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